PIÙ ALCOL DIPENDENZA IN PANDEMIA? (Carla Collicelli)

Il clima denso di timori e incertezze nel quale viviamo da ormai dieci mesi, unito ad una genuina preoccupazione per la salute e per l’organizzazione della sanità, offre l’occasione di riflettere in forme nuove sulle priorità che un’efficace azione di salute pubblica deve saper indicare. Ed è indubbio che, nel pieno di una pandemia, lo sforzo e le risorse dell’organizzazione sanitaria debbano essere indirizzate prioritariamente verso una risposta il più possibile rapida al problema della diffusione del contagio attraverso misure di contenimento, nonché verso la cura di pazienti più a rischio e la disponibilità - il prima possibile - di un vaccino sicuro.

 

DA news.alcologia@gmail.com

 

A  menteinpace@libero.it  


Ne deriva però di conseguenza il fatto che l’impegno professionale ed economico-organizzativo scatenato dalla pandemia rischia di mettere sullo sfondo le problematiche e la gestione delle patologie ordinarie, con non pochi effetti deleteri sul piano diagnostico e terapeutico, di cui presto si dovrà fare un’adeguata e trasparente contabilità. Occorre in altre parole non dimenticarsi di quanto continua ad accadere su quello sfondo.


Tra le varie questioni di questo tipo, una che il momento attuale invita a considerare in modo particolare è quella del disagio psicologico e della sofferenza psichiatrica che derivano non solo dallo stress legato al pericolo della infezione da Covid 19, ma anche da quello provocato dall’isolamento, dalle mancate relazioni, dalle nuove condizioni di lavoro e dall’eccesso di prossimità con i propri famigliari durante la chiusura. Un’analisi in tal senso è stata condotta su un campione nazionale tra i 18 e i 75 anni da un gruppo di psichiatri dell’Università Cattolica di Roma, da cui si evince che il 62% degli italiani ha affrontato il confinamento senza alcun reale disagio psichico, ma il 38% ha invece registrato segnali di disagio, per metà moderato e per metà severo.


Molti osservatori sottolineano a questo proposito che si tratterà di un impatto a lungo termine di questo disagio, impatto che si misurerà anche in termini di danno legato al fenomeno delle dipendenze patologiche, nel campo dell’alcol e delle sostanze. Tra questi la denuncia lanciata dall’articolo di M. Calandri sul sito di Repubblica del 18 dicembre scorso, che avanza l’ipotesi, sicuramente plausibile ma tutta da verificare e decisamente allarmistica, secondo la quale ansia e stress da confinamento metterebbero a dura prova individui anche giovani, alcuni dei quali cercano poi forme di automedicazione surrettizia ed autogestita, ad esempio attraverso il consumo esagerato di alcol.


In merito a ciò va detto che in realtà analisi accreditate, ed in particolare le indagini nazionali ed internazionali che cominciano ad essere pubblicate in questo periodo, evidenziano che i giovani, soprattutto nella fascia di età più bassa, hanno diminuito negli ultimi mesi le occasioni di consumo e di abuso di alcol precedentemente legate alle uscite fuori casa e sospese durante il confinamento.


E se è pur vero che i dati di vendita hanno mostrato sin dall’inizio della pandemia un aumento degli acquisti di bevande alcoliche rispetto al periodo precedente, non è ovvio dedurre da questo dato una indicazione di aumento dei consumi (e a cascata della dipendenza, tanto meno precoce), vista la riduzione dei consumi fuori casa.
 
Un articolo da poco pubblicato su Alcohol and Alcoholism a firma P. Anderson (stimato osservatore dei fenomeni di alcol-dipendenza) mostra, attraverso un’analisi attenta dei dati britannici, che i consumi delle famiglie britanniche misurati sugli acquisti in eccesso durante il lockdown (+41%) non compensano i mancati acquisti delle stesse nel canale fuori casa, con un saldo finale sui consumi pari a un trascurabile 0,7%. Ben lontano dunque dalle ipotesi avanzate rispetto al consumo eccedentario di alcol da parte dei giovani in periodo di pandemia e di confinamento a casa


Anche rispetto all’aumento degli acquisti on line, per i quali si parla di una crescita a 3 cifre, va considerato che essa compensa la chiusura del canale fuori casa, non è generalizzata né tipica dei giovani, e non rimbalza con la stessa grandezza sui consumi reali.


(...omissis...)
 
Carla Collicelli
CNR- CID Ethics
Segretariato ASviS
Vice Presidente Osservatorio Giovani e Alcol

 

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=91232

 

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0

 Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

 

TOTALE

VISITE: 120.736

 

MEDIA 

GIORNALIERA

VISITE 

negli ultimi 30 giorni: 100

Dati aggiornati

al 27-1-2022

---------------------------------

DATI SITO www.menteinpace.it
2014-2021
DATI SITO 2014-2021.pdf
Documento Adobe Acrobat 848.8 KB

PROGETTO

"COSA SI FA DI BELLO?"

anni 2020-2021

PROGETTO: "COSA SI FA DI BELLO?"
anni 2020-2021
cosa si fa di bello.pdf
Documento Adobe Acrobat 523.8 KB

PROGETTO

"ANCORA INSIEME" Relazione finale

PROGETTO "ANCORA INSIEME"
Relazione finale
ANCORA INSIEME - REL. FINALE.pdf
Documento Adobe Acrobat 83.2 KB
PROGETTO RESTART AND RECOVERY. Una rete di comunità per la salute mentale
Cooperativa Proposta 80
PROGETTO Restart and Recovery.pdf
Documento Adobe Acrobat 1'011.6 KB

---------------------------

---------------------------------------------

NEWSLETTER DI MENTEINPACE

per riceverla

     scrivi una mail a      menteinpace@libero.it

----------------------------------------------

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

---------------------------------------------------------

 Claudio Giunta

«Ma se io volessi diventare una fascista intelligente?»

L'educazione civica, la scuola, l'Italia

Rizzoli, 2021

 

Agile, ironico, allo stesso tempo equilibrato e tagliente, ma soprattutto profondamente antimanicheo, questo libro riflette con intelligenza sugli spazi, i tempi, i metodi e i contenuti di un approccio alla scuola che non sembra più in grado di intercettare i veri bisogni educativi dei ragazzi italiani, e osserva secondo una prospettiva nuova un insegnamento cruciale che fin qui è stato affrontato in maniera sconclusionata, retorica e persino controproducente.

«Ma se io volessi diventare una fascista intelligente, perché mai la scuola e lo Stato dovrebbero impedirmelo?» Claudio Giunta se l'è sentito chiedere da una studentessa alla fine di una lezione in un liceo. Una domanda niente affatto banale – anzi, acuta e attualissima – che avrebbe meritato una risposta chiara e articolata, se un insegnante non l'avesse subito bollata come «provocazione», troncando ogni possibilità di dialogo. Questo libro nasce anche dal desiderio di dare una risposta sensata al quesito che la studentessa ha posto con ovvio intento polemico: «Lo Stato e la scuola» osserva Giunta «non dovrebbero impedirle di diventare una fascista intelligente, ma dovrebbero agire in modo tale da non fargliene venire la voglia, e prima della voglia l'idea».

CLICCA QUI

 

-----------------------------------------------------------

 UNA BLOGGER IN CUCINA

 

Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

Cucini insieme a me?

 

Per visitare il blog

CLICCA QUI