COMICI SARDI E SCLEROSI: “PER CHI NON LO SLA”

Comici sardi e sclerosi: “Per chi non lo Sla” impazza sul web

 

 

 

 

Tredici comici sardi riuniti in uno studio di registrazione per incidere un brano già diventato virale su Youtube. Artisti – alcuni molto noti anche al pubblico televisivo nazionale – che hanno deciso di aderire al progetto di Christian Luisi, uno dei membri del gruppo comico Battor Moritteddos: interpretare in pieno stile Band Aid il video della canzone “Per chi non lo Sla”, un modo per sensibilizzare i cittadini sulla Sclerosi laterale amiotrofica, la grave malattia degenerativa che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose del cervello e del midollo spinale che controllano il movimento muscolare. All’iniziativa di Christian e del suo gruppo hanno risposto Marco “Baz” Bazzoni e Pino & gli anticorpi – diventati famosissimi oltre il Tirreno anche grazie al programma televisivo Colorado – ma anche l’evergreen Benito Urgu e i Tenorenis, oltre a Giuseppe Masia, Alvin Solinas, Francesco Porcu, Marco Piccu, gli Amakiaus, Daniele Contu, Nicola Cancedda e Soleandro, peraltro autori del testo della canzone.

 

Dunque, da una lettera mandata a tutti i comici per riunirsi sotto un’unica voce è nata una canzone per le persone affette da questo terribile morbo. Gli artisti hanno accettato con grande gioia indicando come punto di arrivo una “piccola” raccolta fondi per la ricerca.

 

Fatto sta che il video della canzone ha fatto il giro del web e a oggi risulta il più visualizzato – si parla di 2.845.267 utenti – rispetto agli altri video sardi. Il brano, inoltre, è diventato un cd il cui ricavato è destinato alla lotta contro la malattia. Le immagini sono firmate da Stefano Di Franco e mostrano i cantanti in sala di registrazione alternate a quelle dei malati di Sla nella loro vita quotidiana: immobili, rigidi, costretti a letto o in carrozzina.

 

 

PER VEDERE IL VIDEO CLICCA QUI

 

Tratto da: https://www.lanuovasardegna.it/tempo-libero/2018/05/24/news/comici-sardi-e-sclerosi-per-chi-non-lo-sla-impazza-sul-web-1.16878296

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Farhad Bitani

L'ultimo lenzuolo bianco

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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