CLIMA E PANDEMIE: CAMBIARE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Cambiamenti climatici e pandemie: cambiare prima che sia troppo tardi

 

DA quotidianosanita@qsedizioni.it

 

A  menteinpace@libero.it

 

Tutti gli organismi scientifici nazionali e internazionali sono concordi nel ritenere che i mutamenti climatici conseguenti al riscaldamento terrestre rappresentano la più grande minaccia per la salute dell’uomo. Tali mutamenti, infatti, sono responsabili di molti effetti avversi quali la perdita della biodiversità, l’estinzione di specie animali e vegetali, la desertificazione, la diminuzione delle riserve idriche, l’erosione del suolo, la genesi di eventi meteorologici estremi, l’aumento delle resistenze batteriche e la diffusione di epidemie.


Disaccoppiare la crescita economica dalla crescita delle emissioni di gas serra e dei gas inquinanti è l’unico modo per garantire crescita e salute. Occorre dar vita ad un cambiamento radicale dell’attuale modello di sviluppo fondato sul progressivo depauperamento delle risorse naturali e la sistematica aggressione agli ecosistemi. De-carbonizzazione vuol dire crescita economica, lavoro, e salute.


In questo drammatico contesto è indispensabile che gli investimenti previsti dal Recovery Plan siano prioritariamente indirizzati verso la tutela dell’ambiente e della biodiversità in ossequio all’approccio sistemico denominato “One Health”. Secondo tale approccio la salute riguarda la vita in tutti i suoi aspetti, e pertanto i diversi settori dell’organizzazione sociale (economia, commercio, trasporti, urbanistica, agricoltura, lavoro, istruzione, salute, ecc.) devono integrarsi e cooperare per il raggiungimento di obiettivi comuni e condivisi.

 
Il Recovery Plan rappresenta un’occasione irripetibile per delineare il tipo di società che si vuole lasciare alle prossime generazioni e per fissare alcune fasi salienti di questo percorso di riconversione ecologica delle attività umane.


Ecco, in sintesi, le proposte di miglioramento che vorremmo introdurre nel Recovery Plan e che abbiamo avuto modo di illustrare ieri in una audizione alla Commissione Ambiente alla Camera (
leggi qui il testo integrale del documento presentato):


• Indicare in modo chiaro ed esplicito che il principale obiettivo del Piano è quello della conservazione dei servizi ecosistemici di supporto alla vita, facendo in modo che gli interventi per preservare la qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo siano gerarchicamente vincolanti rispetto ad altri progetti.

 
• Dare rilievo ai diversi procedimenti di valutazione dell’impatto ambientale in modo che i benefici e i rischi per la biodiversità e la salute ed il clima siano riconosciuti ed esplicitamente considerati in tutti i progetti e in tutte le fasi decisionali


• Dare priorità a progetti che portino ad una reale, concreta ed immediata de-carbonizzazione e riduzione dell’inquinamento.


• Riorientare l’istruzione formale ed informale a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’Università, con programmi, didattica e strumenti finalizzati a prevenire e mitigare i rischi ambientali e sanitari, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite. Il primo passo in questo sforzo è comprendere i principi dell’organizzazione che gli ecosistemi hanno sviluppato per sostenere la vita.


• Rendere finalmente prioritari gli interventi per la mobilità locale sostenibile (7,5 miliardi di euro contro i 28,3 miliardi di euro per l’alta velocità e per la manutenzione stradale) rispetto alle grandi infrastrutture.


• Evitare in ogni modo forme di turismo insostenibili e di massa incompatibili con la fragilità e la delicatezza dei numerosi piccoli borghi, delle aree protette, dei beni naturalistici e delle opere artistiche e archeologiche sparse sul territorio. Il richiamo all’attrattività non è garanzia di sostenibilità come pure non lo è la sproporzione di investimento turistico tra 120 borghi e 9 aree metropolitane (0,3 miliardi ai primi, 0,9 miliardi alle seconde).


• Aumentare gli investimenti a sostegno dei progetti di riconversione delle imprese verso modelli che valorizzino l’agricoltura biologica, i piccoli produttori, gli stili alimentari a base prevalentemente vegetale e per contro disincentivare gli allevamenti intensivi e le monoculture.
 
• Favorire in modo deciso il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano o di biomasse.


• Disincentivare l’uso di imballaggi e bottiglie di plastica stabilendo un periodo di tempo massimo per la loro riconversione.


• Regolamentare la pianificazione urbanistica allo scopo di bloccare il consumo di nuovo suolo, incentivare il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, promuovere il trasporto attivo, aumentare gli spazi verdi pubblici, la socializzazione e la riqualificazione dei quartieri periferici.


• Accompagnare gli interventi di rafforzamento della rete dell’assistenza sanitaria, consistenti prevalentemente in opere edilizie (7 miliardi di euro per la costruzione di Case di comunità e di Ospedali di territorio) con una chiara definizione degli obiettivi di prevenzione e di assistenza alla persona orientate al Chronic Care Model, ridefinendo il rapporto dei medici di medicina generale con il SSN e il loro percorso formativo.


• Abbinare gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature sanitarie con progetti di contenimento dell’eccesso di prestazioni inappropriate, che rappresentano una delle voci più rilevanti degli sprechi, pari al 20-30% della spesa sanitaria complessiva.


• Formulare un piano generale di riorganizzazione e di integrazione delle attività relative all’ambiente e alla salute che preveda ad ogni livello istituzionale e organizzativo il pieno coinvolgimento del Servizio Sanitario Nazionale e del Sistema Nazionale della Protezione Ambientale.
 


Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Fabrizio Bianchi (epidemiolgo CNR), Antonio Bonaldi (medico Slow medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Sapienza UNI Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico UNI BA), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Tor Vergata UNI Roma), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico UNI PI), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente PoliMI), Roberto Romizi (medico ISDE), Gianni Tamino (biologo già UNI PD), Raffaella Uccelli (biologa ENEA), Sandra Vernero (medico Choosing wisely Italy), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo Imperial College London).

 

Tratto da:

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=92613&fr=n

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