PROGETTO LA BOA – RESOCONTO INCONTRO DEL 4 MARZO

Da: donatello-gramsci@laboacuneo.it

Data: 18/03/2021 09:41

A menteinpace@libero.it

 

Ciao a tutti, vi riassumiamo l'incontro del 4/03 presso l'Oratorio

salesiano.

 

Inizialmente abbiamo visto insieme la mappa digitale e spiegato il suo funzionamento. Alcuni membri del gruppo hanno fatto emergere alcune realtà da aggiungere all'elenco, che abbiamo inserito nel file.

Successivamente ci siamo concentrati su come diffondere questo lavoro fatto, le proposte sono diverse:

-         utilizzare schermi in uso al comune dove inserire la mappa

-         inserire sul sito della Boa e delle varie realtà che hanno partecipato a questo percorso

-         renderla graficamente idonea alla stampa per inserirla nelle bacheche dei Comitati, in nuove bacheche da realizzare sui quartieri.

-         creare un QRcode da stampare e diffondere come la campagna della Boa sulle panchine

-         inviare alla popolazione del quartiere un volantino con la descrizione del progetto e il QRcode

-         collaborare con il Comune affinché si spenda per la diffusione di questo strumento e l’ampliamento di questo lavoro anche ad altri territori

 

Sia Spazio Mediazione che il Centro Islamico si sono dati  disponibili per tradurre questo lavoro in altre lingue così da renderlo accessibile maggiormente agli stranieri.

 

Risulta necessario capire se Boa o l’amministrazione hanno del budget per sostenere il lavoro grafico, la stampa e la traduzione.

 

Riteniamo concluso questo pezzo di  lavoro del gruppo sulla mappatura dei servizi dei due quartieri.

 

Ora ci interessa riprendere in mano i bisogni da cui eravamo partiti a Luglio e vedere che direzione prendere.

Partendo dalla mappatura abbiamo provato a vedere quali bisogni hanno meno risposte sul territorio, ed è emerso che sono:  l’aiuto verso gli anziani soli e verso chi cerca un'abitazione (principalmente giovani e stranieri).

 

Il tema degli anziani soli è molto sentito sui due quartieri, si potrebbe pensare ad una piccola azione concreta, come un  regalo,  da dedicare a tutte le persone anziane del quartiere, partendo da quello per fare comunità.

Riguardo all’abitare forse si potrebbe dialogare con chi lavora su Cuneo centro dove è molto caldo il discorso del Movicentro. Non siamo riusciti a prediligere uno dei due temi, per questo la decisione finale è stata quella di fare un sondaggio via e-mail sull’interesse dei membri del gruppo e poi di rivederci tra un mese per avviare il nuovo tema. Vi invitiamo quindi a compilare il google moduli che vi abbiamo preparato e che trovate negli allegati.

 

https://docs.google.com/forms/d/1-ul34bLm7QXB1nKWjGJTmuLpgPqnrqgB0OonxAObPF8/edit?usp=drive_web

 

Intanto per gli altri bisogni, un’idea proposta potrebbe essere quella di fare dei tavoli dove invitare le varie realtà inserite nella mappatura. Così da favorire il dialogo tra di esse.

Per incontrarci nuovamente pensavamo di nuovo ad un momento tra un mesetto, quindi dopo Pasqua. Vi comunicheremo la proposta di una data.

 

Grazie della vostra collaborazione

 

 

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Farhad Bitani

L'ultimo lenzuolo bianco

Edizioni Neri Pozza

 

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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