NASCE IL PROGETTO DEL “BADANTE AGRICOLO” DI COMUNITÀ

Un progetto nato con l’obiettivo di creare percorsi d’inclusione e integrazione di alcuni giovani migranti richiedenti asilo

 

DA varieventuali@rossetorri.it

 

A  menteinpace@libero.it  

 

 

Ecoredia e l’Associazione Se.Mi , grazie a un finanziamento di Fondazione di Comunità, stanno realizzando il progetto Badante Agricolo di Comunità. Il progetto si propone di favorire l’inclusione e l’integrazione di alcuni giovani migranti richiedenti asilo, aiutandoli a trovare un ruolo attivo nella propria comunità di adozione e a costruirsi a piccoli passi una reale autonomia.

 

La prima fase del progetto, che si sta concludendo in queste settimane, prevede la formazione nelle tecniche di orticultura e manutenzione del giardino di due gruppi di giovani, rispettivamente presso l’Orto della Palude di Ivrea e l’Orto-giardino sociale di Castellamonte.

La seconda fase del progetto sta iniziando in queste settimane e gli organizzatori sono alla ricerca di persone sole o famiglie che necessitino di un aiuto nell’orto o nel giardino.

 

Ogni ragazzo sarà accompagnato da una tutor all’incontro con la famiglia e seguito nei primi momenti di attività come “badante agricolo”. Per i primi mesi il lavoro dei badanti sarà retribuito dal progetto stesso, successivamente ci si augura che possa essere preso in carico dalla famiglia, per le ore necessarie, tramite l’apertura di un libretto di famiglia.

 

Per tutti coloro che fossero interessati a conoscere il progetto, come aderirvi, per quante ore e da quando o come aprire un libretto di famiglia è possibile incontrare gli organizzatori e animatori del progetto presso l’Orto della Palude, vicino al piazzale del mercato d’Ivrea tutti i mercoledì di maggio dalle 9 alle 11, oppure è possibile scrivere a info@ecoredia.it o chiamare il 333 6131070 (Patrizia).

 

 

 

Tratto da: https://www.rossetorri.it/nasce-il-progetto-del-badante-agricolo-di-comunita/

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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