CYBERBULLISMO. LE ORE ONLINE SONO UN CAMPANELLO D'ALLARME (Assunta Giuliano)

UNA NUOVA RICERCA SUGGERISCE CHE L'AUMENTO DELLE ORE TRASCORSE ONLINE POTREBBE ESSERE ASSOCIATO A COMPORTAMENTI DI CYBERBULLISMO. SECONDO UNO STUDIO DELL'UNIVERSITÀ DELLA GEORGIA, A PUNTEGGI PIÙ ALTI NELLA DIPENDENZA DAI SOCIAL MEDIA CORRISPONDEREBBERO UN MAGGIORE NUMERO DI ORE TRASCORSE ONLINE OLTRE ALL'IDENTIFICAZIONE CON LA FIGURA MASCHILE, SAREBBERO ELEMENTI PREDITTIVI, IN MODO SIGNIFICATIVO, DELLA PRESENZA DI CYBERBULLISMO NEGLI ADOLESCENTI.

DA redazione@psiconline.it

 

A  menteinpace@libero.it

"Ci sono alcune persone che si dedicano al cyberbullismo online rifugiandosi nell'anonimato e nella errata convinzione che all'interno del web non esistano ritorsioni", ha affermato Amanda Giordano, ricercatrice dello studio e professoressa associata presso l'UGA Mary Frances Early College of Education. Lo studio ha esaminato adolescenti di età compresa tra i 13 ei 19 anni. Delle 428 persone intervistate, 214 si sono identificate come donne, 210 si sono identificate come maschi e 4 come altro.

Il cyberbullismo può assumere molte forme, inclusi attacchi personali, molestie o comportamenti discriminatori, diffusione di informazioni diffamatorie, travisamento online, diffusione di informazioni private, esclusione sociale e cyberstalking.

Esplorare la dipendenza dai social media

Quando gli adolescenti sono online, si adattano a un diverso insieme di norme sociali rispetto a quando interagiscono di persona con i loro coetanei. Spesso sono più aggressivi o critici sui social media a causa dell'anonimato che hanno online, molto spesso con profili fake avvalorandosi della loro capacità di evitare ritorsioni. Inoltre, i cyberbulli possono provare meno rimorso o empatia quando si impegnano in questi comportamenti perché non possono vedere e comprendere bene l'impatto diretto delle loro azioni.

"L'autore della violenza non ha la possibilità di vedere quanto sia dannoso il proprio bullismo e di imparare dai propri errori e fare qualcosa di diverso", ha affermato Giordano. "È una situazione spaventosa perché non hanno idea delle conseguenze delle loro azioni nemmeno con il bullismo offline".

Gli adolescenti che sono dipendenti dai social media hanno maggiori probabilità di partecipare al cyberbullismo, così come quelli che trascorrono più tempo online. I partecipanti allo studio hanno riferito di aver trascorso in media più di sette ore online al giorno e la media massima riportata di ore trascorse online in un giorno è stata di oltre 12 ore.

"Questo è il filo conduttore che vediamo nelle dipendenze comportamentali: le persone iniziano a fare affidamento su un comportamento gratificante come un modo per farle sentire meglio quando provano emozioni negative. E quindi, penso che lo studio sulla dipendenza dai social media sia davvero interessante per mostrare che qui c'è un altro fattore in gioco oltre al numero di ore trascorse online".

Lo studio ha anche scoperto che i maschi adolescenti hanno maggiori probabilità di partecipare al cyberbullismo rispetto alle femmine, in linea con gli studi precedenti che mostrano che i comportamenti aggressivi tendono ad essere più guidati dal sesso maschile.

Prossimi passi per consulenti e psicologi

Gli autori dello studio ritengono che gli Psicologi debbano iniziare a valutare/osservare gli adolescenti che soffrono di una dipendenza dai social media se sono coinvolti nel cyberbullismo e fornire dei piani di trattamento per ridefinire il loro rapporto con la tecnologia. Questi interventi possono aiutare gli adolescenti ad esaminare la loro autostima e limitare la quantità di tempo che trascorrono sulle piattaforme dei social media.

"Penso che quando gli psicologi osservino degli episodi di cyberbullismo accadere, debbano esplorare la relazione dell'individuo con i social media e affrontarne la possibile dipendenza, oltre al cyberbullismo" ha affermato Giordano.

Spesso, i consulenti scolastici non sono a conoscenza del cyberbullismo fino a quando non si è verificato un incidente. Per affrontare questo problema, Giordano consiglia alle scuole di iniziare a istruire gli studenti prima sul cyberbullismo e sulla dipendenza dai social media come metodo preventivo invece di aspettare di riparare il danno. Che si tratti di una campagna di sensibilizzazione o di un gruppo di sostegno, le scuole possono aiutare gli studenti a parlare di cyberbullismo per dare loro la possibilità di comprendere le conseguenze delle loro azioni e prepararli a potenziali rischi.

"Abbiamo bisogno che scuole e consulenti scolastici svolgano questo lavoro di prevenzione precocemente e istruiscano gli studenti sul rischio di dipendenza con alcuni di questi comportamenti gratificanti come i giochi e i social media, dobbiamo insegnare loro primi segnali della dipendenza comportamentale, cosa fare se iniziano a sentirsi come se stessero perdendo il controllo sui loro comportamenti e aiutarli a trovare altri modi per gestire le loro emozioni, piuttosto che rivolgersi a questi comportamenti. Ci sono molti programmi si stanno già muovendo in questa direzione, e penso che sia fantastico e ce ne sia bisogno di più" ha riferito uno degli autori.

I consulenti possono aiutare a ridurre il rischio di alcuni di questi comportamenti di dipendenza in giovane età insegnando e fornendo ai ragazzi la capacità di regolazione emotiva e altri modi per affrontare i loro sentimenti.

 

 (a cura della dott.ssa Assunta Giuliano)

RIFERIMENTO:

·         Amanda L. Giordano, Elizabeth A. Prosek, Joshua C. Watson. Understanding Adolescent Cyberbullies: Exploring Social Media Addiction and Psychological FactorsJournal of Child and Adolescent Counseling, 2021; 7 (1): 42 DOI: 10.1080/23727810.2020.1835420

 

 

Tratto da: https://www.psiconline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16545:cyberbullismo-le-ore-spese-online-sono-un-campanello-d-allarme&catid=14

Scrivi commento

Commenti: 0

 Questo sito è iniziato

il 02-06-2014

 

TOTALE

VISITE: 115.917

 

MEDIA 

GIORNALIERA

VISITE 

negli ultimi 30 giorni: 103

Dati aggiornati

al 07-12-2021

---------------------------------

DATI COMPLETI SITO MENTEINPACE
anni 2014-2020
DATI SITO 2014-2020.pdf
Documento Adobe Acrobat 798.9 KB

PROGETTO

"COSA SI FA DI BELLO?"

anni 2020-2021

PROGETTO: "COSA SI FA DI BELLO?"
anni 2020-2021
cosa si fa di bello.pdf
Documento Adobe Acrobat 523.8 KB

PROGETTO

"ANCORA INSIEME" Relazione finale

PROGETTO "ANCORA INSIEME"
Relazione finale
ANCORA INSIEME - REL. FINALE.pdf
Documento Adobe Acrobat 83.2 KB
PROGETTO RESTART AND RECOVERY. Una rete di comunità per la salute mentale
Cooperativa Proposta 80
PROGETTO Restart and Recovery.pdf
Documento Adobe Acrobat 1'011.6 KB

---------------------------

---------------------------------------------

NEWSLETTER DI MENTEINPACE

per riceverla

     scrivi una mail a      menteinpace@libero.it

----------------------------------------------

 

GUARDA LE NOVITA' della

CASA DEL QUARTIERE DONATELLO

http://www.casadelquartieredonatello.it

---------------------------------------------------------

 

Umberto Galimberti 

Il libro delle emozioni

Feltrinelli, 2021

 

La mente e il cuore. Platone invita a privilegiare la mente razionale capace di governare le passioni del cuore. Ma noi non possiamo dimenticare che anche il cuore ha le sue ragioni. Anzi, prima che la mente giungesse a guidare la vita dell’uomo, per i nostri antenati la vita era governata dal cuore, che con le sue sensazioni giungeva a capire, come peraltro fanno gli animali, in modo rapido e senza riflettere, che cosa è vantaggioso e che cosa è pericoloso per il mantenimento della vita. Il cuore promuove le azioni più rapidamente della ragione e senza troppo indugiare sul da farsi, perché il mondo non è ospitale e i pericoli, che sono a ogni passo, richiedono decisioni immediate. Le decisioni del cuore sono promosse dalle emozioni come la paura che il cuore avverte di fronte al pericolo, o come il desiderio che approda all’accoppiamento per la preservazione della specie. Tutto questo senza riflettere, perché la luce della ragione ancora non c’è. La nostra è un’epoca di spaventosa espansione della razionalità tecnica. Da un lato, questa espansione impone la rimozione delle emozioni e dall’altro innesca una reazione di ritirata emotiva nel proprio sentimento, assunto come unica legge di vita. A questo si aggiungono la ricerca costante di visibilità e di notorietà, che trasformano le nostre emozioni in merci. Ma allora siamo ancora capaci di riconoscere che cosa sia un’emozione? Umberto Galimberti costruisce un cammino straordinario nelle profondità del nostro vissuto e ci insegna a ritrovare il nostro spazio intimo, cioè lo spazio che si nega al pubblico per concederlo a chi si vuol fare entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi.

 

 

CLICCA QUI

-----------------------------------------------------------

 UNA BLOGGER IN CUCINA

 

Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

Cucini insieme a me?

 

Per visitare il blog

CLICCA QUI