GRAZIE AI NOSTRI GENITORI (Marco Cavaliere)

Quando un genitore ci chiede come fare uno screenshot, come accedere a Gmail, come allegare un file, come commentare una foto, ci viene spesso da ridere. Li osserviamo sbagliare, chiederlo ancora, ancora sbagliare, e allora magari salta la pazienza. Gli diciamo che sono stupidi, gli chiediamo di lasciare perdere, che non abbiamo tempo.

Ecco, in quei momenti dovremmo fermarci. Fermarci e voltarci, voltare lo sguardo e guardare indietro, anche solo per un istante. E ricordarci di quando loro ci insegnavano ad allacciare le scarpe, a usare un vasino, a dire "Mamma", ad andare in bici, a chiedere scusa, a smettere di piangere. A sconfiggere la paura.

Di quante volte abbiamo sbagliato, di quante volte abbiamo chiesto aiuto e ancora sbagliato. Ancora e ancora.

Di quante volte loro hanno continuato con pazienza a spiegarci la vita, perché in quel momento la loro vita eravamo noi. Allora come adesso. Dovremmo fermarci un attimo e pensare a tutto quell'amore, per poi capire che la vita è un darsi reciprocamente aiuto e che tutto quell'aiuto, tutto quel che abbiamo da dare, tutto quel che sappiamo e tutto quel che siamo diventati, in fin dei conti, lo dobbiamo a tutto il tempo, a tutta la pazienza, a tutto l'affetto che loro hanno scelto di donare noi.

Gratitudine a tutte le nostre madri, a tutti i nostri padri, che ci hanno insegnato a sorridere e a diventare grandi.

Anche se fanno fatica ad accedere a Gmail.

 

Marco Cavaliere

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Farhad Bitani

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Edizioni Neri Pozza

 

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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