LO PSICOLOGO DELLE CURE PRIMARIE (Rodolfo Brun)

Alla sanità territoriale serve uno psicologo delle cure primarie

 

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L’inserimento dello psicologo in una realtà ospedaliera e territoriale è bene sia slegato dal concetto di tecnico che si occupa di squilibrio psichico e collegato a quello di operatore della salute, soprattutto in termini di prevenzione e di qualità della vita, piuttosto che di cura. Il concetto di salute definito dall'OMS come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” non consiste soltanto in un'assenza di malattia o di infermità ma sottende la visione della persona come unità inscindibile mente-corpo. Nell'affrontare la malattia è quindi rilevante e fondamentale considerare il paziente come “persona al centro della cura”, il che implica necessariamente la disponibilità a un lavoro interdisciplinare.


L'esperienza di patologia organica rappresenta sempre un'interruzione significativa, a volte determinante, del ciclo vitale e quindi determina una quota di stress personale e familiare, spesso amplificato dalle strategie con cui si affronta la malattia e dalle modalità di relazione terapeutica adottate dall’equipe curante.

Appare evidente che in questa situazione la sfera psichica del malato è fortemente sollecitata; lo psicologo contribuisce alla realizzazione di un modello di cura che comprenda l'ascolto, maggiore attenzione alle esigenze personali e alla sofferenza emotiva del paziente e dei familiari, rendendoli più partecipi nel seguire il percorso terapeutico e organizzativo, con l'obiettivo di migliorare l'aderenza alle cure e mantenere, per quanto possibile, un'accettabile qualità della vita. Un ulteriore aspetto dell'intervento psicologico in ospedale è quello di fornire supporto e strumenti formativi agli altri operatori sanitari.

Nel territorio

Oltre ai servizi CSM, NPI, Consultori e SERD (all’interno dei quali è da potenziare la presenza dello psicologo), per i pazienti che hanno problemi di disagio psichico, principalmente di tipo reattivo, non necessariamente causati da psicopatologie o dipendenze ma che necessitano di supporto psicologico o psicoterapico (perdita del lavoro, lutto, crisi di coppia, disagio esistenziale), è necessaria la presenza dello psicologo di cure primarie. Su questo tema abbiamo presentato un progetto alla Commissione Igiene e Sanità del Senato (scarica il pdf).


La Casa della Comunità è la sede pubblica dove trovano allocazione, in uno stesso spazio fisico, i servizi territoriali che erogano prestazioni sanitarie e sociali; in questa struttura è necessario prevedere la presenza fondamentale dello psicologo di cure primarie, perché è il contesto ideale per la realizzazione di punti d’ascolto. Secondo il modello di welfare di prossimità lo psicologo di cure primarie può operare nei presidi comunali multiservizio di incontro, orientamento e intervento rivolti a individui, famiglie, anziani e gruppi di pari.

È inoltre fondamentale il collegamento con i servizi sociali di territorio; la collaborazione con il mondo del volontariato; la creazione di Centri Anti Violenza; l'attività con le scuole in un’ottica di prevenzione e benessere per gli alunni e il personale scolastico, inoltre come riferimento per le famiglie degli allievi; la collaborazione con le amministrazioni su progetti di prevenzione in particolare rivolti a giovani, anziani, famiglia, condizione femminile, cultura.

Al fine di fornire supporto psicologico alle famiglie e agli individui direttamente impattati dal Covid-19 e con lo scopo di prevenire e ridurre le conseguenze sul medio e lungo termine, l’istituzione di pacchetti di colloqui da erogare attraverso voucher per sessioni di psicoterapia ed utilizzabili da professionisti psicologi-psicoterapeuti aderenti ad un’apposita manifestazione di interesse, avviata come modalità sperimentale nell’attuale emergenza, può diventare prassi utilizzando come criterio di accesso l’ISEE familiare.

Psicologia di comunità

La psicologia di comunità, pur riconoscendo l’importanza della psicologia clinica, sottolinea il fatto che molti problemi delle persone non derivano da dinamiche intrapsichiche ma da fallimenti della comunità e dei suoi sistemi di interazione e di servizio al cittadino.
A questo punto la prospettiva di aiutare le persone agendo solo sulla dimensione intrapsichica dei loro disturbi, rischia di mascherare i loro punti di forza e le loro competenze di auto-aiuto. È fondamentale quindi considerare congiuntamente la dimensione personale e quella sociale presupponendo che i processi psicologici siano strettamente interconnessi con quelli sociali.


La psicologia di comunità si collega all'empowerment, un processo di potenziamento del soggetto individuale o collettivo; quest'ultimo fa riferimento alla capacità di comprendere la realtà circostante, alla consapevolezza critica del contesto socio-culturale di appartenenza, all’assunzione di un ruolo attivo in rapporto ai processi decisionali, all’elaborazione di strategie ai fini del perseguimento degli obiettivi, alla responsabilità delle proprie azioni, alla capacità di gestire gli eventi e di incidere attivamente su ciò che accade intorno, all’ampliamento delle possibilità di riuscita nei più svariati settori.


Dott. Rodolfo Brun
Psicologo
Psicoterapeuta Coordinatore del Servizio di Psicologia per i Trapianti

Regione Piemonte – Valle d'Aosta

 

Tratto da:

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=95610&fr=n

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