DIPENDENZA DA CELLULARE: I SEGRETI DELLE APP

“È più facile ingannare le persone che convincerle di essere state ingannate”

 

DA news.alcologia@gmail.com

 

A  menteinpace@libero.it  

 

 

Inizia con queste parole Tristan Harris, esperto di etica del design e del rapporto tra uomo-tecnologia e sulla dipendenza da cellulare. Harris si è distinto per l’interesse verso la relazione essere umano – tecnologia, che lo portò a pubblicare nel 2013, mentre lavorava da Google, una presentazione di 141 pagine intitolata Un appello a minimizzare le distrazioni e a rispettare l’attenzione degli utenti (visionabile qui). La presentazione fece scalpore con migliaia di download e numerosi dibattiti tra i dipendenti di Google: in essa Harris ribadiva che le grandi aziende tech (Google, Apple e Facebook in primis) condividevano l’immensa responsabilità di non far sprecare il proprio tempo agli utenti stando al telefono.

Forte critico della dipendenza da cellulare e degli impatti negativi della tecnologia digitale, Harris ha partecipato alla produzione Netflix The social dilemma ed è apparso sulla TIME Next 100 list dei 100 leader emergenti.

 

DIPENDENZA DA CELLULARE: I TRUCCHI DELLE APP

In questo articolo, illustreremo alcuni trucchi usati dalle app per aumentare la dipendenza da cellulare. Vedremo come la tecnologia possa danneggiarci e quanto possa essere insidiosa sfruttando le nostre debolezze e vulnerabilità.

 

CONTROLLO DEL MENU = CONTROLLO DELLE SCELTE

In un mondo sempre più individualista e consumista, il diritto di scelta è un pilastro di “libertà”. Scegliere liberamente è un diritto certo; ma quando le scelte sono manipolate a monte è davvero una scelta libera?

Il paragone più prossimo è con gli illusionisti: la “magia” si basa sull’illusione e così fanno le app per favorire la dipendenza da cellulare. Dare l’illusione di una scelta libera creando invece un menù concepito a priori per i creatori delle app. È sostanzialmente come al casinò: vince il banco.

Se vengono date delle scelte, raramente l’utente si porrà una di queste domande:

·         Che cosa non c’è nel menù?

·         Perché ci sono queste scelte e non altre?

·         Qual è l’obiettivo del menù?

·         Questo menù mi aiuta nel soddisfare il mio bisogno o è una distrazione inutile?

Ad esempio, se una sera vi trovate a chiedervi con amici dove andare per la serata.  Da una ricerca google si ottiene una lista di bar consigliati e relativi menù. Da qui si passa a comparare i bar per vedere quale ha l’aperitivo migliore. Il menù degli aperitivi è utile alla domanda originaria (cosa fare per la serata?).

Infatti il punto non è che andare al bar non sia una buona scelta, ma non è la risposta alla prima domanda. L’app ha rimpiazzato la domanda originaria (cosa fare per la serata?) con un’altra domanda (quale bar ha i migliori aperitivi?) semplicemente proponendo il menù. L’app non ha proposto un elenco di attività, bensì un elenco di aperitivi, ossia dando la sua risposta alla domanda originaria e indirizzandovi l’utente.

 

Più scelte ci dà la tecnologia, più crediamo che la tecnologia ci fornisca le scelte giuste per soddisfare i nostri bisogni. Tuttavia una cosa è soddisfare un bisogno, un’altra è soddisfarlo in un certo modo pre-determinato (cosa fare stasera? No. Cosa fai stasera al bar?).

 

LA DIPENDENZA DA CELLULARE E LE APP SONO COME UNA SLOT MACHINE

Per funzionare e fare profitto le app devono essere dei catalizzatori di attenzione continua. Come farlo istigando la dipendenza da cellulare?

In media una persona controlla il telefono 150 volte al giorno. Ciò significa che compie 150 scelte al giorno.  Il trucco risiede nelle ricompense variabili intermittenti. Collega ogni azione dell’utente ad una ricompensa variabile: tocchi un tasto ed ottieni un premio oppure nulla.

Sorpreso?

Basti pensare che le slot machine negli USA sono più redditizie di baseballfilm e parchi a tema messi insieme e che le slot machine causano dipendenza 3/4 volte più velocemente!

E la cosa peggiore è che ognuno di noi ha una slot machine in tasca perché:

·         Usiamo il telefono per dare un’occhiata, è una slot machine con la ricompensa delle notifiche

·         Controlliamo le mail, l’aggiornamento frequente della pagina è una slot machine che ci ricompensa con nuove email

·         Quando scorriamo Instagram, la slot machine ci dà nuove possibili foto

·         Quando usiamo le app di incontri, la slot machine ci offre un nuovo possibile match.

Le app usano queste ricompense per promuovere i loro prodotti e guadagnarci. Le grandi aziende hanno però al responsabilità di ridurre questi effetti che danno dipendenza da cellulare rendendoli più pratici: ad esempio, secondo Harris, Google dovrebbe stabilire delle fasce di tempo in cui gli utenti possono controllare le notifiche limitando il tempo passato al telefono.

LA PAURA DI PERDERSI QUALCOSA

Un altro trucco è far passare l’idea che non usando l’app ci si perda qualcosa di importante.

Convincendo l’utente che l’app sia un mezzo fondamentale per l’informazione, l’amicizia o gli incontri, sarà più difficile disiscriversi o disinstallarla.

Certamente non usando l’app ci perderemo qualcosa, ma limiteremmo la dipendenza da cellulare

APPROVAZIONE SOCIALE

L’approvazione sociale è un mezzo potente: tutti sentiamo il bisogno di appartenere ad un gruppo e di essere apprezzati. Tuttavia oggigiorno le grandi aziende tech hanno il monopolio sull’approvazione sociale.

I tag nelle foto sembrerebbero rappresentare una scelta consapevole, ma in realtà  sono una manipolazione della tecnologia. Infatti, le società possono manipolare i tag suggerendo automaticamente tutti i visi da taggare. Ciò significa che si agisce in base a quanto raccomanda Facebook e non sulla base di una libera scelta.

Attenzione ai più giovani!

Certi segmenti demografici, come gli adolescenti, sono particolarmente suscettibili all’approvazione sociale e alla dipendenza da cellulare.

RECIPROCITÀ SOCIALE E DIPENDENZA DA CELLULARE

La reciprocità sociale è quando si ricambia un gesto altrui. Come col precedente, le grandi aziende tech manipolano la nostra esperienza. Rispondere “prego” ad un “grazie” o rispondere ad una mail sono esempi di reciprocità sociale.

LinkedIn ne è un esempio lampante: il suo scopo è che gli utenti creino reti sociali e quindi obbligazioni sociali perché, ogni volta che rispondono (rispondere ad un messaggio o accettare un collegamento), torneranno sul sito.

Ad esempio, aggiungere qualcuno non è una scelta consapevole perché, molto probabilmente, la persona è comparsa tra i suggerimenti che hanno dato l’impulso di aggiungere la persona.

CONSUMO SENZA FINE

 

Base della società e delle app: il consumo. Far sì che le persone consumino e consumare è necessario per mantenere tutto il meccanismo in moto.

Prendi un’esperienza limitata e finita e rendila un ciclo infinito che non si ferma mai.

Impossibile? Uno studio del professore Brian Wansink della Cornell University dimostrò come si potessero spingere le persone a continuare a mangiare dando loro una scodella senza fondo che si autoriempiva. Risultato? Le persone mangiavano il 73 % in più e sottostimavano la quantità di calorie ingerite.

Il principio è lo stesso: mantenere l’utente attaccato all’app ed eliminare ogni motivo per staccarsene . Un esempio di ciò è la funzione auto-play sulle app di video e social media come Netflix o Youtube o Facebook che mostrano un video direttamente dopo un breve conto alla rovescia anziché aspettare l’utente

La giustificazione è semplice: le app mostrano agli utenti quello che vogliono guardare, aumentando così il tempo passato sull’app. Tuttavia si dovrebbe dare priorità alla qualità del tempo, piuttosto che alla quantità.

 

IL PRINCIPIO DELL’INTERRUZIONE

Il principio dell’interruzione dice che i messaggi che interrompono le persone  durante il dialogo hanno più successo a far rispondere l’interlocutore. App come FB Messenger, Whatsapp, WeChat o SnapChat preferiscono un sistema di messaggistica che permetta l’interruzione dell’interlocutore nella sua argomentazione.

Perché? Perché l’interruzione favorisce l’attaccamento. Stimolando un senso di reciprocità sociale e urgenza, oltre a far leva sulla spinta a dialogare, le app mantengono l’utente attaccato all’app.

 

LE TUE MOTIVAZIONI COINCIDONO CON QUELLE DELL’AZIENDA

Le app prendono le tue motivazioni per usare la app e le rendono inseparabili dalle motivazioni economiche dell’app.

Un esempio concreto: le due ragioni principali per fare la spesa è comprare latte e medicinali. Poiché i supermercati vogliono che spendiate il più possibile, latte e farmaci vengono solitamente messi molto all’interno del negozio per farvi spendere più tempo (e più denaro). Così facendo le motivazioni del cliente (latte e farmaci) diventano inseparabili da quelle dell’azienda (farvi spendere denaro).

Le app funzionano allo stesso modo: se vi interessa un evento Facebook  per stasera (la vostra ragione per usare l’app), FB vi mostrerà prima la pagina home (le loro ragioni per farvi usare l’app). In questo modo FB trasformerà le tue ragioni per usare FB nelle sue.

In un contesto digitale ideale, c’è sempre un modo diretto per ottenere ciò che si vuole separatamente da ciò che l’azienda vuole. Una sorta di “costituzione digitale del consumatore” che specifichi gli standard per assicurare ai consumatori l’accesso diretto a ciò che vogliono.

 

(...omissis...)

copia integrale del testo si può trovare al seguente link: https://internet-casa.com/news/dipendenza-cellulare-segreti-app/

(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.cufrad.it)

 

Tratto da: http://www.cufrad.it/news-alcologia/internet-addiction/dipendenza-da-cellulare-i-10-segreti-delle-app-/40986

 

 

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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