DUE APPUNTAMENTI PER LA SALUTE MENTALE (Gianfranco Conforti)

 

 

   Si dice che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare e spesso è vero. Ma per chi si impegna per cambiare le cose, in qualsiasi ambito, ritrovarsi a discutere, confrontarsi e proporre miglioramenti molte volte non solo è utile ma, anzi, è indispensabile.

 

Il mio modo di concepire il volontariato è più propenso al fare, anche piccole cose, come aiutare un bambino nei compiti o una persona nel fare la spesa se, per problemi fisici od organizzativi, non riesce a farla da sola. Ma il volontariato può e deve riflettere sul proprio ruolo e sui rapporti che ha con le istituzioni a cui si riferisce ed a cui dà un contributo.

 

Così è nel settore della salute mentale. La nostra associazione, come si legge nell’articolo 2 del suo Statuto, “si prefigge lo scopo di costruire una rete sociale di collaborazione intorno al disagio psichico, attraverso iniziative che coinvolgano operatori dei servizi di salute mentale, utenti dei medesimi e loro famigliari, associazioni di volontariato, cooperative sociali, singole persone interessate, enti, istituzioni.” Ciò al fine di superare il pregiudizio nei confronti della malattia mentale che genera emarginazione, grazie ad una corretta informazione.

Ma l’informazione può essere anche uno strumento per conoscere il mondo dell’associazionismo per la salute mentale. Dalla conoscenza si può passare alla condivisione di un impegno comune che si può attuare solamente creando una rete fra diverse realtà che condividono lo stesso obiettivo.

 

Per questo penso che due appuntamenti, programmati per i prossimi giorni, saranno importanti per sentire altre esperienze e conoscere lo stato dell’arte per ciò che riguarda la psichiatria  e le associazioni di utenti e famigliari.

Saranno ancora organizzati in modalità digitale, come si usa in questi tempi, il che, se da una parte è un limite dall’altra è un vantaggio perché evita lunghi spostamenti.

 

Il primo appuntamento è la videoconferenza (clicca qui per saperne di piùdel Movimento “Le Parole Ritrovate” (previsto per sabato 12 giugno dalle ore 9,00 alle 12,30), con cui la nostra associazione ha collaborato in parecchie occasioni e di cui condivide l’impostazione del “fareassieme”. Non solo sarà utile per chi non conosce la realtà de Le Parole Ritrovate ma anche per chi, pur conoscendola, vuole aggiornarsi su quanto sta proponendo. Infatti nel programma è prevista una videoclip in cui si tratterà della prima accoglienza in caso di esordio della malattia, del coinvolgimento dei familiari, dell’apertura dei servizi h.24 7/7, della lotta allo stigma, dell’importanza di una casa e di un lavoro, ecc..

Oltre a ciò saranno proposte alcune buone pratiche, già attive in altre realtà, quali: i tavoli di concertazione, i percorsi di cura condivisi, il supporto fra pari ed il ruolo degli UFE (Utenti e Familiari Esperti), lo spazio per i bimbi nei Servizi di salute mentale e per le Dipendenze oltre all’aggiornamento sull’iter legislativo del Disegno di Legge per la salute mentale ed il riconoscimento del fareassieme.

 

L’altro appuntamento è la 2^ Conferenza nazionale (clicca qui per saperne di più), promossa dal Ministero della Salute (prevista per il 25 e 26 giugno), dal titolo: PER UNA SALUTE MENTALE DI COMUNITÀ. Anche questo evento sarà da remoto. L’importanza di questa iniziativa, che la distingue da tante altre dove intervengono in pochi e sempre i soliti, è che le varie associazioni hanno la possibilità di intervenire sia direttamente sia con un testo. Le Parole Ritrovate saranno presenti ed in questi giorni si sta discutendo su come e quanti interventi fare.

 

Le criticità individuate dal Ministero, grazie ad un percorso di confronto che dura da un anno, sono le seguenti otto:

1. La qualificazione e l’organizzazione dei servizi per una salute mentale di comunità.

2.  La salute mentale dei minori, degli adolescenti e dei giovani adulti: servizi, famiglia e scuola.

3.  Azioni preventive e presa in carico nelle popolazioni migranti e nei contesti custodiali.

4.  Il lavoro di équipe in salute mentale: professioni e formazione.

5.  Sistema informativo e valutazione delle attività nei servizi di salute mentale.

6.  I percorsi di presa in carico: buone e cattive pratiche.

7.  Lavoro, abitazione, sostegno alla vita indipendente: attori e strumenti per l’inclusione sociale.

8.  Il ruolo delle associazioni di utenti, familiari e del volontariato nei servizi di salute mentale.

 

Su questi temi le varie associazioni potranno inviare un contributo che potrà essere ospitato nel corso dei lavori delle sessioni, come oggetto di breve relazione, o entrare a far parte dei materiali di sintesi della Conferenza” come si legge dal testo inviato dal Ministero.

Vale la pena partecipare, anche solo per ascoltare.

O no?

 

 

Gianfranco Conforti

Volontario di MenteInPace – forum per il ben-essere psichico, Cuneo

 

   

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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