“IO E IL TAMPONE”, I BAMBINI RACCONTANO IL TEST (Redattore Sociale)

Hanno raccontato i lunghi mesi di pandemia e soprattutto la propria esperienza con il tampone, vissuto in prima persona grazie allo screening a tappeto con test rapidi organizzato dal Comune di Bagno a Ripoli

 

DA toscana@redattoresociale.it

 

A  menteinpace@libero.it  

 

FIRENZE - I bambini della scuola dell’infanzia hanno affrontato la prova del tampone con coraggio e un pizzico di fantasia. Qualcuno - spiegano nei loro disegni variopinti e dettagliati – ha immaginato di avere accanto un “gorilla che si scaccolava” per scacciare la paura, qualcun altro si è raffigurato sotto un grande arcobaleno, felice e sorridente per l’esito negativo del test. Cosimo, studente di I media, di tamponi durante l’anno scolastico ne ha fatti ben 7, quasi un record. Con un po’ di fastidio, scrive, ma consapevole che così “si possono salvare delle persone avvisandole della nostra positività”. Per Melissa il tampone, scrive nel suo tema, è stato un “dovere farlo, dato che sto a contatto con persone anziane che se prendono il virus rischiano la vita”. Matilde, alunna della primaria, ricorda che al suo fianco, al momento del test, ha avuto “degli infermieri simpaticissimi e molto bravi” che le hanno fatto coraggio. Anche se per qualche compagno di classe quel “cotton-fioc nel naso” è stato come “un boom!” dentro la narice. 

Emozioni contrastanti, l’ansia per l’attesa del tampone, la paura di sentire male al naso, la gioia e il sollievo per non avere il Covid, atti di incredibile coraggio, la simpatia e la professionalità di chi ha eseguito i test a smorzare la preoccupazione. E soprattutto il senso di responsabilità di chi – nonostante la giovanissima età – sa di compiere il proprio dovere per il bene degli altri.

C’è tutto questo nei disegni, nelle poesie e nei temi realizzati dagli alunni delle scuole di Bagno a Ripoli per raccontare i lunghi mesi di pandemia e soprattutto la propria esperienza con il tampone, vissuto in prima persona grazie allo screening a tappeto con test rapidi organizzato dal Comune di Bagno a Ripoli (Firenze) negli Istituti comprensivi del territorio “Caponnetto” e “Mattei”: diecimila tamponi fatti da gennaio a maggio con una campagna di monitoraggio senza precedenti realizzata dall’amministrazione grazie al fondamentale supporto di Fondazione CR Firenze e da Menarini Diagnostics che hanno donato i test, e al lavoro degli infermieri e del personale delle associazioni di volontariato che li hanno materialmente eseguiti. 

Oggi le testimonianze degli studenti protagonisti dello screening vengono raccolte in una mostra intitolata “Io e il tampone”, promossa dal Comune e ideata da Franco Mariani, rappresentante della Misericordia di Antella, associazione che insieme alla Croce Rossa di Bagno a Ripoli e alla Fratellanza Popolare di Grassina ha coordinato lo screening nelle scuole. 

 

 

Tratto da: https://www.redattoresociale.it/article/toscana_sociale/_io_e_il_tampone_i_bambini_raccontano_il_test_con_disegni_e_poesie#

 

 

 

 

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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