IDEE DA SCARDINARE (Psicoradio)

“Pensare è molto difficile, per questo la maggior parte della gente giudica. 

La riflessione richiede tempo,
perciò chi riflette non ha modo di esprimere continuamente dei giudizi”.


C.G.Jung

 

 

DA psicoradio@gmail.com

A  menteinpace@libero.it  

 

 

A Jung abbiamo da poco dedicato due puntate (che trovate sul nostro sito) con la guida della psicanalista Laura Maria Becatti, che ci ha reso più chiaro ed attuale il pensiero junghiano calando i concetti di estroversione ed introversione nel periodo del lockdown.

E la citazione di Jung sulla differenza tra riflessione e giudizio, e sul perchè tanto spesso le persone - e i media! -  giudicano senza fermarsi a pensare, ci è sembrata adattissima al tenore di molti titoli ed articoli di questi giorni. Ancora una volta, infatti, in redazione ci siamo trovati a ragionare su come i giornali hanno trattato alcuni recenti fatti di cronaca violenta che  in qualche modo hanno a che fare con la salute mentale.

È il caso dell’omicidio di Chiara Gualzetti, sedicenne uccisa a Monteveglio, in provincia di Bologna. A confessare è stato un coetaneo che Chiara frequentava, e che durante l’interrogatorio ha dichiarato agli inquirenti di “aver ucciso per placare le voci che sentiva nella sua testa

Ci ha colpito, tra l’altro, il fatto che sui social (e non solo) venga  dato per scontato che quella delle “voci” sia una scusa, un alibi, senza cercare di approfondire se davvero dietro quel gesto ci fosse un disagio non curato. 

“Voci cattive lasciate sole” è il titolo di una nostra puntata di molti anni fa. Sottolineava che anche le voci “cattive” possono essere affrontate e governate, mentre ciò che può risultare pericoloso è soprattutto lasciar sole le persone che stanno male.

 

E questo ci riporta a un altro fatto: la strage di Ardea, vicino a Roma, dove un uomo armato ha ucciso due bambini e una persona anziana, e poi si è tolto la vita. L'omicida era stato sottoposto ad accertamento sanitario per aver aggredito la madre, ma non risulta che fosse in cura presso i centri di salute mentale.


I redattori di Psicoradio commentano come ancora una volta i titoli dei quotidiani (“Allarme pazienti psichiatrici”) troppo spesso generalizzano: “non tutti quelli che vanno da uno psichiatra o sono seguiti dal CSM sono potenzialmente pericolosi”. “Quando si è da soli - malati o meno - è molto più facile che non si riesca a  contenere le pulsioni più violente, le parti peggiori di sé. E ricordiamo il lavoro e i magnifici risultati della psicanalista Valcarenghi nelle carceri milanesi con le persone che avevano commesso violenze” ha commentato Cristina. Purtroppo, però, dice un redattore “anche se sappiamo che la violenza è diffusa in tutta la società, rimane l'idea di fondo che ci siano alcune categorie che sono più pericolose di altre - soprattutto chi ha un disturbo psichico - e questa idea va scardinata”.

 

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COME LA DIPENDENZA MATERNA CREA ADULTI BAMBINI (E PESSIMI CITTADINI)

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La famiglia, all'origine della civiltà, oggi ne sta decretando la fine. È una crisi che investe l'intera società perché ciò che accade all'interno della famiglia ha rilevanza sul sociale e sul futuro dell'uomo. I genitori hanno rinunciato al ruolo di guida proteggendo all'infinito i figli: è il plusmaterno che nasce dal fallimento della cura e sospende il momento della responsabilità. La generazione che ha contestato sta crescendo figli e nipoti docili, pronti all'assoggettamento. Cosa è successo? I giovani che non dissentono permettono al fantasma mai sconfitto dell'antica tendenza dell'essere umano alla sottomissione di giocare la partita della vita al posto loro, rovesciandola in morte. Laura Pigozzi, psicoanalista, esplora in questo saggio come lo scacco della famiglia sia la radice di una tragedia sociale più vasta e ferocemente distruttiva. Attraverso il concetto di disobbedienza civile elaborato da Hannah Arendt, prende forma in queste pagine una inedita rilettura delle origini del totalitarismo che per la prima volta riesce a spiegare le conseguenze politiche della pulsione di morte freudiana e ci permette di riscoprire alcuni casi emblematici di rapporti genitoriali fallimentari, come quello di Hitler con sua madre. «L'adattamento di un giovane» ci ricorda l'autrice «ha sempre qualcosa di immorale» perché sia un soggetto che una comunità si fondano sulla divergenza. È nelle famiglie che i ragazzi dovrebbero allenarsi a trovare lo slancio verso l'esterno, diventando adulti. Fallire questa trasformazione significa condannarli a un'eterna infanzia, che apre le porte non solo ai dittatori bambini ma anche a quelli veri.

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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