IL RECOVERY COLLEGE DI IVREA (Maria Antonietta Binetti ed Esther Di Biase)

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervento di presentazione del Recovery College

all’ incontro CORIPE del 6/7/21

 

DA bianca.dibari@edu.unito.it

 

A  menteinpace@libero.it

 

Maria Antonietta Binetti

Il Recovery College di Ivrea è una realtà presente sul territorio della Asl To4 da più di due anni (anche 3 se se ne considera la “gestazione”), che coinvolge diverse organizzazioni: la Fondazione Casa Ospitalità (che ha proposto il progetto nel 2018), l’ASL TO4, l’Università (Infermieristica), l’Associazione +Diritti, di Settimo, e la Cooperativa l’Arte della Cura.

Il gruppo di lavoro è formato da più di 20 persone (operatori, utenti, familiari e cittadini). Tra gli operatori alcuni sono referenti per l’ASL, e fanno da ponte con i servizi, per facilitare le comunicazioni, il coinvolgimento e la partecipazione

Il RC è un luogo di formazione, che si ispira ad esperienze simili in Inghilterra, dove, dal 2010, si è creata una rete di RC nell’ambito del Progetto Imroc, e in Italia, Recovery College di Brescia, e di Trento, realtà con cui intercorrono rapporti di confronto e di scambio.

La particolarità del Recovery College è che la formazione, (“finalizzata all’acquisizione e lo sviluppo di competenze utili a supportare i percorsi di recovery personale”[1]) viene co-prodotta e co-utilizzata da operatori  (professionisti della Salute mentale), utenti e familiari, e cittadini, se ce ne sono. Ciò consente di creare un dialogo tra le molte voci interessate ai temi della salute mentale, dialogo a più voci che può generare qualcosa di nuovo che va oltre la somma delle parti.

Quindi vengono prodotti corsi i cui docenti sono sempre utenti, familiari e operatori. Il lavorare insieme nella formazione, come docenti o come discenti, è una condizione che ci mette in contatto come persone al di là dei ruoli, e quindi abbatte le barriere dell’oggettivazione reciproca, favorisce la comunicazione e facilita un cambiamento culturale orientato alla recovery.

Questo è quello che può fare una scuola, un “College”. Se cambiano le persone e le loro relazioni è possibile che, a un certo punto, possa cambiare anche qualcosa dell’organizzazione, ad esempio (per ora è solo una speranza ma non è ancora realizzata) attraverso l’inserimento di esperti per esperienza nelle attività del dipartimento, e che questo renda il cambiamento contagioso, e che riporti al centro le persone, le loro speranze, le loro vite, i loro diritti.

Siamo tutti consapevoli, e questa è la criticità, la presenza del RC non vuol dire che il cambiamento culturale e organizzativo orientato alla Recovery, nel Dipartimento Salute Mentale e nella Comunità sia già realizzato. Questo cambiamento non è facile, perché la situazione culturale è complessa, e nello stesso Dipartimento sono presenti aree più sensibili al tema e pratiche orientate alla recovery (esperienza di Settimo, attenzione alla domiciliarità, esperienze di AMA) ed altre molto lontane. Un cambiamento culturale richiede tempo. Non per tutti è facile passare dalla posizione: io so cosa va bene per te e te lo dico (potere sopra), a una posizione che dia priorità a cosa la persona intende rispetto alla sua Recovery (essere a disposizione dei pazienti, non sopra di loro, affiancare la persona nella costruzione di programmi e progetti che partono dai suoi desideri e caratteristiche)

Fino ad ora, nel 2020, nonostante il Covid, sono stati realizzati due Corsi (La Recovery e Il vissuto dei familiari) in più edizioni, e un terzo è in dirittura d’arrivo (corso sulle Voci). A partire da fine 2020, e nel 2021, sono stati attivati anche dei Laboratori, gruppi di lavoro su vari temi (le voci, storie di guarigione, scuole, laboratorio farmaci, crisi), che producono confronto e condivisione tra i partecipanti, e possono evolvere in iniziative: ad es corsi, come quello sulle voci, interventi nelle scuole etc…

 

Esther Di Biase

Io sono una familiare, entrata in contatto col Recovery College seguendo il corso base, e da lì sono entrata nel gruppo dei volontari.

La trovo una esperienza molto interessante e coinvolgente, la realtà della coproduzione, e del rapporto tra pari, è molto intensa.

Partecipare al RC, e approfondire nei vari modi le tematiche connesse alla Recovery, mi ha anche aiutato molto a capire e accettare il disagio mentale, tanto che sono riuscita a essere di aiuto a mio figlio in una sua crisi, gestita senza farmaci e senza ricovero, semplicemente con la relazione: senza tutti questi mesi di partecipazione non sarebbe stato possibile.

Dò qualche ragguaglio sui Laboratori del RC: sono gruppi di approfondimento, costituiti da Operatori, Utenti e Familiari, che secondo l’approccio della recovery interagiscono tra loro su base assolutamente paritaria. Consentono la riflessione comune, l’approfondimento, lo sviluppo di iniziative, sia nella prospettiva di progettazione di altri corsi, sia di iniziative diverse, ad esempio eventi con la cittadinanza: comunque sempre finalizzati a favorire un cambiamento culturale sul tema della sofferenza psichica.

L’accesso ai Laboratori è libero per chi sia interessato ai temi in discussione. Dopo la pausa estiva i laboratori riprenderanno la loro attività in settembre

 

LABORATORIO FARMACI. Coordinatrice ma.binetti@libero.it

 

L’obiettivo del laboratorio è di contribuire a un uso della terapia psicofarmacologica più razionale e orientato a favorire i percorsi di ripresa. Il metodo di lavoro è lo scambio e la condivisione sul tema, sia dal punto di vista esperienziale, che dal punto di vista scientifico, per generare una riflessione comune utile rispetto all’obbiettivo del gruppo.

Per il momento il gruppo sta lavorando sulle storie delle persone partecipanti rispetto al tema dei farmaci e sulla produzione di questionari che facilitino la raccolta di esperienze. Non sono state ancora definite iniziative specifiche, anche se sono state fatte ipotesi sia di costruzione di un corso, sia di un evento più ampio sul tema.

 

LABORATORIO SCUOLE. Coordinatrice estherdibiase@libero.it

L’obiettivo del laboratorio è quello di svolgere, in accordo coi Servizi, un progetto di informazione e prevenzione nelle scuole superiori del territorio, finalizzato ad “attaccare” lo stigma legato alla malattia mentale.

La modalità di intervento è focalizzata sull’ intervento diretto di Utenti che raccontano la propria storia di guarigione, e ampi momenti di discussione aperta in circolo. Inoltre, è prevista una breve spiegazione sul funzionamento dei Servizi.

Il messaggio fondamentale che vogliamo dare è che la malattia mentale può guarire, se la persona viene accettata e ascoltata, sia da amici e parenti che dai Servizi.

Contiamo di iniziare gli interventi nelle scuole subito dopo l’apertura dell’ anno scolastico in presenza, a ottobre. 

 

LABORATORIO STORIE. Coordinatrice estherdibiase@libero.it

L’obiettivo del laboratorio è quello di raccogliere Storie di Guarigione sul territorio, per poi raccontarle principalmente

      Ad altri utenti, per dare un messaggio di speranza e di solidarietà

      Agli Operatori dei Servizi, che possono avere una visione frammentata e anche non sapere “cosa succede dopo il nostro incontro”

      Nell’ambito degli interventi nelle Scuole.

Abbiamo raccolto, anche in forma scritta, le storie dei componenti del gruppo: alcune di poche pagine, una un libro intero. Tutte estremamente emozionanti e avvincenti. Abbiamo pensato che la modalità dell’intervista può essere la più semplice per raccogliere i vissuti, e ne stiamo studiando un canovaccio, che lasci comunque ampia possibilità di espressione spontanea

 

LABORATORIO CRISI. Coordinatrice tiz.massola@gmail.com

È un gruppo che vuole approfondire la problematica della crisi, che rappresenta uno dei momenti di maggiore sofferenza delle persone coinvolte. Il gruppo è neonato, si è incontrato poche volte ed è composto da operatori, utenti e familiari. La partecipazione dell’SPDC di Chivasso, con medici, altri operatori, e utenti dell’SPDC stesso, rende ogni incontro particolarmente pregnante rispetto al tema trattato.

 

LABORATORIO VOCI. Coordinatore emanuele.bruno07@gmail.com

È il gruppo che sta preparando il corso di novembre sull’argomento Uditori di voci. Si è riunito da dicembre 2020 tutte le settimane. L’argomento centrale è l’esperienza delle voci e viene approfondito attraverso il confronto tra il racconto e il vissuto degli utenti e dei familiari e gli approcci teorici e i modelli di riferimento degli operatori.

L’obiettivo principale è di lavorare alla definizione del corso che si terrà a fine novembre di quest’anno. Allo stesso tempo ogni incontro è occasione di un ricchissimo scambio e confronto tra esperti per esperienza e esperti per professione.

 

RIFERIMENTI :

www.recoverycollege.it

laboratory@recoverycollege.it

iscrizioni@recoverycollege.it

info@recoverycollege.it

 

 



[1] Recovery personale: processo di recupero di una vita significativa con o senza il superamento dei sintomi, processo definito dalla persona stessa, che riapre speranze, opportunità, capacità di controllo della propria vita, ripresa di senso, connessione col mondo.

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Commenti: 1
  • #1

    Susanna Brunelli (giovedì, 15 luglio 2021 11:53)

    Vorrei tanto che anche nella mia città di Verona venisse approfondito questo concetto che non ha ancora preso piede, troppa poca partecipazione da parte di utenti, famigliari e operatori , tanto meno dai comuni cittadini, poca informazione e probabilmente anche poco interesse da parte dei servizi che adottano ancora un sistema organicistico e gerarchico , io mi sento fuori dagli schemi e nel mio piccolo cerco di portare questo concetto e di sensibilizzare più persone possibili, difficile smuovere un terreno che non è sufficientemente adeguato, tuttavia il cambiamento parte da ognuno di noi e io voglio fare la differenza.
    Mi fa' piacere che in alcune città e regioni si sia attivato questo nuovo concetto.
    Trento con il dott. Destefani insegna con Le parole ritrovate che il Fare assieme non è come farsi fare. Grazie !
    susi.brunelli@gmail.com

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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