MA CHE STRANI STI ESSERI UMANI (poesia di Susanna Brunelli)

MA CHE  STRANI STI ESSERI UMANI (poesia di Susanna Brunelli)

 

( In dialetto veneto )

Un colpo semo allegri, un colpo semo tristi.

Ma ie proprio strani sti esseri umani!

Ma come …fin a ieri te eri contento adesso te si stralunà !

Cosa te successo ? Cosa eto pensa ?

Elo el tempo,l’età o la casualità ?

Cosa te raccontito ? Che discorsi feto tra ti e ti, quante volte te rabbito ?

Con i pensieri e le preoccupazioni  non migliora  le situasioni, anzi !

Ma che vibrazioni emanito  se te fe cosi, non certo de gioia, seto che noia par chi te sta intorno ?

Che elettroni ! par non dir qualcos’altro !!!

Ma sta chietoooo, sta sereno, ghe pensa el Signor a levarte el bojor.

Ehhh, ….no le mia che te ghe da far finta de niente, ma te se che la mente mente …

 E continuando a rumar, te te scavi la fossa, le meo darse na mossa !

Se te cambi modo de pensar, cambia anca l’emosion che le quela che te da la diresion.

Vedi ti da che parte star ! A ti la decision

Ti forse non te ghe credi ma te si benedetto …a… te pol tranquillamente andar in leto

 

Susanna Brunelli

LE PAROLE RITROVATE

Verona

 

( traduzione in italiano )

 

Un un colpo siamo allegri, un colpo siamo tristi.

Ma sono proprio strani sti esseri umani !

Ma come , fino a ieri eri contento adesso sei stralunato !

Cosa ti è successo ? Cosa hai pensato ?

 E’ colpa del tempo , l’età o la casualità ?

Cosa ti racconti ?

Che discorsi fai tra te e te, quante volte ti arrabbi ?

Con i pensieri e le preoccupazioni non migliorano le situazioni, anzi !

Ma che vibrazioni emani se fai cosi, non certo di gioia , sai che noia per chi ti sta attorno ?

Che elettroni per non dire qualcos’altro !!!!!

 Ma stai chieto, stai sereno, ci pensa il Signore a toglierti il bollore

Ehhh,…. non è che devi far finta di niente , ma lo sai che la mente mente …

E continuando a rimuginare , ti scavi la fossa, meglio darsi una mossa !

Se cambi modo di pensare, cambia anche l’emozione , che è quella che ti da la direzione

Vedi tu da che parte stare, a te la decisione

Tu forse non ci credi , ma sei benedetto , puoi pure andare tranquillamente a letto

 

Verona 3 agosto 2021

 Spiegazione della poesia

MA CHE STRANI STI ESSERI UMANI

 

Questa poesia , racchiude concetti di vitale importanza, come la variazione di umore in base a quello che accade intorno a noi, quindi tutto dipende, però anche no, a seconda della propria  consapevolezza.

Passare repentinamente da uno stato emotivo all’altro dipende dal proprio dialogo interiore, da cosa ci si racconta dentro, in quanto noi siamo in continuo ascolto del “chiacchiericcio” della nostra mente, il cosi detto “dialogo interiore”.

Ma se non impariamo ad essere presenti a noi stessi ci facciamo trascinare dalle emozioni che vengono dai nostri pensieri , quindi è utile cambiare modo di pensare se vogliamo evitare di  essere continuamente in preda alla nostra mente che molto spesso mente.

Quando non si è emotivamente equilibrati, possiamo mettere a disagio chi ci sta attorno, e può essere una rottura di scatole, facendo riferimento agli elettroni voglio dire che noi siamo fatti di energia e gli elettroni girano come le palle .

Invece di rimuginare sarebbe il caso di scegliere da che parte stare, perché noi abbiamo questa capacità.

La capacità di de-cidere , cioè recidere, tagliare, facendo cosi smuoviamo la situazione che ci infastidisce.

Quando però non dipende da noi , ma le cose si fanno complicate , allora  se si crede che tutto è possibile e ci si affida alla fede, credendo di essere benedetti e protetti , la vita, l’universo o chi lo vuole  chiamare Dio si metterà all’opera e lavorerà a nostro favore, perché anche i pensieri sono vibrazioni che emettiamo nell’universo e l’universo risponde come una cassa di risonanza.

 

Quindi, ogni cosa coopera al bene e possiamo trarre delle lezioni da quello che ci accade

Non dipende da quello che accade ma da come reagiamo a tutto ciò

 Susanna Brunelli

 Cell: 3428447529

 

susi.brunelli@gmail.com

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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