RIFLESSIONI SU FIGLI E GENITORI (Stefania Buoni e Chiara Guidi)

Dalla pagina facebook:

 

Quando Mamma O Papà Hanno Qualcosa Che Non Va

 

di Stefania Buoni

 

 

 

Ieri, dopo tanto, mi sono concessa un pomeriggio di relax. Ero in un parco con diverse piscine, frequentato da persone di tutte le età e famiglie. Mi colpisce una bimba, non avrà avuto più di 9 anni. La vedo giocare e provare a fare amicizia in acqua un po' con tutti, anche adulti. Prova ad attirare l'attenzione di sua mamma, più e più volte, ma viene completamente ignorata. Sarà un caso, un momento di stanchezza, non è facile - mi dico - tenere costantemente il passo con le energie prorompenti dei più piccoli. La cosa però si ripete nell'arco di diverse ore, con la bimba che cambia piscine e resta a lungo senza supervisione. Gli altri coetanei sono tutti accompagnati. Non sono l'unica a notarlo. Un altro signore lo fa presente: "è da stamattina che gira cercando la mamma, che non si trova". Arriva la donna e rimprovera la figlia per chiacchierare troppo e dare fastidio alla gente. Poi riscompare e la bimba fraternizza con altre signore e le loro bimbe, ne prende in prestito la ciambella, che diventa il suo appiglio, il suo porto sicuro. Quando le legittime proprietarie la richiedono indietro sembra persa, tanto che decidono di restituirgliela. Prima di andare via rivedo mamma e figlia riunite, la bimba prova a raccontarle la sua giornata, la donna non risponde né la guarda. Sembra totalmente concentrata sul suo mondo.

Altra scena. Stesso giorno.

Uscendo dal parcheggio di un ipermercato, fratellino e sorellina di circa 6 e 10 anni aiutano la mamma con la spesa. Qualcosa deve essere andato storto, perché la donna a un certo punto da' in escandescenze per un prodotto messo male dalla bimba. Partono grida, imprecazioni e insulti. I due bimbi sono immobili, ammutoliti.

In entrambe le circostanze mi rendo conto che sono mamme che devono essere arrivate al limite, che devono stare davvero molto male per arrivare a reagire così e che prenderle di petto non servirebbe a niente, solo a scatenare un'eventuale ulteriore rappresaglia nei confronti dei bimbi, rei di aver attirato l'attenzione di un estraneo con il loro comportamento.

Ma non posso che sentire il cuore stretto in una morsa per quei figli, che stanno già pagando un prezzo per colpe che non hanno commesso. E se di primo acchito ho sentito rabbia e pensieri di disapprovazione nei confronti di quelle madri, poi ho riflettuto ancora una volta sul fatto che, per aiutare davvero i bambini (salvo casi gravi ed estremi in cui ben altri provvedimenti si rendono necessari), è prima di tutto necessario offrire un sostegno ai genitori, alleviarne il carico, ricordarsi che non tutti hanno la necessaria rete di supporto familiare e/o esterna cui fare affidamento, le necessarie risorse interiori, la serenità e stabilità emotiva e concreta per essere sempre i genitori di cui i figli avrebbero bisogno.

Non c'è mai una giustificazione per causare dolore a un bambino, ma costruire maggiore consapevolezza su cosa come società possiamo fare per sostenere la genitorialità ed evitare che un genitore stanco, stressato, psicologicamente in burn out, faccia ricadere tutto questo sui figli, è sempre più essenziale in quest'era post Covid, dove situazioni come queste sembrano in aumento.

 

Stefania Buoni

 

 

 

Cara Stefania Buoni hai notato dei comportamenti purtroppo molto più frequenti di quanto si possa credere. Non tanto nel caso della bambina un po' "abbandonata " in piscina ma piuttosto la mamma che strilla.

Ecco io sono una che i figli li ha voluti proprio tanto, me li sono odorati dal primo istante come un animale, ne ho seguito e seguo ogni step di crescita, non perdo un colpo, sono sempre lì sul pezzo, presente e puntuale come una cambiale e posso tranquillamente dire che a volte, seppur felice, mi sento sopraffatta, sola, inadeguata, sul punto di cedere. E non perché sia sola veramente -ho al mio fianco un compagno di vita eccezionale con me e coi figli - ma mi sento Atlante che sorregge il mondo.

Vorrei non sentirmi insostituibile per qualche minuto al giorno. Di recente ho espresso questo mio pensiero ad alta voce e mia figlia guardandomi ha detto "mamma ma TU SEI INSOSTITUIBILE ". E niente, c'ha ragione.

Perciò dico solo, concediamoci tutti il lusso (ma anche non il lusso, la possibilità) di sentirci stanchi, incazzati, incompetenti x 5 minuti ogni tanto, prepariamo degli ottimi sofficini x cena e molliamo gli impegni (figli inclusi) a qualcuno che se ne prenda amorevolmente cura in nostra assenza magari x mezza giornata. Credo ne valga la pena.

 

Chiara Guidi

 

 

Tratto da: https://www.facebook.com/quandomammaopapa/

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Commenti: 4
  • #1

    susanna brunelli (domenica, 08 agosto 2021 09:06)

    Il mio motto è :ADULTO FELICE FIGLIO FELICE!
    I bambini, i figli in generale desiderano solo vedere star bene i genitori, quindi secondo me più che sui figli come dice Stefania, è importante intervenire sui genitori che di riflesso manderanno energia buona ai loro figli.
    Mi piace la testimonianza della signora che con grande consapevolezza riconosce l' importanza di essere presente ma anche la presenza nell'assenza.

  • #2

    Gianfranco Conforti (domenica, 08 agosto 2021 09:19)

    Grazie Susanna...i tuoi commenti, le tue riflessioni, le tue creazioni ed i tuoi scritti sono un contributo molto importante.

  • #3

    Stefania Buoni (domenica, 08 agosto 2021 11:22)

    Sì, Susanna. Ritengo infatti anch'io che aiutare i genitori È aiutare i figli. Non si può prescindere da questo. Ho un motto molto simile al tuo :-) I figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori felici e in contatto con le proprie emozioni, anche negative.

  • #4

    Gianfranco Conforti (domenica, 08 agosto 2021 12:10)

    Grazie anche a te Stefania, la tua giovane età non ti impedisce di avere saggezza e lungimiranza. COMIP è molto importante perché mette in luce una visuale di solito trascurata

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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