LA PSICHIATRIA NON È URGENZE E OBBLIGO DI CURE (Bruno Cavallaro)

La psichiatria non dovrebbe lavorare nell'urgenza né obbligare alle cure

 

articolo segnalato da Anna Gatti

 

Presidente A.I.T.Sa.M.

Associazione Italiana per la Tutela della Salute Mentale,

Padova

Anna fa parte anche del Movimento nazionale LE PAROLE RITROVATE

 

Il Trattamento sanitario obbligatorio in psichiatria non va considerato come misura inevitabile e un'analisi seria dovrebbe considerare i Tso uno a uno, perché ogni storia è diversa e unica, nonostante la pigrizia mentale degli operatori che tendono a rimarcarne le continuità, immersi in una sorta di letargica routine.

La psichiatria non dovrebbe lavorare nell'urgenza e non dovrebbe necessitare di obbligare nessuno alle cure.

Ci sono varie tipologie di Tso psichiatrico e la più criticabile è quella in forma di minaccia, sia verso persone non ospedalizzate sia verso i già degenti. "Se non prendi questa medicina ti faccio un Tso!" è una frase che non ha nulla di conciliante né di ricerca di un dialogo. E se non c'è dialogo non c'è psichiatria. Soprattutto se non si mettono in campo tutte le capacità e le possibilità.

Non funziona reclamare sempre la mancanza di personale e/o di strutture, non è etico né oggettivo.

Ho lavorato personalmente ben 17 anni in quel contesto e posso dimostrare che non sono i numeri a distorcere il quadro ma le volontà e le capacità.

"Una trentina di Tso" sono molti, troppi, non importa in quanto tempo. Non occorreva la pandemia per ricordarci della importanza essenziale del lavoro territoriale, in rete, dialogante e aperto a tutti gli approcci disponibili. Se c'è territorio non ci sono Tso e si riducono al minimo i ricoveri in reparto psichiatrico.

La sofferenza psichica scatenata dalla scellerata gestione della pandemia, a tutti i livelli, si ripercuoterà su tempi lunghissimi, inimmaginabili oggi.

È un'onta per la Valle d'Aosta, con le sue possibilità strutturali e umane, ritrovarsi con una psichiatria in condizioni non eccellenti. Ricordo che un numero enorme di persone sono istituzionalizzate in strutture che oltre ad emarginarle dai contesti sociali di provenienza le stigmatizzano in una visione antiscientifica totalmente biologica (che senso ha, tra l'altro, sedare con farmaci neurolettici a lento rilascio persone contestualizzate in strutture sedicenti "terapeutiche"?).

Io ho lasciato la psichiatria valdostana per la sua ineccepibile chiusura al dialogo e alla critica. La pandemia le ha saputo fornire un assist per un'ulteriore inaspettata riburocratizzazione in salsa autoritaria.

 

Bruno Cavallaro

 

Tratto da:

https://www.aostaoggi.it/rss/64-rubriche/lo-dico-ad-aostaoggi-it/21028-la-psichiatria-non-dovrebbe-lavorare-nell-urgenza-ne-obbligare-alle-cure.html

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Commenti: 2
  • #1

    Susanna Brunelli (martedì, 17 agosto 2021 21:03)

    Grazie per questa testimonianza , qualcuno che si dissocia dalle cattive pratiche psichiatriche, organicistiche e istituzionalizzate dalle strette vedute e il farmaco facile....Ho sentito parlare spesso di minacce verbali, di modalità anti-dialogo, di modalità che non fanno bene.
    Questa è un' ulteriore conferma

  • #2

    Gianfranco Conforti (mercoledì, 18 agosto 2021 12:36)

    Cara Susanna, tieni conto che, se non sbaglio, Bruno Cavallaro autore della testimonianza è un infermiere e se n'è andato via dalla psichiatria di Aosta.

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