IL MOMENTO DELLA VISITA DI CONTROLLO (Susanna Brunelli)

IL MOMENTO DELLA VISITA DI CONTROLLO

Verona 16  agosto 2021 

 

Quando vai a fare la visita di controllo, corri il rischio di non  trovarti  il medico della volta precedente, quello che magari ti aveva fatto una buona impressione e avresti voluto proseguire con lui o lei , invece, nelle aziende ospedaliere a meno che scegli  di pagarne uno in libera professione , la probabilità è incerta e ti puoi trovare la sorpresa che qualcuno deluda le tue aspettative .

La situazione è delicata, (per te )….Chissà se è un dottore o una dottoressa, se è giovane o ha molta esperienza, se è sorridente o serio/a , se è bravo , se sembra bravo o  cerca solo di  svolgere il compito diligentemente facendosi un’idea leggendo l’anamnesi che si trova sul pc , ancora prima di rivolgerti la parola ; mi chiedo cosa  vede , chi vede,  come mi vede, quanto mi vede , Maaa…. MI VEDE ?

 

Chissà quanto  la valutazione è personale, professionale, tecnica, generale, mirata, olistica o….solamente basata sui sintomi o le manifestazioni del corpo!

Ehi tu che mi guardi dalla tua postazione  che separa le nostre anime , ti chiedi  come posso vivere la mia patologia ? Se l’ho accettata ? Se mi fa paura ? Cosa desidero per me ? Cosa mangio, cosa penso, cosa scrivo, come vivo, in cosa credo , in chi credo, quali sono i miei sogni e i miei desideri,  cosa temo , chi temo, di chi mi fido , chi mi da fiducia, cosa mi fa piacere, quali sono le mie emozioni, le mie motivazioni, i miei sentimenti, le mie percezioni, le mie aspettative, la mia volontà, la mia predisposizione, i miei talenti, il mio umore…. Se sono felice , se qualcosa mi preoccupa, se sono sposata o single, se ho figli,  che tipo di lavoro faccio, se mi piace il mio lavoro , se ho un  lavoro !!! Se mi piace scherzare, se mi piace la vita, o vedo tutto grigio, come mi relaziono con me stessa e con gli altri, chi frequento, chi mi sta attorno, cosa e chi mi stressa, cosa mi stufa, cosa mi stanca, cosa mi annoia , cosa mi fa arrabbiare , cosa mi da gioia …

 

Si perché tutto questo ha a che fare con il mio disagio, quella che viene chiamata malattia che può essere psichico ma anche fisico, se  tieni  conto di tutti questi fattori allora secondo me sei un bravo medico , al di là dei farmaci che prescriverai, cosi  mi metti nelle condizioni di essere meno critica, più ricettiva e collaborante, io che faccio fatica a fidarmi dei dottori.

 

E io ? Chi penso e credo di avere davanti a me ?

Prima di tutto una persona, poi un medico, ma anche sicuramente un figlio/a, una moglie, un marito, un genitore,….. un essere umano, quindi in quanto tale gli devo  rispetto.

 

OK , mi metto nei panni della persona che mi trovo davanti , so che è una visita medica  e non un colloquio  di lavoro o incontro amoroso,  ma per come la vedo io una cura efficace deriva dal fatto che deve nascere un rapporto di fiducia, le due anime si devono incontrare sullo stesso piano,  quindi…   Anch’io devo fare la mia parte , devo imparare ad esprimermi bene, a chiedere nel giusto modo , in modo gentile ma determinato,  pretendere che mi vengano spiegate le cose che non capisco , prima di firmare un consenso informato.

 

CHI E’ ?

Certo qualcuno che ha il potere di influenzare la mia vita.

Spesso non ci sono alternative e ti senti dire:  "Questo è quello che devi prendere, ma se vuoi puoi anche farne a meno, oppure; questo è quello che devi prendere , il dottore sono io .."

Una sorta di subdolo ricatto si insinua e i dubbi mi assalgono.

Sento qualcosa di sospeso nell’aria. Avrò detto tutto quello  che dovevo  dire ? Ho chiesto  tutto quello che dovevo chiedere ? E se poi accetto questa cura  e mi pento ? E se invece ha ragione ? Mi sono spiegata?

Avrà capito ? E se la finissi di farmi le “pare“ (l'Autrice intende le paranoie, NdR) e mi fidassi ?

Ma guarda dottore che non ce l’ho con te, non farne un fatto personale se il mio sistema rettile scatta come un serpente a sonagli, io penso a me, al cambiamento che devo subire , con la possibilità di migliorare ma anche avere  effetti avversi alla cura e di peggiorare la situazione già complicata.

La cosa è certa , VOGLIO STARE BENE ! Mi vuoi aiutare ?

 

Susanna Brunelli

susi.brunelli@gmail.com

 

Susanna fa parte del Movimento nazionale LE PAROLE RITROVATE.

 

 È di Verona

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Commenti: 1
  • #1

    Silvana Marzagalli (mercoledì, 18 agosto 2021 16:54)

    È un testo splendido, Susanna, davvero. Magari ci ponessimo tutti con questa apertura mentale all'altro, medico/a o meno. Tu sei più brava ma mi sento molto vicina a te nelle sensazioni e nelle emozioni

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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