LE PILLOLE DI VINCENZO (2)

LE PILLOLE DI VINCENZO (2)

Le uniche pillole che fanno bene senza avere effetti collaterali

                                  

 

Ci siamo ritrovati in eredità questa aquila, simbolo dell'Albania. Fu una badante di mia suocera, scomparsa anni fa, che gliela regalò. Faccio questa premessa perché andando a Bari in visita ad una zia lei ci riferì lo sbarco di tanti albanesi in quel porto. Con commozione, e le immagini che tutto il mondo riprese, ci fecero capire la fortuna che avevamo noi rispetto a questa parte di "popolo" che, vedendo i nostri programmi, conosceva lingua ed abitudini per loro inimmaginabili. Non so perché mi soffermo su questo aspetto o forse perché per tanti nell'Occidente noi non eravamo bianchi, ma non "black". Insomma quello che sembra assurdo è da considerarsi un vero e proprio "pregiudizio" : virgolettato in quanto chi non ha almeno una "lacuna"?!

 

Quante Cose interessanti Da un'aquila ahimé defunta

(Giovanna Garbarino, volontaria MenteInPace)

Perché defunta? Tu pensa, così proprio per scendere nel banale, la squadra della Lazio, per me valgono solo i romanisti, ma per i tifosi laziali è proprio L'aquila il loro simbolo. Ma per rimanere in tema, in tempi pre-covid facevano correre un'oca nel campo da calcio. Ripeto per me tutti gli animali hanno uguale dignità, dai rapaci alle formiche. E non è detto che non ci sia un posticino anche nell'aldilà, ciò è del tutto soggettivo, però non mi sento di escludere nessun essere vivente dal mondo. Beh qualcuno mi lascia "perplesso", però fauna e flora e chi vuoi tu possiamo integrarci. Forse nulla è perduto veramente : mi vien addirittura in mente molte ere addietro. Anzi ti dico che paragonando dall'inizio del mondo sembra che solo l'ultima settimana è stata riempita da forme di vita. L'uomo chissà solo poche ore. Siamo una goccia, per me, nel grandi "buchi neri" e astri... Speriamo...

 

Vincenzo Fiorito

 

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Farhad Bitani

L'ultimo lenzuolo bianco

Edizioni Neri Pozza

 

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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