SALUTE MENTALE SEMPRE PIÙ POVERA (Massimo Cozza)

Salute mentale sempre più povera

 

di Massimo Cozza

DA quotidianosanita@qsedizioni.it

6/9/2021 23:36

A  menteinpace@libero.it  

 

06 SET 
Il quadro dell’assistenza psichiatrica in Italia, così come risulta da un’ analisi dei dati del 
Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute relativo all’anno 2019 appare caratterizzato, in primo luogo, da una significativa contrazione dei costi sia a livello ambulatoriale che ospedaliero.
Il costo medio annuo per residente dell’assistenza psichiatrica è diminuito da euro 78,1 nel 2018 a euro 65,4 nel 2019.
Rispetto al finanziamento del SSN il costo dell’assistenza psichiatrica passa dal 3,5% nel 2018 al 2,9% nel 2019, quando l’obbiettivo, come assunto dagli stessi Presidenti delle Regioni nel 2001, è del 5%.
 
Anche i Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) diminuiscono di 6 unità, da 143 a 137, verosimilmente in seguito al processo di accorpamento che continua nel tempo. Ma sono diminuite anche le strutture residenziali (-13), le semiresidenziali (-7), gli stessi Spdc (-6) e i relativi posti letto (-67).
Va comunque segnalato il dato in crescita della dotazione complessiva del personale dei servizi di salute mentale pubblici che passano da 26.216 unità nel 2018 a 28.811 nel 2019, con aumento, in particolare, di psicologi, di educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica. Ma rimane il dato negativo della sussistenza di una grave generale carenza di operatori - circa 11mila in meno rispetto allo standard di uno ogni 1500 abitanti previsto dal Progetto Obbiettivo Tutela della Salute Mentale 1998-2000 - che rappresentano la mente ed il cuore per poter attuare una tutela della salute mentale di tipo comunitario.

 
Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono in lenta ma costante diminuzione (851.190 nel 2017, 837.027 nel 2018, 826.465 nel 2019), con un’ampia percentuale al di sopra dei 45 anni (68,7%). I pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta nel 2019 con i DSM sono stati 314.120 (323.797 nel 2018). Parallelamente aumentano gli accessi giornalieri al Pronto Soccorso per patologie psichiatriche (1.622 nel 2017, 1.691 nel 2018, 1.776 nel 2019). Le riammissioni ospedaliere non programmate in Spdc entro 7 giorni rappresentano il 7,9% rispetto al 7,1% dell’anno precedente e a 30 giorni il 14,6% rispetto al 13,8% del 2018.
 
Appare una difficoltà di risposta territoriale da parte dei DSM, degli stessi Medici di Medicina Generale, e della rete integrata socio-sanitaria Comuni/ASL, che sembra contribuire alla individuazione del Pronto Soccorso come luogo al quale chiedere le cure psichiatriche. Questa ipotesi potrebbe essere corroborata dal dato di una domanda ospedaliera in gran parte inappropriata (il 75% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita a domicilio).
 
Anche l’aumento della spesa complessiva per gli antidepressivi, sia in regime di assistenza convenzionata che di distribuzione diretta, con una crescita in un anno di circa 11 milioni (da 373,2 mln a 384,1 mln), potrebbe rappresentare un segnale di un maggiore disagio, al quale si risponde con l’assunzione di psicofarmaci.
 
In questo quadro la 2ª Conferenza Nazionale per la Salute Mentale Comunitaria organizzata dal Ministero della Salute ha rappresentato una importante occasione per fare il punto ed indicare i percorsi più appropriati. Lo stesso Ministro della Salute Roberto Speranza, nel suo intervento alla Conferenza, ha affermato che “Dopo anni di non adeguato investimento nella sanità pubblica non è più possibile avviare azioni, ambiziose come quelle sulle quali stiamo lavorando, facendo ricorso alla usuale formula a parità di risorse”. C’è, infatti, bisogno di maggiori risorse per la salute mentale, da destinare in primo luogo ad un piano straordinario di assunzioni e di formazione sul campo, ad una implementazione della integrazione socio-sanitaria, anche attraverso il budget di salute, alla diffusione del supporto all’abitare con la definizione di linee guida nazionali, e all’inclusione lavorativa.
 
Anche le stesse risorse attivabili attraverso il PNRR potrebbero interessare la salute mentale prevedendo la possibilità di una integrazione funzionale con le Case della Comunità e soprattutto per l’assistenza domiciliare con circa 4 miliardi di dote europea da destinare anche a chi soffre di gravi disturbi mentali. Le Regioni dovrebbero prevedere la regia continua dell’assistenza domiciliare da parte dei DSM delle ASL tramite le loro articolazioni territoriali (Centri di Salute Mentale e Servizi di Neuropsichiatria Infantile), senza delega alle strutture private autorizzate/accreditate ma in integrazione con la cooperazione sociale.
 
In conclusione dai dati del Rapporto del Ministero la rete dei servizi pubblici di salute mentale appare sempre più povera. Sempre meno capace di intercettare il disagio psichico giovanile che, in particolare con la pandemia, rappresenta una vera e propria emergenza.
In assenza di nuove risorse, di una nuova progettualità, senza un raccordo con le Università con una formazione da realizzare nell’ambito delle pratiche territoriali, i servizi di salute mentale delle ASL rischiano di diventare sempre più residuali, lasciando la possibilità di curarsi solo a chi può permetterselo privatamente.
 
Ma una efficace risposta ai disturbi mentali gravi non può che essere data dal servizio pubblico, con un approccio complessivo che fa riferimento al paradigma bio-psico-sociale, in grado di rispondere alle molteplici variabili che stanno dietro ad una domanda di aiuto.
 
Massimo Cozza
Psichiatra, Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2

 

Tratto da:

 

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=97930&fr=n

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