LO PSICHIATRA È LIBERO DI SCEGLIERE LA CURA PER IL SUO PAZIENTE ? (Susanna Brunelli)

LO PSICHIATRA È LIBERO DI SCEGLIERE LA CURA PER IL SUO PAZIENTE  ?

 

Sabato 18 settembre 2021 - Intervento di Susanna Brunelli alla videoconferenza organizzata dall’Associazione “DIRITTI ALLA FOLLIA”

 

Buongiorno, sono molto felice di essere tra  voi oggi, mi sento un po’ intrusa in mezzo a tutti questi dottori , ma è un onore per me  e mi fa piacere  poter esprimere il mio parere riguardo la domanda in questione, mi sento sempre molto coinvolta quando si tratta di argomenti di questo tipo .

Io credo che lo psichiatra dovrebbe essere libero di scegliere la cura adatta al suo paziente ed evitare di ragionare per protocolli con i farmaci sempre alla mano come accade spesso, quasi sempre unica soluzione per spegnere i sintomi e anestetizzare tutto ciò che emerge da un disagio mentale.

Naturalmente, se viene accolta positivamente dal paziente.

Io ritengo che la cura va’ studiata come una sarta crea il vestito su misura , che fa pure rima.

Se io avessi trovato sul mio cammino medici come il dott. Loria ne sarei stata subito attratta, io credo che non si può scindere il corpo dalla mente e il corpo e la mente dallo spirito, non si parla mai o raramente di anima in psichiatria, emergono per la maggiore le cure farmacologiche che creano disagi e disastri visti e sentiti con i miei occhi, non dico che non servono , in alcuni casi secondo me, possono essere utili  per un breve periodo, dico breve però, il tempo necessario per permettere alla persona diretta interessata di recuperare uno stato sufficiente per aiutare se stessa, ma non certo come salva vita come viene spesso detto, ma quale vita?

Senza sentimenti? Senza emozioni ? Senza sentirsi presenti e partecipi in un contesto sociale e la perdita di impulsi sessuali ? Salvare una vita cosi , lo trovo altamente riduttivo ,   io sono una famigliare e non è da ieri che conosco questo mondo difficile e devastante per tutti, anche per i famigliari , tanto più che ho toccato  con mano,  per dire , ma con tutta me stessa la profondità del disagio mentale personale  che non chiamo malattia ma una manifestazione di uno stato di inaccettabilità per la propria anima.

Io credo che in un centro di salute mentale non deve mancare chi ti aiuta a ritrovare l’autonomia in tutti i sensi , non solo anestetizzare ciò che emerge perché come dice Jovanotti nella sua canzone il TEMPORALE; la cura si nasconde dietro la malattia, quindi il disagio parla di noi della nostra storia personale se tutto viene coperto si perdono tracce significative ed è come mettere un tappeto sopra la cacca , scusate !

Voglio utilizzare alcune parole del testo della canzone del “Jova”, che sembra abbia capito molto bene come funziona e la trovo perfettamente adattabile a questo  contesto

NELLA SUA CANZONE DICE TRA LE VARIE FRASI :

“La vita è molto più vasta di una definizione”, ecco infatti , nel nostro caso  potremmo dire che la cura  è molto più vasta di un’etichetta messa attraverso una diagnosi, se ci fermiamo a una definizione e sistemiamo i sintomi solo  con

la chimica , escludiamo il campo delle infinite possibilità

Poi dice :

Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede

La mente non può sapere quello che il cuore sa

L'orecchio non può sentire quello che il cuore sente

Le mani non sanno dare quello che il cuore da

C'è un temporale in arrivo

C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità,

Porta novità! Questo significa,  almeno come lo percepisco io che dobbiamo ascoltare il cuore , quello che vuole dire la nostra anima , la mente mente  e ci confonde , se noi non portiamo un cambiamento nel nostro modo di pensare e nello stile di vita, un cambio di paradigma, difficilmente si arriva alla  guarigione, o alla “salvezza”, tra virgolette.

Quando una persona si ammala probabilmente è vittima di forti condizionamenti sempre secondo me,  e se non arriva alla consapevolezza dello stato in cui si trova sarà sempre succube di qualcosa o di qualcuno, che prenderà in mano una vita non sua  , o del passato, un’altra frase dice  ; L'intelligenza è nel corpo il sapere nel cuore

Se pensi sempre ad un muro un muro troverai quindi  serve qualcuno che ti aiuti ad abbattere quel muro , e perché non dovrebbe essere un medico psichiatra che ha una visione allargata della situazione ?

C’È UN MODO DIVERSO DI VEDERE LE COSE !

Dice ancora ; Mi son trovato memorie che non sono mie, : eh si ,  può essere che una persona si porti dietro sofferenze che non sono sue ma non ne è consapevole, ma come si fa a scoprirlo se ti riempiono di chimica e nessuno ti aiuta a far luce ?

E poi dice; Ho un solo nome ma almeno cento identità , è naturale preferire le belle bugie, eh si !

Un’altra frase  dice : Quando tu hai fame nessuno può mangiare per te

quando io ho sete nessuno può bere al posto mio,  QUESTO VUOLE DIRE CHE IL MEDICO PSICHIATRA  METTE A DISPOSIZIONE LA SUA CURA MA POI DEVE ESSERE LA PERSONA DIRETTA INTERESSATA  A PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ  DELLA CURA OFFERTA, e non attribuire le colpe all’esterno 

E quando dice Abramo, il noto personaggio biblico  lascia la casa senza sapere niente, vuol dire che bisogna rischiare , osare il cambiamento senza avere paura  di fare cose nuove perché C’È UN MODO DIVERSO DI VEDERE LE COSE.

Fare le cose in modo diverso può portare a buoni risultati , ma questo può disturbare chi non osa fare diversamente , perché togliere dalla piazza chi ti dà valore? Se una modalità di cura dà dei risultati perché andargli contro ? CHI DA’ RISULTATI HA RAGIONE !

C’è forse qualche interesse nascosto ? dico io…. nel mio piccolo …lascio delle domande in sospeso

Concludo con un’altra frase che mi piace molto :

Se uno ha imparato a contare fino a sette, vuol mica dire che l'otto non possa esserci,

quindi se abbiamo sempre fatto cosi non vuol dire che dobbiamo fare sempre cosi

Grazie !

 

Susanna Brunelli

Verona

susi.brunelli@gmail.com

 

 

Per ascoltare la videoconferenza del 18 settembre dell’Associazione “DIRITTI ALLA FOLLIA” CLICCA QUI

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

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Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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