IL VENTALOGO DI SUSANNA 4/20

N.4   IL CENTRO DIURNO NON E’ UN CONTENITORE

CHE PRATICA L’ASSISTENZIALISMO ;

 

Andare al centro diurno o frequentare le attività del CSM (centro salute mentale) è un’opportunità da non sottovalutare, ma si dovrebbe dare più valore alle varie pratiche che non dovrebbero avere solo lo scopo di far trascorrere un po’ di tempo in compagnia, ma anche a creare spazi individuali in cui si presta “un tempo dedicato  e personalizzato“ per evitare la cronicizzazione e la dipendenza ai servizi ricercando l’ autonomia di chi  si trova  in difficoltà rispetto ad alcune aree della propria vita e  le proprie capacità , talenti, risorse ed esperienze personali , fisiche , famigliari e psicosociali, conquistando e facendo crescere un po’ alla volta l’autostima.

L’obbiettivo dovrebbe essere quello di farlo arrivare al punto di non sentire più il bisogno di andarci e aiutare a sviluppare nuovi interessi al di fuori di questo contesto.

Ci sono ancora  troppo poche figure professionali  che conoscono e sono  in grado di mettere in atto  metodi efficaci come la Recovery star o altre forme di riabilitazione psichiatrica. Il “FARE ASSIEME” ad esempio, percorsi di psicoterapia adeguati alla “persona diretta interessata” associati ai farmaci se necessario, attività artistiche e fisiche che alleggeriscono lo stato mentale ed emotivo , (Teatro, musica, arte, poesia , danza, scrittura creativa, lavori fatti a mano e qualsiasi forma che invita  alla creatività ) , attività di volontariato, attività olistiche, che attivano il proprio grado di consapevolezza.

I TERP ( tecnici della riabilitazione psichiatrica ) sono importanti quanto i dottori che si occupano di terapia farmacologica e dovrebbero lavorare in sinergia, coinvolgendo tutte le figure, un’ideale difficile da realizzare per le molteplici criticità.

 

Dai 18 ai 65 anni si è  accettati ma poi per provvedimenti regionali fatti a tavolino, gli utenti che hanno creato la loro realtà intorno al CSM ed al centro diurno, sono costretti ad abbandonare la frequentazione appena compiuto la maggiore età di anni 65  perdendo un punto di riferimento importante trovandosi persi, confusi e invecchiati repentinamente.

 

Susanna Brunelli

Verona

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

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Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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