RIFLESSIONE DOLOROSA SUI T.S.O. (Claudio Domolato)

 

Buongiorno a tutti , sono il Domo , da Domolato che è il mio cognome.

 

Non sono un elettricista , ma sono un consulente estetico a livello nazionale , sono lavorativamente invalido perchè senza portafoglio clienti , altrimenti, non sarei malato, ma, stravagante , come cerco di apparire , certe  volte , fuori luogo.

Innanzitutto volevo ringraziare il gruppo , che mi ha portato a fare questa riflessione dolorosa sui T.S.O.

Non sono masochista ma  affrontare l'argomento è stato terapeutico .

Avete fatto emergere un problema nato con la psichiatria , tanto come l'uso degli psicofarmaci.

Ho assistito fin dai miei primi  4  anni , ai molteplici  T.S.O.  di mia madre , che l'hanno accompagnata fino alla morte.

Quando credevo, erroneamente, di essere lavorativamente fallito, e mi sono lasciato andare in una depressione, è iniziata la mia avventura in psichiatria subendo  4  T.S.O.  in  15  anni.

In queste  4  occasioni , mi sono sentito un arrosto, mi hanno  legato, e io mi sono sentito spacciato .

Con l'esperienza di mia madre, sapevo di essere nell'inferno della mente, e  da li non si esce facilmente .

A questo punto, avrei tanto voluto fare due chiacchiere  con un utente esperto , come me ora , perchè mi avrebbe dato una speranza e non avrei tentato il suicidio .

Mi sono sentito trattare ,  da presunto delinquente , e snobbato dai medici , del Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (il “repartino” ospedaliero NdR) , mi sentivo solo , con me stesso , ed eravamo in troppi .

La maggior parte degli infermieri , mi sembravano dei robot, solo un veterano è stato empatico.

Quando sono stato legato , mi ripetevo che, dovevo stare calmo, per non andare in panico e magari morire di infarto . 

La sensazione che mi ha infastidito di più è stata quella di trovarmi scalzo, in un ambiente ostile , con un medico che mi faceva solletico sotto il piede, per svegliarmi.

Purtroppo, in Italia, sono aumentati i  T.S.O. che vengono fatti anche a sproposito, finiscono in reparto diagnosi e cura sia gli intossicati che i malati .

Con troppe regole , non si ha più il buon senso e ci si ritrova spesso nell'errore, come quello di fare degli assurdi  T.S.V. (Trattamenti Sanitari Volontari), a della gente furba, che disintossicata firma , e se ne va  dalla clinica. Per  tornare spesso a delinquere .

Credo stia aumentando, la trasgressione della società che risulta spesso ingiusta, e poco empatica .

Un altro esempio  schoccante, è quello  di mia madre: non l'hanno legata, nonostante  si rantolasse sul pavimento da ore, era ingestibile e inguardabile .

 

Quando si pensa ad un  T.S.O.  si pensa già al disturbo della quiete pubblica,  a meno che non sia depressione .... ma anche quella, disturba i famigliari che assistono il paziente, dico paziente, perchè l'utente è più collaborativo e si hanno dei feedback , e senza i feedback  non si migliora .

Quello che secondo me bisogna fare, dopo una telefonata eccitante ... è limitare i danni, istruire le persone circostanti al paziente come i famigliari e cercare di  passare da un T.S.O. ad una contenzione farmacologica temporanea, chiamando in causa uno specialista, un agente della polizia, che non se ne va , fino a che non c'è più pericolo e un utente esperto che lo potrebbe condurre in una recovery .

Se è un intossicato, lo si disintossica, gli si propone il depot e lo si rimanda a casa, evitando un inutile, dispendioso  e assurdo ricovero volontario.

Aggiungerei inoltre ,  la recidività e intaccherei la patente dei furbetti, avvisandoli .

Il paziente, ha un alternativa per collaborare con il medico: l'utente esperto, che in maniera empatica limita i danni e dà una speranza di resilienza, non l'infermiere che è un bracciante, forse potrebbe andare  bene lo psicologo, ma non ha quelle cicatrici dell'esperto, che non sono tatuaggi , tanto per intenderci.

Come ultima spiaggia,  c'è il poliziotto con la contenzione meccanica, visto che è stata infranta la legge.

Per quanto riguarda le telecamere, ci sono già, condizionano negativamente  gli intossicati, facendoli diventare più furbi, aumenta la sofferenza  degli altri utenti e potrebbe nascere una mania di persecuzione persistente, infine  l'utente potrebbe peccare di protagonismo e fare danni.

Credo che il top di un ricovero sia quello di essere accompagnato da una persona fiduciosa, il medico deve fare il suo lavoro e capisco che è difficile prendere delle decisioni , mentre un utente esperto può essere un amico/ mezzo psicologo.

 

Grazie per l'attenzione.

 

Domolato Claudio Luciano empaticamente il "DOMO "

Parma

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Concetta (mercoledì, 17 novembre 2021 12:55)

    Ciao Domo. Grazie per queste considerazioni lucidissime. Purtroppo noi abbiamo perso perché pensionata una dott. Così è siamo in un mare tempestoso

  • #2

    Susanna Brunelli (giovedì, 18 novembre 2021 09:01)

    Questo intervento è estremamente toccante, un frammento di tragedia famigliare forte che tocca la mia anima ogni volta che leggo questa storia, grazie Domo per il coraggio e la forza che hai e anche per la saggezza che hai maturato con la tua esperienza.
    Susanna B.

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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