TI DEVO PARLARE DI ANGELI E DI STREGHE. Il mondo interiore del gruppo «Al di là delle voci»

TI DEVO PARLARE DI ANGELI E DI STREGHE

Il mondo interiore del gruppo

«Al di là delle voci»

di Stefano Cavallini 

Edizioni Sensibili alle Foglie, 2021

 

Questo libro è stato segnalato da Monica (Momo) Zatti di Iseo (BS).

 

Monica è stata l’organizzatrice del Convegno del 9 ottobre 2021 a Corte Franca

delle PAROLE RITROVATE IN FRANCIACORTA

 

Questo libro è stato presentato durante il Convegno.

 

 

In questo libro gli «uditori di voci» si raccontano con versi poetici, nei loro incontri. Il gruppo di auto-mutuo-aiuto, nell'ottica della presa in carico da parte dei servizi, può essere percepito come una risorsa che favorisce la riduzione del disagio psichico e sociale e il miglioramento della qualità di vita, intesa nella sua complessità: la famiglia, la vita affettiva, il lavoro, le amicizie e tutto ciò che vive attorno alle persone. L'auto-aiuto è quindi un mezzo relazionale per assicurare ai partecipanti del gruppo un sostegno emotivo. All'interno del gruppo ogni sforzo personale indirizzato a risolvere il proprio problema diventa nello stesso momento risorsa per risolvere un problema comune. Nel gruppo le persone parlano delle loro voci, quali sono, di chi sono, quante sono, cosa dicono, dove le sentono e quando le sentono, se sono voci buone o che insultano. Si verifica così una sorta di effetto per cui chi dà aiuto tentando di trovare nuove strategie, nella realtà modifica se stesso nel rapporto con l'altro.

 

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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