STUDIARE IN CARCERE: UN DIRITTO SULLA…CARTA

Il diritto allo studio universitario…sulla carta

C’è un capitolo dell’annuale “Rapporto sulle condizioni di detenzione” redatto dalla Associazione Antigone nel 2019 che riguarda la possibilità di seguire studi universitari in carcere.

 

DA varieventuali@rossetorri.it

29/11/2021 22:50

A  menteinpace@libero.it  

 

Ne riportiamo alcuni brani:

 

I poli universitari in carcere (a cura di Franco Prina)

Come per ogni aspetto della vita carceraria, non mancano norme che, “sulla carta”, affermano tra i diritti dei detenuti anche quello di perseguire gli studi, a diversi livelli, dunque anche universitari.

I principali richiami a tale diritto si collocano nel contesto della riforma dell’ordinamento carcerario che aprì, nel 1975, gli istituti, se così si può dire, alla logica e ai discorsi, ancorché non al loro effettivo riconoscimento dei diritti. Le formule utilizzate non sono così nette come l’affermazione di un vero e proprio “diritto” richiederebbe.

 

(OMISSIS)

 

Concludendo, avendovi spiegato dettagliatamente come funzionano gli studi e i trasferimenti, vi assicuriamo che tutto ciò che è previsto è bello ma purtroppo nel senso pratico non è così, bisogna lottare anche per un singolo trasferimento per studiare, o poter partecipare a concorsi proposti da altri istituti.

I trasferimenti per motivi di studio, professionali o lavoro dovrebbero essere garantiti, assicurati e non che devono essere valutati perché ciò che si chiede fa parte del trattamento intramurario e non è che uno non vuole restare in un determinato istituto penitenziario ma esistono istituti che non hanno nulla da offrirti, perciò se vuoi dare una svolta alla tua vita interna devi migrare in un altro istituto mirando bene a ciò che possa offrirti.
Nemmeno chiedessimo di poter andare a casa nostra, noi chiediamo semplicemente un trasferimento per poter sfruttare questo tempo al meglio, per arricchire noi stessi e poter dare una nuova immagine e tutto ciò che di buono abbiamo appreso un giorno poterlo portare all’infuori di queste mura e magari renderlo utile per il futuro.

 

A presto un saluto

OMAR P.
UOMO OMBRA ANGELO S.

 

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 Claudio Giunta

«Ma se io volessi diventare una fascista intelligente?»

L'educazione civica, la scuola, l'Italia

Rizzoli, 2021

 

Agile, ironico, allo stesso tempo equilibrato e tagliente, ma soprattutto profondamente antimanicheo, questo libro riflette con intelligenza sugli spazi, i tempi, i metodi e i contenuti di un approccio alla scuola che non sembra più in grado di intercettare i veri bisogni educativi dei ragazzi italiani, e osserva secondo una prospettiva nuova un insegnamento cruciale che fin qui è stato affrontato in maniera sconclusionata, retorica e persino controproducente.

«Ma se io volessi diventare una fascista intelligente, perché mai la scuola e lo Stato dovrebbero impedirmelo?» Claudio Giunta se l'è sentito chiedere da una studentessa alla fine di una lezione in un liceo. Una domanda niente affatto banale – anzi, acuta e attualissima – che avrebbe meritato una risposta chiara e articolata, se un insegnante non l'avesse subito bollata come «provocazione», troncando ogni possibilità di dialogo. Questo libro nasce anche dal desiderio di dare una risposta sensata al quesito che la studentessa ha posto con ovvio intento polemico: «Lo Stato e la scuola» osserva Giunta «non dovrebbero impedirle di diventare una fascista intelligente, ma dovrebbero agire in modo tale da non fargliene venire la voglia, e prima della voglia l'idea».

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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