PAROLE IN FOLLE. La salute mentale in Africa, raccontata in 6 podcast

Iniziativa segnalata da Anna Gatti

Le Parole Ritrovate - Padova

 

Disagio mentale, identità, migrazioni. Attraverso le voci poetiche dei giovani africani la testata giornalistica Voci Globali raccoglie i suoi due progetti Afro Women Poetry e One Global Voice. Il primo riguarda la poesia contemporanea al femminile dell’Africa sub-sahariana. Il secondo invece la salute mentale, quella che in Africa è spesso chiamata follia e che noi raccontiamo attraverso l’esperienza e la scrittura, anche in questo caso, di giovani poetesse e poeti, slameur e slameuse, artiste/i di spoken word.


Le testimonianze raccolte sono tante, noi ne abbiamo scelta qualcuna per rappresentare quel mondo giovanile – ma non solo – sopraffatto da crisi personali, dal giudizio altrui, dalle conseguenze della pandemia, dagli effetti di un isolamento esistenziale o reale, dalla povertà, da quella mancanza di prospettive e speranza nel futuro che spinge alla fuga, a tentare strade diverse: l’attraversamento dei confini e del mare. Le migrazioni…


Da oggi, e per sei settimane, racconteremo storie, ascolteremo storie. Storie e parole, generate dal disagio mentale, dalla difficoltà di vivere. Parole folli. Parole in attesa, anch’esse, di una via di fuga da quelle catene che stringono il cuore, che tengono immobili, piegati sul dolore. Parole che non hanno bisogno di essere spiegate, interpretate, analizzate. È questa la forza della poesia, dopotutto. I testi che ascolterete toccano quindi il tema della salute mentale, ma anche quello dell’identità, dei danni provocati dalle colonizzazioni, dei viaggi dei migranti. E poi uno sguardo particolare alle donne, voci protagoniste di un’Africa che cambia, che vuole raccontarsi e che, determinata, combatte e spazza via stereotipi stantii.

 

·         Prima Puntata

Data 21 marzo 2022 (si può riascoltare) Durata18:39

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Tratto da: https://www.spreaker.com/show/parole-in-folle

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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