LA CAPACITÀ DI PERDERSI: l’arte naif, l’arte psicopatologica, l’art brut, l’arte irregolare

Comunicato stampa

venerdì 20 maggio ore 11.00

ACCADEMIA ALBERTINA DI BELLE ARTI DI TORINO

Salone d’onore

 

DA info@gliacrobati.com sa 07/05/22 16:03

 

Conversazione a cura di Bianca Tosatti

LA CAPACITÀ DI PERDERSI È QUALCOSA CHE L’UOMO DEVE TENERE CON SÉ, COME SI TIENE IN CASA UNA MEDICINA ANCHE SE NON SI È AMMALATI.

 

Presentazione e analisi di alcuni nodi critici che restano ancora vivi alla nostra attenzione:

 

·         L’Arte Naif, ovvero quel tipo di opere che non descrivono la natura e non si collocano nella storia, ma galleggiano in una dimensione meta temporale, come i disegni dei bambini a cui tante volte sono state assimilate.

·         L’Arte Psicopatologica. Sebbene negli anni 50 e 60 molti psichiatri cercarono di individuare il “tipico” di alcune produzioni creative che avrebbero rappresentato le stereotipie, le allucinazioni, i deliri, i manierismi dei catatonici, le fantasie isteriche, le ossessioni ecc. fortunatamente questa visione deterministica e semplicistica è stata corretta e ammorbidita dalla psicoanalisi fino al punto in cui oggi sarebbe ridicolo fare diagnosi attraverso le opere, costruire cioè vere e proprie “patografie”.

·         L’Art Brut. Derivante dalla teorizzazione dubuffettiana, dobbiamo proprio alla rigidità concettuale di quella teoria la definizione di uno statuto grazie al quale è stata possibile la raccolta e la conservazione di opere destinate  all’incuria e all’oblio.

·         Gli atelier. La condizione di cronicità psicotica non istituzionalizzata, la strumentazione e lo spazio per attività espressive, la disponibilità umana, la sensorialità, la sensualità, la fantasia e l’invenzione tecnicamente assistita, lo spazio di setting, di teoria e prassi psicoanalitica e psicoterapeutica: l’atelier è il luogo dove tutte queste componenti si incrociano, è il luogo di fronteggiamento di possibilità catastrofiche che riguardano tutti.

·         L’Arte cosiddetta Irregolare. Sono alcune opere che pretendono che accantoniamo le interpretazioni che ci sono state fornite per andare dentro le “formulazioni” (formulazione: Gestaltung, ovvero dare forma rappresentativa).

 

Con l’occasione la presentazione di un libro della relatrice Bianca Tosatti (Con il senno di poi. Nulla rimane fermo, nulla rimane nostro, Prinp Editore, 2021), dove si raccolgono alcune esperienze inedite.

Incomincia con una capra e finisce con un cavallo, ma in mezzo ci sono leoni, pesci, cani e altre creature animali. Alcuni capitoli sono indipendenti, potrebbero essere dei fascicoli staccabili.

Il libro è il risultato di un recupero di testi alla deriva galleggianti nel tempo vuoto e inquieto di un trasloco. L’inquietudine, ribadita nell’isolamento crudele delle quarantene, ha prodotto nelle storie visionarietà e sconfinamenti, digressioni e controcanti.

L’obiettivo è quello di riconciliare la critica con la narrazione accettando che l’oggetto artistico denudi la sensibilità di chi lo guarda: per questo oltre ai documenti storici l’autrice considera l’importanza degli indizi, dei frammenti disorganizzati, di ciò che in genere viene taciuto nell’esperienza dell’incontro con l’arte.

 

Bianca Tosatti ha organizzato mostre di Arnulf Rainer, Andy Warhol e altri grandi maestri del moderno-contemporaneo, ha costruito grandi collezioni, ha insegnato e le piace insegnare.

Dagli anni ’90 si è dedicata allo studio sistematico dell’Arte Irregolare, definizione coniata proprio per ampliare i concetti un po’ concentrazionari di Art Brut e Outsider Art; su questo tema ha organizzato  molte mostre che raccoglievano criticamente documenti inediti da tutto il mondo: Lanormalita' dell'arte, al Refettorio delle Stelline di Milano nel1992; Figure dell'anima, Arte irregolare in Europa nel 1998 al Castello Visconteo di Pavia e in Palazzo Ducale di Genova; Oltre la ragione, le figure, le storie, i maestri dell’arte irregolare al Palazzo della ragione di Bergamo nel 2006 e alla Galleria d’arte moderna del Principato di Monaco nel 2007.

Ha lavorato molto, dal 2013 al 2015, alla progettazione di un MAImuseo che è stato fatto e disfatto per mancanza di risorse economiche dopo due anni e indimenticabili mostre.

La sua vastissima collezione è stata acquisita dalla Casa dell’Art Brut di Mairano di Casteggio.

 

Introducono

Edoardo Di Mauro, Direttore Accademia Albertina di Belle Arti

Roberto Mastroianni, docente di Antropologia Culturale presso l'Accademia Albertina

 

Evento formativo rivolto agli studenti, ma aperto al pubblico in particolare a:

insegnanti, educatori e al personale che cura la mediazione culturale nell’ambito di Per arte e per lavoro 2022, a cura di Fermata d’autobus Onlus, Gliacrobati e Forme in bilico, in collaborazione con Artenne, Arteco. Con il sostegno della Città di Torino, Divisione Servizi Sociali, Socio Sanitari, Abitativi e Lavoro, Area Inclusione Sociale.

 

PER INFO

info@gliacrobati.com

011 0375718

3483615173 (Raffaella Bortino)

 

ACCADEMIA ALBERTINA DI BELLE ARTI DI TORINO

Via Accademia Albertina 6, 10123 – Torino

 

Tel: 011 89 73 70  

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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