IN PSICHIATRIA NON CI SONO I PAZZI MA CHI HA BISOGNO DI AIUTO

"In psichiatria non si entra perché si è 'pazzi', ma perché si ha bisogno di aiuto"

 

Pubblichiamo la lettera di una giovane ricoverata all'ospedale di Cuneo che ringrazia lo staff medico: "Mi hanno dato la forza per tornare a vivere"

Articolo segnalato da Filippo Manti

Presidente di MenteInPace

 

Lettera inviata a CuneoDice.it

quotidiano on-line

 

Gentile direttore,

sono una giovane ragazza e sono stata ricoverata nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Cuneo, in quanto affetta da DCA (disturbi del comportamento alimentare). In quel luogo le persone comuni spesso pensano che ci siano i "matti" e invece proprio tra quelle mura ci sono "solo" persone tanto sofferenti. Proprio lì ho trovato una mano tesa a cui aggrapparmi, uno sguardo di conforto, una parola, un abbraccio al momento giusto.

 

La dottoressa Esposito, il dottor Cavallo, le altre dottoresse, Lucio, Roberto, Grazia, tutti gli infermieri, OSS, psicologi, e tutto il team di figure professionali presenti non mi hanno aiutato solo dal punto di vista fisico, ma sono riusciti ad arrivare dentro nel profondo dove pochi sono in grado di arrivarci. Perché la sofferenza dell'anima non si vede e spesso non si vuole vedere, perché il mondo corre veloce e le persone che cadono lungo la strada sono considerate deboli, e chi si fa aiutare é fragile. Invece farsi aiutare é un atto di coraggio, di consapevolezza per tornare a vivere serenamente con sé stessi. Non posso dire di essere ancora guarita, ma entrare in questo reparto mi ha cambiato in meglio.

Non era il mio primo ricovero e loro sono riusciti a darmi una mano, a darmi un paracadute e le istruzioni per usarlo onde evitare di schiantarmi al suolo. Mi hanno insegnato a comprendere il dolore, la sofferenza, e che la vita è un insieme di alti e bassi e con rispetto mi hanno dato quella spinta per risalire e continuare il mio cammino. Queste persone sanno ascoltarti e cercano di fare entrare la luce in quelle grandi e piccole crepe che ci portiamo dentro. Tutto ciò è per dirvi che in psichiatria non si entra perché si è "pazzi" ma perché si ha bisogno di aiuto. Ringrazio tutto il personale e anche i pazienti che ho incontrato, perché in un modo o in un altro mi hanno dato la forza per tornare a vivere. Mi hanno fatto capire che vivere comporta sofferenza, ma che si può vivere nonostante essa. Grazie di esservi presi cura di me.

 

O.G.

 

 

Tratto da: https://www.cuneodice.it/varie/cuneo-e-valli/in-psichiatria-non-si-entra-perche-si-e-pazzi-ma-perche-si-ha-bisogno-di-aiuto_63312.html

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Commenti: 1
  • #1

    Susanna Brunelli (venerdì, 10 giugno 2022 08:24)

    Mai sentito tanti elogi alla psichiatria, quindi, tutto è soggettivo, trovo molto raro un riscontro di questo tipo e sono piacevolmente sorpresa.
    Auguro a questa ragazza tutto il meglio e che posso essere lei stessa di supporto ad altre persone con il suo stesso disagio.
    Sono molto felice per lei, vorrei leggere tantissime lettere di questo tipo.
    Grazie!

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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