DALLE CATTIVE ALLE BUONE PRATICHE. Una testimonianza diretta (Susanna Brunelli)

Corte Franca 11 giugno 2022

DALLE CATTIVE ALLE BUONE PRATICHE

nei percorsi di cura in salute mentale

 

questo è l’intervento presentato da Susanna Brunelli di Verona

al Convegno di Corte Franca (BS) delle Parole Ritrovate di sabato 11 giugno 2022

 

Ho fatto una riflessione come famigliare e come diretta interessata; COSA SI INTENDE PER CATTIVE PRATICHE E COSA SI INTENDE PER BUONE PRATICHE IN PSICHIATRIA?

Secondo   me,   è   buona   pratica   in   psichiatria         tutto   ciò   che  corrisponde   alle aspettative del diretto interessato in primis e dei familiari poi.

Cosa intendo per aspettative di buone pratiche ?

ASCOLTO :  

E’   BUONA   PRATICA   SAPER   ASCOLTARE   CON   EMPATIA   E   ATTENZIONE   COSA   VUOL COMUNICARE UNA PERSONA CHE MANIFESTA UN DISAGIO PSICHICO O UN COMPORTAMENTO INSOLITO, ANCHE SAPER OSSERVARE CON OCCHIO ESPERTO E LEGGERE DIETRO LE RIGHE, E’ BUONA COSA LAVORARE CON E NON  PER LA PERSONA,  AIUTARE LA PERSONA AD AUTODETERMINARSI E DIVENTARE PIU’ AUTONOMA POSSIBILE E’ UNA  BUONA PRATICA 

.

         SAPER INSTAURARE UN RAPPORTO DI FIDUCIA, e' buona pratica

TEMPO :

IL   TEMPO   E’   UN   ELEMENTO   PREZIOSISSIMO,   INFATTI   C’E’   SEMPRE   POCO   TEMPO;   PER ASCOLTARE,   CONDIVIDERE,   PARLARE,   CHIEDERE   E   RICEVERE    INFORMAZIONI,   I   COLLOQUI   DI PSICOEDUCAZIONE SONO     INCONTRI BREVI, SPESSO, DIRADATI A INTERVALLI NON SUFFICIENTI PER POTER FARE UN QUADRO AMPIO DELLA SITUAZIONE E PER CERCARE VALIDE SOLUZIONI PERSONALIZZATE, SPESSO SONO BASATI SULLA LETTERATURA E I PROTOCOLLI.

 

FARMACI:

UTILIZZANDO IL TEMPO E L’ASCOLTO ATTIVO ED EMPATICO, (e qui ritorna la questione del

tempo come protagonista) SI PUO’ EVITARE DI FAR USO DI METODI SBRIGATIVI E COERCITIVI           PER CONCLUDERE IN FRETTA SITUAZIONI COMPLICATE.

IL FARMACO USATO CON ATTENZIONE E SAPIENZA E’  BUONA PRATICA          , USATO ED ABUSATO E’ UNA CATTIVISSIMA PRATICA, PRESCRIVERE E         NON SAPER SCALARE COME SI DEVE GLI PSICOFARMACI E’ DA  INCOSCIENTI E SPROVVEDUTI         , SECONDO ME.

INFORMARE LA PERSONA SUGLI EFFETTI DESIDERATI E INDESIDERATI DEI FARMACI, CONCORDARE INSIEME ALLA PERSONA DIRETTA INTERESSATA ,   E' BUONA PRATICA

IL PICCOLO CHIMICO E’ UN GIOCO, NON DEVE ESSERE UNA CATTIVA PRATICA IN PSICHIATRIA.

IMPORRE COSE CHE NON SONO GRADITE E MINACCIARE DI TSO E’ VIOLENZA VERBALE CHE FA LEVA SULLA PAURA,  CATTIVISSIMA PRATICA         

.

TROPPI FARMACI VENGONO USATI PER SEDARE EMOZIONI E SENTIMENTI, CHE SE POTESSERO            ESSERE ESPRESSE E CONDIVISE CON PERSONE CHE LE SANNO CAPIRE, GESTIRE E INCANALARE POTREBBERO EVITARE, A VOLTE, COMPORTAMENTI        E GESTI ESTREMI, PER NON PARLARE DELLA SFERA SESSUALE CHE VIENE COMPROMESSA NOTEVOLMENTE, SOPRATTUTTO   PER I GIOVANI MA NON SOLO DIVENTA UN PROBLEMA   SUL   PROBLEMA,   UNA   GRAVE   CONSEGUENZA   DELL’ASSUNZIONE   PROLUNGATA   DI PSICOFARMACI   ANTIDEPRESSIVI,   SI   CHIAMA   SINDROME   DA   post-SSRI   CHIAMATA   PSSD,   CHE   VIENE SOTTOVALUTATA DICENDO CHE SONO TUTTE CONSEGUENZE DOVUTE ALLA DEPRESSIONE, NOOOOOO, DI QUESTO SE NE DEVE PARLARE.

UN GRANDE SUPPORTO POTREBBE  ESSERE COINVOLGERE CON IL LORO INTERVENTO I PEER SUPPORTER (Supporto alla pari) O ESP, (Esperto Per Esperienza)

 

NON ASSOCIARE QUALSIASI FORMA DI RIABILITAZIONE PSICHIATRICA  AI FARMACI

E’ COME ANDARE AL RISTORANTE E FARSI SERVIRE IL PASTO SENZA IL BERE.

IL   PASTO   RISULTA     INCOMPLETO   E   NON   SODDISFACENTE,   PREFERIBILMENTE     SERVITO   CON AMOREVOLEZZA E IL SORRISO, FA SICURAMENTE LA DIFFERENZA, COME BUONA PRATICA

 

UN PIANO TERAPEUTICO PERSONALIZZATO E’ BUONA PRATICA;

FARE UNA RICERCA APPROFONDITA SULLA SITUAZIONE REALE DEI VARI ASPETTI CHE COINVOLGONO UNA PERSONA, FARE UNA DIAGNOSI DIFFERENZIALE È IMPORTANTE PER CAPIRE SE IL DISAGIO VIENE DA UNA CONDIZIONE FISICA, CHIMICA O BIOLOGIA, CONSIDERARE IL CONTESTO IN CUI LA DEPRESSIONE O IL DISAGIO SI MANIFESTA,  E’ BUONA PRATICA. MA QUANTE VOLTE VIENE FATTO? FORSE DOPO L’ASSUNZIONE DEI FARMACI CHE CAUSANO   CONSEGUENZE   DI   ALTRO   GENERE   CHE   SI   AGGIUNGONO   AL   PROBLEMA   INIZIALE,   CHE INNESCANO SITUAZIONI DIFFICILMENTE RICONDUCIBILI ALLA CAUSA INIZIALE.

IL   CONTESTO   FAMILIARE   NON   DEVE   ESSERE   SCOLLEGATO   DALLA   PERSONA   DIRETTA   INTERESSATA, L’ASPETTO SISTEMICO RELAZIONALE VA’ PRESO IN CONSIDERAZIONE, SEMPRE, se si vuole parlare di buone pratiche.

TSO - CONTENZIONE, FARE TUTTO IL POSSIBILE PER EVITARE UN TSO E‘ BUONA PRATICA, MINACCE DI TSO SE NON SI VUOLE FARE IL DEPOT (cosa che succede moooolto spesso) , SEMINANDO  PAURA E USARE MODALITÀ' PATERNALISTICHE E’ CATTIVISSIMA PRATICA.

FARE QUELLO CHE STIAMO FACENDO E’ BUONA PRATICA; (mi riferisco all'incontro di Parole Ritrovate che è avvenuto il   giorno 11 giugno 2022) a Corte Franca (BS).

IL FARE ASSIEME;

condividere la propria esperienza e testimonianza, unire le forze tra operatori, persone con disagio mentale e i loro familiari, ben visti anche i cittadini che vogliono comprendere e portar il loro contributo.

 

OCCUPARSI DI GIOVANI            IN VIA DEL TUTTO PREVENTIVA PER EVITARE UN PROCESSO DISASTROSO INFORMARE E FORMARE LE FAMIGLIE SUI VARI DISAGI CHE POTREBBERO ANDARE INCONTRO NELL’ ETA’ EVOLUTIVA.

 

IL PIU’ DELLE VOLTE PARTE TUTTO DA LI !!!!

GRAZIE !

 

SUSANNA BRUNELLI

 

susi.brunelli@gmil.com

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Commenti: 1
  • #1

    L (lunedì, 20 giugno 2022 14:20)

    Salve, giungo su questo sito da ricerche sulla Disfunzione sessuale post SSRI, in quanto sono io stessa una donna colpita dalla sindrome (da molti anni ormai) e a contatto con molte altre giovani persone che ne soffrono, chi da più e chi da meno tempo. Gli antidepressivi serotoninergici vengono prescritti oggi per miriadi di problemi più o meno gravi; chi soffre di sintomi persistenti dopo la sospensione, in mancanza di una cura, vorrebbe solo poter tornare indietro e non prendere quel farmaco dal quale si aspettava di ottenere beneficio fidandosi del medico / psichiatra, e non certo di poter restare danneggiato. Grazie Susanna per parlare anche di questo orribile rischio ai convegni.

    Cambiando argomento, ho un'idea che vorrei suggerire a chiunque tra voi la trovasse una buona idea ed avesse la facoltà di concretizzarla. Da piccola uscivo dalla messa rasserenata: era effetto delle canzoni cantate in chiesa (dagli altri). Dentro le chiese, forse per come sono strutturate, i cori hanno un riverbero speciale. Si potrebbero sfruttare le chiese non solo per le messe ma per momenti di incontro e canto collettivo di belle canzoni (non da messa), eventualmente anche usando strumenti grezzi tipo "tribali", credo che potrebbe avere un potere benefico sull'umore non da poco!

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

Edizioni Alpha Beta Verlag

 

In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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