STIMA CONTRO STIGMA. Una ricerca con 30 interviste a utenti sullo stigma

Nella programmazione della settimana per Robe da Matti, nel tardo pomeriggio di martedì 11 Ottobre 2022 dalle ore 17 alle ore 20 presso il Polo Culturale Lombroso 16, via Lombroso 16, Torino, un gruppo di ricerca presenterà quanto emerso da 30 interviste fatte a persone seguite dai servizi psichiatrici del torinese, sul tema dello stigma. Nelle nostre conclusioni emergeranno nuovi aspetti del problema e poi apriremo la discussione.

 

La ricerca, sostenuta dall'associazione Il BANDOLO e inpartenariato con l'associazione +Diritti di Settimo e con Progetto Itaca Torino, è stata condotta da cinque persone che fanno parte del Gruppo di Ricerca per la Salute Mentale “Conoscere per Migliorare”, dell’Associazione Insieme. E’ un valore aggiunto la partecipazione nel gruppo di due Esperti per Esperienza, persone che hanno vissuto periodi di sofferenza psichica, di due familiari e di una psichiatra.

 

Obiettivi della ricerca

Individuare se, e in quale forma, lo stigma (pregiudizio, paura immotivata, ecc….) nella società e nei rapporti interpersonali incida negativamente nella vita delle persone. Comprendere quanto l’accettazione della propria sofferenza possa essere utile e quali potrebbero essere le tappe per stare meglio, per arrivare a quello che oggi si definisce recovery, una vita armoniosa nel benessere sociale.

IL nostro desiderio è di contribuire a ridurre lo stigma, contrapponendo la conoscenza all’ignoranza, alla paura e al pregiudizio.

Metodo della ricerca

Abbiamo iniziato con l’intervista tra noi componenti del gruppo per sperimentare le reazioni a domande che andavano a toccare vissuti profondi. Abbiamo voluto superare la classificazione semplificante tra chi è paziente e chi non lo è.

Abbiamo cercato di uscire dai ruoli rigidi e avere un linguaggio in comune per mettere in discussione il senso comune.

 

 

GRUPPO di RICERCA per la SALUTE MENTALE “CONOSCERE per MIGLIORARE Torino

 

             Il nostro è un gruppo  eterogeneo  formato da persone che hanno  in comune, in qualche modo, la conoscenza della malattia mentale: c’è chi il disagio psichico lo ha provato sulla propria pelle  e lo tiene  a bada, c’è chi tra noi accompagna un proprio caro nel  difficile percorso della cura avendo come traguardo la  “recovery” della propria figlia o figlio, sorella o fratello, moglie o marito, ci sono operatori del settore (educatori, psichiatri  e psicologi) che vedono quotidianamente la sofferenza della malattia.
Per questo contatto stretto e continuo con il disagio psichiatrico ci sentiamo di definirci “esperti per esperienza”.
Siamo un gruppo che condivide forti sentimenti: il dolore, a volte la disperazione, ma anche la  forte speranza e la fiducia  che qualcosa possa cambiare. L’incontro con uno psichiatra e uno psicoterapeuta  “illuminati” può fare la differenza nella cura e negli esiti come ci testimoniano tutte le storie di guarigione.

Nell’autunno 2016, da questa constatazione e da varie discussioni in sedi diverse, tra cui l’Associazione Insieme, il Gruppo Famiglia, il Caffè Basaglia e sul web, emergevano nodi cruciali e problematici :  il funzionamento dei Servizi, l’uso dei farmaci e i loro effetti collaterali, i ricoveri in SPDC, la qualità dei luoghi di cura, i fini riabilitativi delle Comunità e dei Gruppi Appartamento, i possibili diversi approcci terapeutici e percorsi di cura flessibili e differenziati.

I molti interventi sollecitavano a conoscere realtà e metodi di cura differenti o complementari a quelli applicati nella nostra Regione per cui il gruppo originario ha iniziato un percorso di ricerca e di studio condotto e sostenuto  dal dottor Alberto Taverna, psicologo e terapeuta familiare,  su argomenti inerenti alla salute mentale per dare una consistenza scientifica alle esigenze di innovazione e di cambiamento nelle pratiche di cura dei Servizi. Circa una trentina di testi sono stati analizzati e sintetizzati su temi quali: le terapie (farmaci ed altro), Dialogo Aperto, modalità di intervento dei Servizi, Recovery, Lavoro.

Il dottor Taverna è stato il mentore e la guida in questo lavoro di ricerca in quanto egli stesso ha applicato nella sua pluritrentennale carriera professionale metodi innovativi e diversificati.

Gli studi e il lavorare fianco a fianco con uno psicologo- psicoterapeuta ne ha fatto capire l’importanza. Un approccio sistemico e integrato in cui lo psicologo assume il ruolo di regista e coordinatore nel percorso di cura, dialogando con il paziente, la famiglia e le altre figure professionali (psichiatra, educatori …) permette un “ buon lavoro di squadra”. Il lavoro di rete, che in molti Paesi è routine, può portare a cambiamenti e miglioramenti a lungo termine, può creare un ambiente, non mi piace ma nn mi viene, all’interno del quale paziente e famiglia possano realmente sentirsi accolti e supportati. Percorso realizzabile e realizzato con buoni risultati, con alcuni membri del Gruppo.

 

I risultati degli studi del Gruppo di ricerca, a partire dal 2018, sono stati esposti in varie iniziative pubbliche, quali: Presentazione al 48° Congresso Nazionale della Società di Psichiatria -Lingotto Torino, “Officine della Salute”, “Prevenire e curare il disagio giovanile”, “Prevenzione e caregivers”, le varie edizioni di “Robe da Matti”, incontri con ASL del territorio piemonte, “Bando qualità ASL”, oltre a numerosi  incontri con familiari di pazienti con disagio psichico e operatori di alcune Asl, in particolare durante il periodo delle chiusure dovute al Covid con il gruppo di ascolto online “Lontani ma vicini. Anche troppo”, condotto dal dott.Taverna. .

             L’interesse e la partecipazione riscontrate negli incontri pubblici dimostrano che nel mondo della psichiatria piemontese esiste, a livello trasversale, una profonda esigenza di rinnovamento e di maggior attenzione nei confronti della cura di chi soffre per un disagio mentale e delle famiglie che ne sono pesantemente coinvolte.

Il Gruppo si è reso conto che l’informazione può aiutare a comprendere quello che sta succedendo al malato e nella famiglia del paziente, e ad averne meno paura; il Gruppo ha capito che diffondere le conoscenze su modi diversi di approccio alla malattia mentale e sui percorsi che altre Regioni italiane e altri Stati mettono in campo, può offrire una speranza a coloro che sembrano non averne più e costituire uno spunto ai Servizi per operare al meglio. Soprattutto abbiamo colto un bisogno nelle famiglie di essere ascoltate e supportate nel loro difficile impegno di caregiver. Aiutare una famiglia a stare meglio, aiutarla ad instaurare una relazione corretta con il proprio caro ammalato, vuol dire sostenere il paziente nel suo percorso di recovery.


               L’insieme delle ricerche, studi, risultati degli incontri sono confluiti in un testo sotto forma di DOSSIER che è stato presentato in molte occasioni e che,  nel 2019, è stato reso in un VIDEO e in un cortometraggio coinvolgenti “Malattia mentale e Guarigione - dal buio alla luce” che uniscono fiction, rappresentazioni simboliche e interviste tematiche, con un montaggio serrato che cattura l’attenzione dello spettatore rispetto a questi argomenti (www.youtube.com, CxM Conoscere per migliorare).
 
Le attività del gruppo “Conoscere per Migliorare” sono continuate con la partecipazione :

- alle giornate del Laboratorio di Capacitazione “Le associazioni e la salute mentale in Piemonte”, organizzato dalla dottoressa Dirindin con IRES e CORIPE Piemonte;
-  ai convegni WAPR “Servizi di salute Mentale - Utenti, Familiari, Operatori” ;
-  al convegno “Il male mentale, strategie di fronteggiamento” - Università degli studi di Torino;
-  alla ricerca sul tema della riduzione e sospensione degli psicofarmaci nell’ambito del gruppo internazionale IIPDW, organizzato in Italia, dai dott. Tibaldi, Macario, Pocobello;
- ai tavoli di co-programmazione e di co-progettazione attivati dall’ASL città di Torino;

- nel 2020, da un’idea di Utenti esperti del gruppo, al Bando della Fondazione Compagnia San Paolo, in collaborazione con Associazioni, Enti, Cooperative, Università, ASL, con il progetto  “Rete Civica per il Benessere” rivolto a giovani utenti dei Servizi per i quali si sono attivati, nel giro di due annualità a partire dal 2021, percorsi personalizzati per il raggiungimento dell’autonomia attraverso il sostegno alla vita comunitaria, all’autonomia abitativa, alla formazione e al lavoro; azioni che hanno visto la partecipazione attiva di familiari e Utenti esperti per esperienza.

Il progetto presentato è stato selezionato ottenendo il finanziamento che ha consentito  di realizzare le azioni previste;

- al Bando della Regione Piemonte sul tema del “Dopo di Noi - Solide Fondamenta”, con l’obiettivo della costituzione di una Fondazione di Comunità.
e la promozione :
- di attività sui temi del “Budget di salute” e dei “Progetti Terapeutici Individualizzati”;

- della ricerca “ Stima contro Stigma”, condotta attraverso interviste strutturate e rielaborate su basi scientifiche, sullo stigma. Lavoro che è in fase di presentazione a convegni e alle scuole.

 

Il gruppo di ricerca per la Salute Mentale “Conoscere per Migliorare” Torino               

settembre 2022

conoscerepermigliorare@gmail.com 

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Susanna Brunelli (domenica, 09 ottobre 2022 09:58)

    Molto interessante, sembra di no ma in Italia ci sono molti gruppi che si mettono a disposizione e che lavorano per migliorare e far emergere le criticità nella problematiche che riguardano la salute mentale, da ex utente, grazie!

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

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Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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