LA VITA E LA MORTE (Susanna Brunelli)

Paura di vivere e paura di morire, in mezzo c’è l’AMORE: l’opposto della paura. 

Chi ama non teme. 

Se viene meno l’amore per sé stessi, l’amore per gli altri, l’amore per la natura, per l’arte, per tutto ciò che si fa, si rischia di cercare di porre fine prematuramente al dono più importante che ci è stato dato: LA VITA

 

Il suicidio, la più estrema forma di protesta umana

Si, dico umana, perché non esiste in natura il suicidio. Ma esiste eventualmente il lasciarsi morire, che è una reazione istintiva ad un contesto che non permette di vivere dignitosamente, certamente non razionale come lo intende un essere umano.

Sociologicamente il suicidio è stato analizzato in modo approfondito da Émile Durkheim, sociologo, che ha individuato quattro tipi di suicidio collegati ai gradi d’integrazione e regolamentazione sociale: egoisticoaltruisticofatalista e anomico.

Secondo il sociologo francese, l’anomia è uno stato di cambiamento tra le aspettative normative e la realtà vissuta e può essere di due tipi:

·                     acuta: segue di solito ad un improvviso cambiamento, come la morte di un parente;

·                     cronica: dovuta ad un continuo mutamento sociale, proprio di una moderna società industriale.

Il concetto di anomia è centrale nelle analisi di Durkheim, soprattutto per quanto riguarda i suoi studi sul suicidio.

Personalmente, da “mancata suicida” concordo con queste 4 definizioni. Secondo la mia esperienza sono tragedie a volte annunciate a volte inaspettate, a volte procurate, a volte finte (omicidi travestiti)…

 

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 Susanna Brunelli

 

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Commenti: 1
  • #1

    Gianfranco Conforti (mercoledì, 16 novembre 2022 20:22)

    Complimenti. Una sofferenza che nasce dalla conoscenza in prima persona ( purtroppo) della problematica. Ma sa concludersi con leggerezza. È un tema spinoso ma su cui bisogna parlare senza chiudere gli occhi facendo finta di niente. Sono purtroppo di attualità i numerosi suicidi in carcere.

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

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Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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