DAI DIRETTORI DI DIPARTIMENTO NON SOLO LAGNANZE MA ANCHE IDEE

Salute mentale. Dai Direttori dei DSM non solo doglianze ma anche idee per il futuro

 

DA quotidianosanita@qsedizioni.it

16/1/2023 21:30

 

di Federico Durbano

Direttore Dipartimento Salute Mentale e delle Dipendenze

ASST Melegnano e della Martesana Lombardia

 

 

 

In quanto firmatario dell’appello dei 91 Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale italiani alle alte cariche della Repubblica, mi sento in obbligo di commentare quanto esposto da Ivan Cavicchi nel suo intervento su Quotidiano Sanità rispetto alla nostra lettera.


Intanto, partiamo da una premessa: tutti noi (i 91 firmatari formali, ma dietro di noi i numeri sono più ampi e comprendono anche i Direttori delle Strutture Complesse afferenti ai Dipartimenti e i Direttori non soci della SIP) siamo più che consapevoli che un 
cahier de doleances non si può limitare solo alle doleances
, pena una sua sostanziale inefficacia. Ma da qualche parte si deve pur cominciare. E la risonanza mediatica che ne è scaturita ci ha confermato della bontà della nostra scelta, oltre che andare nella direzione suggerita da Cavicchi stesso, ovvero quella di informare la cittadinanza e cercare di ricostruire un valido consenso con l’utenza.

 

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Tratto da:

 

https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=110276&fr=n

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Fame d'aria

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Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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