RECUPERIAMO LA NOSTRA CORPOREITÀ di Gianfranco Conforti

Per un concetto esteso di pet therapy

 

Pensando alla pet therapy mi è venuta in mente una cosa. In inglese il verbo to pet vuol dire, come verbo transitivo, “accarezzare, coccolare, vezzeggiare, viziare” e, come verbo intransitivo, “fare l’amore, sbaciucchiarsi, abbandonarsi ad effusioni amorose, pomiciare” (Zanichelli, 1990, pag. 678). Invece il termine pet ha due significati: come sostantivo indica “animale preferito” oppure “collera, malumore, stizza”, mentre come aggettivo indica “favorito, preferito”.

Perché quindi, quando si parla di pet therapy, s’intende una terapia (o meglio co-terapia poiché si affianca ad altre terapie farmacologiche e/o psicologiche secondo il modello dello psichiatra Boris Levinson che la introdusse nel 1960) che si attua grazie all’interazione essere umano-animale?

Eppure la maggior parte dei significati fanno riferimento a comportamenti o emozioni che si rifanno alle interazioni fra persone.

Ho l’impressione che sempre più persone siano portate a coccolare il loro animale preferito (gatto, cane o altro) in carenza di sani rapporti affettuosi fra esseri umani. Non solo non ci si accarezza fra estranei o fra colleghi, per evitare malintesi, ma anche, purtroppo, fra familiari. La carezza, l’abbraccio, sono considerati cose da “donnicciole” o, se praticati da uomini, utili per ammiccare un adescamento sessuale.

Fa scalpore la santona indiana detta Amma (Mata Amritanandamayi) che, all’età di 61 anni, gira il mondo in occasione dei tour chiamati Embracing the World ed ha già (pare) abbracciato più di 32 milioni di persone (vedi: http://www.ultimenotizieflash.com/curiosita/2014/11/10/busto-arsizio-la-storia-di-amma-la-santona-indiana-degli-abbracci). Ella sente il dovere, così afferma, di abbracciare chiunque soffra.

Purtroppo negli Stati Uniti, dove è forte la cultura di commercializzare tutto, c’è chi, conscio di questo aspetto sociale, ha fatto la scelta di farne una professione. Voi direte che la professione più antica del mondo è la prostituzione. No, non si tratta di questo. Si tratta proprio di affettuosità che non hanno niente a che vedere con l’erotismo e la sessualità. Nello stato dell’Oregon, ad esempio, una ragazza di nome Samantha Hess svolge (vedi www.cuddleuptome.com) la professione di “coccolatrice”, a 60 dollari all’ora. Come afferma Samantha  “nessuna esperienza erotica, ma solo quel livello di contatto umano che vogliamo o di cui abbiamo bisogno”.

Io penso che abbiamo bisogno di recuperare la nostra spontaneità, la nostra umanità esultando o arrabbiandoci a seconda dei momenti e nei limiti del rispetto dell’altro ma senza esagerare nel coartare i nostri sentimenti e le nostre emozioni. C’è bisogno di relazioni sociali che non stigmatizzino chi riesce, nei limiti, a essere sé stesso.

A fine della funzione religiosa cattolica non c’è forse lo scambio di un gesto di pace che si concretizza con la stretta di mano? È poco certo, ma tende a superare quell’isolamento che a volte non ti consente di accorgerti di chi è inginocchiato vicino a te.

Recuperiamo la nostra umanità; potremo così risparmiare 60 dollari.

 

Gianfranco Conforti 

MenteInPace, Cuneo

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IL PROGRAMMA 2017-2018

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Josè Saramago

SAGGIO SULLA LUCIDITA'

Feltrinelli

IV edizione, 2015

 

Leggere Saramago non è agevole; la sua scrittura è originale, come una lunghissima riflessione fatta a voce alta o meglio a voce stampata.

Pur essendo la punteggiatura volutamente anomala si capisce il senso dei dialoghi. Questo romanzo, pur ambientato a Lisbona, è molto attuale se si guarda l'esito delle ultime elezioni politiche in Italia.

Cosa potrebbe succedere di fronte ad una vera e propria rivolta dei votanti, pur nel rispetto del formalismo elettorale? Come potrebbe reagire il potere istituzionale?

Vorrei citare due frasi che ritengo paradigmatiche.

 

"Se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione".

(pag. 96)

 

"Si domandino davanti allo specchio se magari non siano di nuovo cieche, se questa cecità, assai più vergognosa dell'altra, non le stia deviando dalla giusta direzione, spingendole verso il disastro estremo che sarebbe il crollo forse definitivo di un sistema politico che, senza che ci fossimo accorti della minaccia, conteneva sin dall'origine, nel suo nucleo vitale, cioè, nell'esercizio del voto, il seme della propria distruzione o, ipotesi non meno inquietante, di un passaggio a qualcosa di completamente nuovo, sconosciuto, tanto diverso che, lì, allevati come siamo stati all'ombra di routine elettorali che per generazioni e generazioni sono riuscite a schivare quello che ora vediamo essere uno dei suoi assi più importanti...".

(pag. 165)

 

Le elezioni di cui parla l'Autore hanno dato un esito possibile ma significativo: una maggioranza schiacciante, attorno all'ottanta per cento, di schede bianche. Ciò determina reazioni esagerate da parte dei partiti, specie di quello al governo. 

Questo romanzo è da leggere dopo aver letto l'altra opera di Saramago, Cecità, poiche è praticamente la sua continuazione.

 

Gianfranco Conforti

 

Cosa succede a un paese se alle elezioni i cittadini decidono in massa di votare scheda bianca? Quali ingranaggi vengono sollecitati fino alla rottura, quali contromisure andranno messe in atto? Se lo chiede José Saramago con questo straordinario romanzo, avvincente come un giallo e penetrante come un’analisi (fanta)politica. L’ipotesi più accreditata è che ci sia un legame fra questa “rivolta bianca” e l’epidemia di cecità che, solo quattro anni prima, si era diffusa come la peste. Gli indimenticabili protagonisti di Cecità fanno quindi ritorno, per condurci in un viaggio alla scoperta delle radici oscure del potere. Un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo e spietato sui meccanismi del mondo nel quale esercitiamo (o crediamo di esercitare) ogni giorno la nostra libertà.