LA PAURA (di Sebj)


LA PAURA




Non so se questo quadro verrà mai pubblicato, visto che a me stimola sentimenti strani: 

paura, inquietudine, terrore.

Mi piacerebbe sapere: cosa risveglia in voi?

A me ricorda, quando ero piccolina, dormivo sempre con le braccia e le mani sul mio corpo, perché se un braccio penzolava fuori dal letto avevo paura che qualche cosa me lo prendesse (proprio così, una notte avevo sentito sfiorare, in sogno, il mio braccio da un mostro, o chissà da quale ragno enorme e peloso. Tutto questo è bastato per riempire il mio immaginario e, se devo essere sincera, ancora oggi le mie braccia riposano accanto al mio corpo: potrebbe esserci quel ragno che mi insegue da quando ero piccola)…..

Iniziamo come al solito dalla nascita del mio “quadro”: la preparazione dei materiali, molto accurata in questo caso perché devo assemblare del materiale di recupero e ogni singolo pezzo doveva avere la forma che mi colpiva.

Sentivo il bisogno di comunicare con il suddetto “la paura” per esprimere come mi sento in questo periodo…..

……oggi è sabato, ieri ho provato sentimenti strani, i brividi mentre assemblavo ogni piccola parte:

le figure attentamente legate alla rete per creare il vuoto tra una e l’altra. (la rete significa prigione, solitudine interiore).

Le PIETRE ogni singolo pezzo cercato con cura, nulla lasciato al caso, diciamo pure che ho dato una forma e una vita alla mia paura: IL RAGNO che si trova al centro. Chi è che non ha paura dei ragni? I suoi tentacoli che continuano oltre la pietra verso l’infinito aggrappandosi alla rete trasformandosi in filo spinato (altro segno importante di inquietudine IL FILO SPINATO si trova sempre in primo piano nelle foto dei prigionieri di Auschitz, certo non mi sento  di paragonarmi assolutamente a loro, ma quel filo spinato rende molto bene l’idea di inquietudine)

Il pezzo di marmo, freddo al tatto (le tombe funebri sono quasi sempre di marmo) e diciamolo pure, a chi non è mai capitato di sognare di essere in una tomba chiusa e cercare di spingere per uscire? Le figure delle mani rivolte verso l’alto, quasi cercando aiuto.

Non sono presenti i soliti volti: un volto di donna che guarda diritto verso la sua strada, davanti a sé il volto spezzato e rugoso di un'altra persona, che ha paura del futuro e, stanca ormai di vivere le fatiche di una vita!!!

 

Sebj

MenteInPace, Cuneo

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Mario Maffi

1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

Gaspari Editore

 

Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

Note biografiche sull'autore

 

Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).