VIVERE UNA XXXXL (di Sebj)


Ieri sera mentre andava in onda il TG delle 20, ascoltavo le terribili notizie che arrivavano dalla Tunisia è arrivata una mia amIca piangendo, aveva gli occhi gonfi e una marea di fazzoletti di carta in mano

Io mi sono allarmata pensando che conoscesse qualche persona a bordo…. Invece……

Singhiozzando ha iniziato il suo discorso:

MA TU HAI IDEA COSA SIGNIFICA ESSERE UNA TAGLIA XXXXL?

IO L’HO GUARDATA E LE HO RISPOSTO, SEI IMPAZZITA?

Lascia parlare me e tu ascolta per una volta:

entrare nel mondo dei grandi obesi, significa una serie di cose che una persona “normale” non prova.

Cominciamo dal mattino quando scendo dal letto, le mie caviglie cominciano a fare male, un oretta circa e il dolore si estende in tutte le gambe e soprattutto la schiena.

Mi vesto provo 1000 vestiti per poi scegliere sempre lo stesso, quello che urla meno il mio peso, poi arriva la prova calzini e scarpe, chinarsi diventa un impresa da contorsionisti, dunque quasi come una scimmia da circo posso finalmente cantar vittoria.

A questo punto subentra la fatidica domanda: come faccio per il cambio stagione, cosa indosserò????

Mica voglio sembrare più carina , voglio solo sembrare più o meno una palla con una circonferenza minore.

Passiamo alla colazione: mica mi attengo alle dosi….abbondo e mi sento sempre più palla

A questo punto dico ke non stà facendo nulla per dimagrire.

Io mi irrito e quasi le urlo contro “se tutto fosse così semplice ti pare che non lo farei”….non importa continuiamo la mia giornata, salgo in auto già sudata (certo tutti hanno freddo ma io con il mio peso sento sempre un gran caldo per ogni movimento che faccio)

Diciamo pure che non salgo in auto ma mi incastro sul sedile dalla parte della guida e via…….

Si parte per il lavoro, una specie di ancora di salvezza, mi spiego meglio nei confini della mia abitazione qualsiasi cosa mi invento trovo il modo per mangiare.

Intervengo ancora io le dico allora sei proprio stupida non tenere nulla da mangiare, cioè tieni solo lo stretto necessario”

Questa non vuole proprio capire, anche se non ho cibo non è così difficile uscire e andare a comperarlo e cominciare così ad abbuffarmi sino a stare male e ricominciare 1-2-3-4- volte (il cuore inizia a battere fortissimo – il respiro faticoso – l’adrenalina che sale a 1000) e per finire lo sfinimento psitico e fisico.

Non ti riesce più nulla sei in estasi

Io proprio non ti capisco tu non fai nulla per smettere

A questo punto esplodo, lo sai che sono disposta anche ai ricoveri in psichiatria per fermare la mia fame?

Sono affiancata da persone stupende e di competenza, stiamo cercando un modo per uscirne, forse uno di questi modi potrebbe essere “la comunità” ma con i continui tagli del governo siamo alla frutta, e poi diciamola tutta, per alcuni non sono un caso così grave……

Quindi vuol dire rabbia, rabbia, vuol dire abbuffata e così via.

Continuiamo la mia giornata tutto va bene se non faccio tappe al bar, a quel punto inizio a deglutire caffè, il caffè sembra attenuare un po’ la fame…

Finalmente al lavoro, facendo fatica a scastrarmi dall’auto dopo aver cercato il parcheggio più vicino possibile al posto di lavoro per 2 motivi:

1) Per non fare troppe tappe nei bar

2) Perché una palla fa fatica a camminare

Inizio il percorso lavoro a piedi, sono pure un po’ sbadatella e mi è successo 1 o 2 volte di cadere e se non trovo vicino un muretto o qualsiasi cosa per aggrapparmi, devo strisciare fino ad aggrapparmi alla prima cosa utile per mettere in piedi il mio peso.

Senza poi pensare quando ho avuto l’incidente in auto, la cosa più umiliante, hanno dovuto prendere in 4 la barella da terra perché non riuscivano ad alzarmi, anche se erano degli “omoni”

Come sei tragica

Bene provaci tu!!!!!

Al lavoro posso scegliere le scale o l’ascensore, io naturalmente scelgo l’ascensore (le scale mi tolgono il fiato e le ginocchia non hanno intenzione di collaborare).

Finalmente arrivo davanti all’ufficio, ad aspettarmi la responsabile con un dolce sorriso, entro, non penso al cibo o cavolate varie, penso a fare bene il mio lavoro.

La mia giornata continua, la pausa pranzo, alcune volte è quasi digiuno, ho abbuffato talmente il giorno prima che è difficilissimo mangiare

IO PROPRIO NON TI CAPISCO

Questo è il problema, che nessuna struttura è pronta secondo me ad accogliere i grandi obesi perché non capisce, molto più facile vedere e capire una anoressica.

Bene torniamo a casa dal lavoro, faccio il possibile per non incontrare nessuno che conosco ed è abbastanza facile, basta non uscire a fare compere o passeggiate nel proprio paese/città

L’incontro più difficile è quando incontro lo sguardo di mio padre e vedo la sua preoccupazione di perdermi... in “comunità” per un breve periodo, in ogni caso perdermi nella mia obesità.

Ormai la mia schiena chiede pietà, il mio stomaco, o meglio il mio cervello, continua a cercare cibo

e si ricomincia…… in un circolo…..che mai vuole finire


EHH BHEE COSA POSSO FARCI IO? BASTA MANGIARE MENO ……………………………………………



Sebj, MenteInPace Cuneo

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Commenti: 1
  • #1

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Le Parole ritrovate, in questi vent’anni, hanno messo in atto mol- tissime iniziative per far ritrovare le parole a queste persone. E ascoltare davvero i loro bisogni. Per una salute mentale più umana   e più giusta.

 

Questo libro racconta proprio la storia di Le Parole ritrovategrazie ai contributi – preziosi e variegati – di chi questa rivoluzione l’ha messa in atto con azioni e iniziative concrete: dalle attività nei Dipartimenti, ai convegni, passando per originali traversate dell’o- ceano in barca a vela o viaggi in treno fino a Pechino. Il comune denominatore è che ogni iniziativa ha visto protagonisti medici e utenti, operatori e familiari. Tutti, in questo libro, raccontano un cambiamento possibile. Tante esperienze – in Italia, ma non solo – che prese singolarmente possono sembrare piccole, ma unite l’una all’altra dipingono un quadro di fiducia e speranza.

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