RESOCONTO SULLA RIUNIONE DEL COMITATO PER LA SALUTE MENTALE DEL PIEMONTE DEL 13 GENNAIO 2016 (Gianfranco Conforti)

Mercoledì 13 Gennaio, a Torino, si è svolta un’affollata riunione di utenti, familiari, associazioni di volontariato ed operatori della salute mentale. Vista la numerosa partecipazione (oltre 150 persone) la riunione si è svolta presso il Teatro “L’Espace” invece che svolgersi, come previsto, presso il “Caffè Basaglia”. Alla riunione hanno partecipato anche alcuni Consiglieri regionali. I lavori sono stati introdotti dallo psichiatra Enrico Di Croce, dell’ASL TO4, il quale ha sintetizzato le varie tappe precedenti a quella riunione. L’origine di tutto è stata l’unanime opposizione alla Delibera della Giunta Regionale n.30 sul riordino della residenzialità psichiatrica. Diversi incontri tenutisi in occasione delle “Giornate Basagliane”, in Ottobre, hanno fatto crescere l’esigenza non solo di formalizzare la contrarietà alla delibera ma anche di creare un appuntamento periodico in cui dibattere le varie tematiche inerenti le buone pratiche in psichiatria. Secondo le parole del dr. Di Croce tale appuntamento dovrebbe e potrebbe diventare una sorta di Scuola di Formazione Permanente, un’occasione per tornare allo scoperto affinché di psichiatria non si parli solo in negativo, in occasione di fatti di cronaca nera (come avvenuto questa estate per il caso della morte di un paziente in occasione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio). Occorrerebbe, infatti, “fare opinione” su questi temi spinosi e controversi. È stata data lettura di un breve documento, servito per convocare la riunione e come base di discussione. In tale scritto si leggono le motivazioni che hanno portato alla costituzione del Comitato che “mira a promuovere iniziative comuni e il confronto permanente fra soggetti diversi che condividono alcune posizioni di fondo sulla salute mentale. L’obiettivo è unire le forze e rompere il silenzio. A fronte di una necessità di riordino dei servizi, da tutti riconosciuta, nella società piemontese domina una sconcertante assenza di confronto e pubblico dibattito, che ha probabilmente favorito l’elaborazione autoreferenziale di provvedimenti legislativi inadeguati (come la DGR n.30 – n.d.r.).

I soggetti aderenti al Comitato, pur nel rispetto delle reciproche autonomie e differenze condividono i seguenti principi fondamentali:

 
• al centro sta la persona e non la malattia: i percorsi di cura non riguardano solo il controllo dei sintomi e dei comportamenti: mirano alla guarigione e all’evoluzione personale, a garantire la qualità di vita, il rispetto della soggettività e dignità, l’inclusione sociale, il rifiuto dell’emarginazione e dell’istituzionalizzazione;
• la priorità va ai giovani che attraversano le prime fasi del malessere, in un’ottica di prevenzione; alle persone più gravemente sofferenti, bisognose di sostegno e cure protratte nel tempo; 

• i servizi sono orientati dai bisogni e dalle preferenze degli utenti e dei loro famigliari;
• le cure non possono limitarsi alla “collocazione” in contenitori fra loro non integrati ed avulsi dal mondo circostante. Occorre garantire percorsi personalizzati e flessibili, costruiti attraverso la co-progettazione e il dialogo tra utenti, servizi delle diverse agenzie e familiari; 

• il coordinamento dei percorsi nell’ottica della continuità, dall’esordio, alle crisi, al trattamento a lungo termine, spetta al Centro di salute mentale pubblico;
• l’azione dei servizi pubblici deve articolarsi con quella del privato in un rapporto trasparente di partnership e co-progettazione;

• è doverosa una costante riflessione critica sul ricorso alle pratiche coercitive (tso, contenzione meccanica, ecc);

• è da respingere ogni forma di istituzionalizzazione mascherata da terapia per i pazienti autori di reato;

• è indispensabile il pieno rispetto dei diritti e della dignità professionale dei lavoratori impegnati in salute mentale, inscindibile dal rispetto dei diritti degli utenti. Il lavoro sulla relazione non può prescindere dalla serenità e dal benessere di chi lavora.

 

Il comitato si pone anche l’obiettivo di sostenere la richiesta, già giunta da più parti, alla Regione di istituire una Consulta o Osservatorio permanente sulla Salute Mentale, che comprenda tutti gli attori coinvolti, e in primo luogo le associazioni di utenti e familiari, per monitorare la qualità dei servizi, gli esiti dei trattamenti e la soddisfazione di utenti e familiari.”

 

Nel corso del dibattito è stata sottolineata la positività della numerosa partecipazione, che sottolinea quanto sia sentita l’esigenza di dibattere tali argomenti, con l’intento di evitare altre decisioni normative che passino sopra la testa degli operatori e degli utenti e familiari coinvolti. C’è da augurarsi che tale partecipazione si mantenga e cresca non solo per l’aspetto quantitativo ma anche qualitativo e, soprattutto propositivo e che riesca a coinvolgere l’opinione pubblica, spezzando l’isolamento che aumenta il pregiudizio nei confronti dei malati psichiatrici e delle loro famiglie.

 

Gianfranco Conforti

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Commenti: 2
  • #1

    Francesca Masin (mercoledì, 23 marzo 2016 10:54)

    Buongiorno, sono una psicologa e vorrei iscrivermi alla vostra mailing list, ma non riesco a trovare il link.
    Grazie
    Francesca

  • #2

    Gianfranco Conforti (venerdì, 25 marzo 2016 15:46)

    Buongiorno Francesca Masin,
    la invito a scrivere alla nostra e-mail che trova nella pagina "contatti"

 

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1957. UN ALPINO ALLA SCOPERTA DELLE FOIBE

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Cinquant’anni dopo, i ricordi della ”missione segreta” emergono dalla memoria di Mario Maffi e si trasformano in racconto scritto, inseriti in una rapida rivisitazione autobiografica a tutto campo. “Scendere” in una foiba è come scendere nella storia, cogliendola in uno dei suoi momenti più spietati: i crani mescolati alla ruggine di una bicicletta, le ossa sparse tra cocci di vetro e pagliericci, sono una visione infernale. Per metà tomba e per metà discarica, la foiba rappresenta il rovesciamento dei valori, l’umiliazione dei corpi morti che si aggiunge alla ferocia sui vivi. È una pagina in più che ci restituisce i contorni di una tragedia lontana, attorno alla quale c’è ancora tanto da studiare e da scoprire: una pagina che porta anche noi lettori al fondo della “foiba”, con la suggestione inquietante di un buio carico di significati e di simboli. (dalla Prefazione di Gianni Oliva).

 

Mario Maffi racconta interessanti aneddoti di storia cuneese nel periodo della seconda guerra mondiale sino al dopoguerra, a cui aggiunge la missione segreta nelle foibe, assegnatagli come alpino esperto in speleologia. 

 

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Mario Maffi,
(Cuneo 1933-2017) ufficiale esperto di mine ed esplosivi, speleologo e fotografo, viene convocato nel 1957 dal ministero della Difesa per una missione segreta che lo porta a diventare inconsapevole testimone di una delle più atroci pagine del secondo dopoguerra: le foibe. Tale esperienza rimase per 50 anni solo nella sua memoria perché coperta dal segreto militare.
È autore di studi storico militari fra cui L’onore di Bassignano - il maggiore piemontese che non volle fucilare gli alpini del Val d’Adige (Gaspari 2010).