LA BICICLETTA (poesia di Roberto Pacifico)

LA BICICLETTA

 

Gli altri non si davano pace

Perché da piccolo non ero molto vivace

Mi piaceva tanto passeggiare

Alle volte piano alle volte in fretta

Un giorno mi fermai a guardare

Una bella vetrina e vidi una bicicletta

Dopo un po’ di instabilità

E qualche leggera caduta

Ho cominciato a pedalare

Mentre qualcuno mi stava a guardare

Adesso la uso con costanza

Per la corta e media distanza

Se la tieni bella curata

Puoi andare per commissioni

Negli uffici o anche solamente

A fare una bella e sana passeggiata

Adesso la uso tutto l’anno

Ma quale migliore occasione

Che usarla soprattutto nella bella stagione

Tutto quello che riguarda la salute

Sarete d’accordo non si discute

L’aria il sole la gente il movimento

Fanno bene in ogni momento

Mi hanno chiamato al telefono

OGGI FESTA

Devo andare via ma resti tra noi

Buona Domenica

E buona festa a tutti voi

 

 

Roberto Pacifico

 

volontario di MenteInPace

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Commenti: 3
  • #1

    Susanna Brunelli (venerdì, 16 luglio 2021 10:13)

    Che bella ! Sono d'accordo , salire sulla bici dà un senso di libertà e di piacevole movimento , Grazie Roberto!

  • #2

    Susanna Brunelli (venerdì, 16 luglio 2021 10:14)

    Che bella ! Sono d'accordo , salire sulla bici dà un senso di libertà e di piacevole movimento , Grazie Roberto!

  • #3

    Beatrice (domenica, 18 luglio 2021 10:28)

    Bravissimo Robi, condivido appieno !!!
    Anche a me la bicicletta piace molto, perché mi dà un senso di libertà e di autonomia; e poi è ecologica, economica, silenziosa, un'amica preziosa sempre disponibile a farti compagnia...
    Grazie per aver tradotto in poesia quelli che sono gli stessi pensieri miei sulla bicicletta!

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Farhad Bitani

L'ultimo lenzuolo bianco

Edizioni Neri Pozza

 

«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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