LIBRI IN LOCKDOWN (Ivana Sciandra)

DA ivanantonia@libero.it

09/05/2020 - 10:42

A  menteinpace@libero.it   

 

 

A tutti , personale e detenuti, che si trovano nella casa circondariale di Cuneo, giunga il mio buongiorno.

In questo lungo periodo di lontananza forzata da tutte le attività di volontariato, e dunque anche da voi, ho tanto tempo da dedicare a bilanci e analisi, tempo silenzioso, ovattato, sospeso, pieno di barriere e privo di ponti fisici, sono con me stessa consapevolmente e senza mediazioni.

Mi torna così alla mente il  mio primo incarico di insegnamento in carcere, nell' ormai lontano 2006: quanto spaesamento di fronte a porte che tardavano ad aprirsi, a documenti da esibire, a lunghi minuti nel limbo tra un ingresso e l'altro e quanti timori, amplificati da quanto mi veniva profetizzato rispetto al lavoro che avrei svolto, pericoloso, difficile, in mezzo a persone-non persone a cui non sarebbe importato nulla di quello che avrei fatto, fornite di comfort,  dunque prive di dignità…

Quale sorpresa invece nello scoprire che nelle piccole classi che si sono succedute negli anni c'è stato sì, disinteresse,  contraddittorio e talvolta  conflitto, ma  anche riconoscenza verso chi cercava di rendere  interessanti le lunghe ore e curiosità nei confronti del prima e del dopo, del vicino e del lontano, partecipazione. Questo, senza santificare nessuno, è stato il senso del lavorare senza giudicare, nella consapevolezza che tutti camminiamo su una lama sottile, su cui ci vuole un niente a sbilanciarsi e cadere, basta essere temporaneamente o stabilmente fragili, accecati dal miraggio di possedere oggetti inutili, emarginati, invisibili. E davvero ho pensato che quanto si fa nel tempo trascorso insieme possa  aiutare qualcuno,  magari uno solo, a risalire sull'asse di equilibrio e tentare di camminare  diritto.

Tanto che alla fine del mio impegno scolastico ho scelto di rispettare l'apertura delle porte, di oltrepassarle e di lavorare come volontaria all'interno della  meravigliosa biblioteca  messa in piedi  con amore dalla prof. responsabile. Il luogo è frequentato da persone di tutte e quattro le sezioni, a turno, nei due pomeriggi di apertura, il ricco catalogo soddisfa  evidentemente voi lettori, che quando non siamo presenti , o quando, nonostante abbiate inoltrato richiesta, non venite chiamati per  qualche motivo, vi lamentate della  mancata opportunità.

Abbiamo ragionato spesso, in classe o al momento della scelta dei libri, sul tempo pieno e vuoto, sul senso della vita e di ciò che accade, sul  mito che il non lavorare e riempire le ore di tv sia un premio e non una punizione… Adesso che anche noi siamo confinati in casa, ci accorgiamo che  la peggiore delle condanne è la mancanza di libertà. E mi sento così accomunata al vostro vivere attuale: ma sono del tutto incolpevole oppure ho contribuito con voi, con tutti, a creare la situazione in cui siamo immersi? Come è facile  chiudere gli occhi e  fingere che il mondo vada bene, mentre intorno salgono le nebbie che oggi ci fanno dire, con ritardo, di non avere fatto fino in fondo la  nostra parte perché questo non accadesse.

Tant'è: ma cosa possiamo fare nell'attesa di poter ritornare ad una vita normale,  affinchè le  perdite subite di parenti e  amici, gli uomini sacrificati,  gli  anziani lasciati a spegnersi da soli, abbiano un senso?  Poco, credo,  se non pensare a come potremo contribuire a  evitare che in futuro succeda nuovamente  qualcosa di simile. Intanto noi  tutti possiamo  dedicare del tempo alla lettura, nelle lunghe ore vuote di vicinanza, di strette di mano, di sorrisi ed abbracci, leggere e prepararci a costruire un  domani  migliore  grazie a quei meravigliosi compagni di viaggio e stimoli di riflessione che sono i libri, quelli che hanno un senso, naturalmente, quelli  che ha avuto un senso scrivere perché sono degni di essere  ripensati e usati per uscire dal buio. I libri ci aiutano a  sognare per costruire, tengono viva la nostra libertà interiore, che mai come oggi dobbiamo  mantenere, coccolare, stimolare, ci accompagnano nella ricerca di vie nuove, di nuovi modelli in cui ognuno trovi posto, collocazione, senso.

Non so per quanto tempo non ci vedremo, mi auguro però che possiate usufruire della compagnia dei libri anche in nostra assenza. Non vedo l'ora di tirare fuori dall'armadio il computer e ricominciare a segnare le tracce dei sogni.

Cuneo, ai tempi del coronavirus 2020

 

 

Ivana Sciandra

 

Volontaria Associazione Ariaperta MenteInPace

 

 

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 Matteo Spicuglia

Noi due siamo uno

Storia di Andrea Soldi, morto per un Tso

add editore

 

Il 5 agosto 2015 la città è caldissima, qualcuno è già in vacanza, altri cercano un po’ d’aria nei giardini del quartiere.

Anche Andrea Soldi è seduto su una panchina, ma quella è la “sua” panchina sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto e si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la madre, il padre e la sorella sono il suo sostegno e piazza Umbria il posto del cuore.

Ha quarantacinque anni, non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, quel 5 agosto morirà a causa di un Trattamento sanitario obbligatorio eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello, ma questa forse è la cosa meno importante della storia.

Dopo la morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine che erano il diario di Andrea in cui la trascrizione lucidissima della sofferenza illumina il percorso psicologico e i silenzi che per anni lo avevano avvolto.

Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che non ha voluto fermarsi alla cronaca: a partire da quel diario allarga lo sguardo dalla panchina su cui è morto Andrea alla realtà dei TSO, dalla sua esistenza difficile al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese alle tante altre che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

Nel diario Andrea aveva scritto di sperare che la sua fatica e il suo dolore non passassero invano; questo libro è il motivo per cui ciò non avverrà.

 

Per visualizzare il sito della casa editrice e la pagina dedicata al libro

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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