IL VENTALOGO DI SUSANNA 3/20 (Susanna Brunelli)

IL TURNOVER DEI DOTTORI  NON E’ UNA STAFFETTA

 

Succede che in certe strutture  soprattutto in ambiente universitario  ci sia un turn over  di giovani psichiatri che fanno pratica sostituendosi allo “strutturato “, anche se hanno un capo equipe di riferimento, il quale ha visto la persona una o due volte e poi messa nelle mani dello studente specializzando, il povero malcapitato se preso in carico per molto tempo si vede passare davanti giovani non ancora formati  per mancanza di esperienza anche se pur volenterosi che non si azzardano o si fanno riguardo a modificare le decisioni del precedente,  per la poca  conoscenza e approfondimento del processo di cura a scapito della persona che non riesce a trovare una soluzione di continuità e di volta in volta deve ripetere  le stesse cose  dovendo ricreare  il rapporto medico paziente destinato a finire per motivi organizzativi , fare colloqui di psico - educazione come vengono chiamati  non sono come parlare con uno psicologo o psicoterapeuta ma spesso, non sempre, limitato al controllo dei  sintomi  e al mantenimento della terapia, capita a volte che il giovane studente  si ponga con  termini e atteggiamenti accademici, attento ad interpretare il ruolo che rappresenta , pieno di nozioni riportate dalla letteratura    sottovalutando  quella che dovrebbe essere la capacità di ascolto autentico e di cuore, può accadere che  fortunatamente ci si affeziona al medico in quanto persona, ma sul più bello al momento di lasciare il suo posto viene accompagnato dal successore che prende in mano la staffetta e si ricomincia .

 

Troppi pazienti e pochi medici, anche i medici e operatori spesso si trovano in difficoltà a gestire la situazione e la via più breve è usare l farmaci  per  tenere sotto controllo i sintomi  che a lungo andare provocano disturbi che  peggiorano la situazione e diventa difficile poi capire cosa una cosa  ha determinato l’altra, dando il via ad un processo infinito che si chiama cronicità .

 

Purtroppo  ci si deve adattare e sottostare ad una subordinazione dettata dal fatto che non si può scegliere il medico, da cui possono nascere  incomprensioni e scarsa fiducia.

 

L’alternativa è scegliere di andare a pagamento se si ha la possibilità economica.

 

Susanna Brunelli

Le Parole Ritrovate

 

Verona

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Commenti: 3
  • #1

    anto (martedì, 14 settembre 2021 21:20)

    sono stata fortunata ad avere conosciuto incontrato il dr giuliani Maria attiglio e stato per me con lui un gran bel percorso sono moltoaffezzionaa lui in un modo fraterno grande non mi scorderò mai di lii❤sono stata fortunata

  • #2

    Antonietta (martedì, 14 settembre 2021 21:22)


    psichiatra e primario del centro psico sociale di corsico ora in pensione grazie attiglio

  • #3

    susanna brunelli (giovedì, 16 settembre 2021 16:15)

    Ciao Antonietta, Ogni tanto si trovano anche bravi medici umani, mi fa' piacere per te.

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Farhad Bitani

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«Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi trentatré anni di vita. Adesso le racconto. Ho lasciato le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità».

Inizia così la sconvolgente testimonianza di Farhad Bitani, ex capitano dell’esercito, un giovane uomo che ha attraversato da osservatore privilegiato la storia dell’Afghanistan: dal potere dei mujaheddin ai talebani fino al governo attuale, che vive sotto l’ombrello occidentale.
Farhad nasce a Kabul nel 1986, ultimo di sei fratelli. Suo padre è un generale dell’esercito di Mohammad Najibullah Ahmadzai, il quarto e ultimo presidente della Repubblica Democratica dell’Afghanistan. Ma, con la presa del potere da parte dei 
mujaheddin, nel 1992, le cose cambiano. Solo rinnegando il passato e diventando un mujahed, il padre di Farhad avrà salva la vita.

Da quel momento l’esistenza del giovane Farhad cambia radicalmente. La sua famiglia si trasferisce in una grande casa, presidiata dagli uomini della scorta. È a loro che Farhad chiede in prestito le armi, per i suoi giochi di bambino. Quello che sogna è un futuro da combattente, alla testa di un manipolo di uomini. Sparare, uccidere, avere potere e ricchezza: non c’è nulla che desideri di più. Ma le cose sono destinate a mutare ancora. Quando i talebani strappano il potere ai mujaheddin, la sua famiglia cade in disgrazia. Mentre suo padre si trova in prigione, Farhad conosce la fame, la miseria, l’indottrinamento forzato all’Islam. Condotto allo stadio, viene costretto ad assistere alle lapidazioni del venerdì, le punizioni per gli infedeli, coloro che trasgrediscono le leggi del fondamentalismo. Sarebbe facile cedere all’imbarbarimento, credere a ciò che viene inculcato, diventare come coloro che professano la pace, alimentando la guerra. Ma se fosse possibile un destino diverso? Si può attraversare l’inferno e uscirne redenti?
Da guerriero islamista a dialogatore per la pace, attraverso questo libro possente e drammatico Farhad Bitani offre al mondo il vero volto dell’Afghanistan, raccontando in maniera vivida la guerra civile, la violenza gratuita, le perversioni del potere e l’uso della religione come strumento politico. 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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