IL VECCHIO IPPOCASTANO (poesia di Concetta Stuppia)

IL VECCHIO IPPOCASTANO

 

Il vecchio ippocastano

stamani

una cascata di ricci verdi

e

lucidi frutti.

Gialla pioggia di marrone

e verde e bianco

ha salutato il nuovo

arrivo in Corso Dante

di un cane non più stanco.

Ha raccontato a

Pippo

il nuovo giorno e

la vecchia nottata

e altre tappe

della cronaca passata.

Una pipì con la zampa

alzata

o con la femmina

accucciata.

Segni odorosi

per cani curiosi.

 

Concetta Stuppia

Volontaria MenteInPace

 

 

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Massimo Fornasini (mercoledì, 29 settembre 2021 10:52)

    Complicato Signora Stroppia. Molto dolce, serenità.

  • #2

    Antonietta (mercoledì, 29 settembre 2021 20:44)

    simpatica e bella in tutta la sua semplicità

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Daniele Mencarelli

Fame d'aria

 Mondadori

Tra colline di pietra bianca, tornanti, e paesi arroccati, Pietro Borzacchi sta viaggiando con il figlio Jacopo. D'un tratto la frizione della sua vecchia Golf lo abbandona, nel momento peggiore: di venerdì pomeriggio, in mezzo al nulla. Per fortuna padre e figlio incontrano Oliviero, un meccanico alla guida del suo carro attrezzi che accetta di scortarli fino al paese più vicino, Sant'Anna del Sannio. Quando Jacopo scende dall'auto è evidente che qualcosa in lui non va: lo sguardo vuoto, il passo dondolante, la mano sinistra che continua a sfregare la gamba dei pantaloni, avanti e indietro. In attesa che Oliviero ripari l'auto, padre e figlio trovano ospitalità da Agata, proprietaria di un bar che una volta era anche pensione, è proprio in una delle vecchie stanze che si sistemano. Sant'Anna del Sannio, poche centinaia di anime, è un paese bellissimo in cui il tempo sembra essersi fermato, senza futuro apparente, come tanti piccoli centri della provincia italiana. Ad aiutare Agata nel bar c'è Gaia, il cui sorriso è perfetta sintesi del suo nome. Sarà proprio lei, Gaia, a infrangere con la sua spontaneità ogni apparenza. Perché Pietro è un uomo che vive all'inferno. "I genitori dei figli sani non sanno niente, non sanno che la normalità è una lotteria, e la malattia di un figlio, tanto più se hai un solo reddito, diventa una maledizione." Ma la povertà non è la cosa peggiore. Pietro lotta ogni giorno contro un nemico che si porta all'altezza del cuore. Il disamore. Per tutto. Un disamore che sfocia spesso in una rabbia nera, cieca. Il dolore di Pietro, però, si troverà di fronte qualcosa di nuovo e inaspettato. Agata, Gaia e Oliviero sono l'umanità che ancora resiste, fatta il più delle volte di un eroismo semplice quanto inconsapevole. Con "Fame d'aria", Daniele Mencarelli fa i conti con uno dei sentimenti più intensi: l'amore genitoriale, e lo fa portandoci per mano dentro quel sottilissimo solco in cui convivono, da sempre, tragedia e rinascita.

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