IL TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO (Susanna Brunelli)

IL VENTALOGO DI SUSANNA N.6

IL TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio)

 

IL TSO NON E’  UNA PRATICA DA USARE IN MODO SUPERFICIALE, bisognerebbe chiedere a chi l’ha subito il TSO per capire quanto traumatica o salvifica  può essere un’azione di questo tipo  in procinto di un pericolo imminente.

 

Chissà se è bene o male , alcuni dicono che è stato necessario perché non erano in grado di auto-controllarsi ma ci sono stati casi (troppi) in cui qualcuno è morto durante questa pratica usata senza sensibilità e senza mettersi nei panni di chi in quel momento non è stato  in grado di controllarsi o perché in preda al panico si è sentito braccato e ha reagito.

Le forze dell’ordine  spesso , usano metodi coercitivi, abusando del loro potere, quindi, viene a cadere ogni possibilità di esprimersi e farsi ascoltare, qualsiasi sia la motivazione,  se la persona per istinto scappa rischia di essere colpito a distanza.

Si riscontrano molti casi  in cui non c’era la necessità di un intervento così drastico, come ad esempio il caso di Mauro Guerra, ma  basta fare una ricerca su internet  per  appurare  quanti sono rimasti vittime di un TSO.

 

Inconcepibile, inammissibile, incomprensibile, inaccettabile.

Potrebbe capitare a chiunque di trovarsi un una sfortunata combinazione  che porta dritto in psichiatria, dove si troverà obbligato a stare e ad assumere farmaci e qualora si rifiutasse rischia il contenimento fisico e farmacologico come è successo ad esempio a Francesco  Mastrogiovanni, ( di certo non era un criminale),  contenuto e drogato dai medici e infermieri che dopo circa 90 ore di tortura  lasciò il suo corpo fisico. Casi di questo tipo ce ne sono molti, troppi, incomprensibili  e inaccettabili, dovuti magari semplicemente perché l’esternazione di un’ opinione va controcorrente e non piace a qualcuno;  solo un’ atto di ribellione e si finisce  senza alcun diritto di difesa, disidentificati da ogni possibile realtà.

Un’ esperienza che lascia una ferita nell’anima sia a chi subisce un TSO sia  per chi assiste ed è coinvolto come famigliare. Vedere  e rivedere la stessa scena anche più di una volta è altamente impressionante e destabilizzante e lascia il segno nella coscienza di ognuno.

Non è vero che è «esclusivamente finalizzato alla tutela della salute». Esistono storie  di cattivissime pratiche in psichiatria , di  abusi e costrizioni che segnano la vita per sempre.

Il TSO che è un trattamento senza consenso, apparentemente  molto regolamentato e specificato e si dice che vengono messi in atto quando avvengono certi criteri, tre in particolare : che la persona abbia un grave disturbo  psichico, che rifiuti qualsiasi provvedimento terapeutico e che non ci siano alternative al ricovero ospedaliero, perché se ne deduce che il tso deve essere svolto in ambito ospedaliero.

Solo in questo caso può avvenire il trattamento sanitario obbligatorio in quanto può rivelarsi pericoloso per se stessi e per gli altri. 

 

Susanna Brunelli

 

Verona

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