LE EMOZIONI TERAPEUTICHE DELLA FOTOGRAFIA (Veruschka Verista)

LE EMOZIONI TERAPEUTICHE DELLA FOTOGRAFIA

INTERVISTA A VERUSCHKA VERISTA, FOTOGRAFA DI CUNEO

 

L’occhio vede ciò che la mente conosce

(Johann Wolfgang Goethe)

Dal sito di Veruschka Verista https://veruschkaverista.it/

 

Veruschka Verista è una fotografa Freelance, nata a Cuneo negli anni settanta.  L’approccio alla fotografia nasce in giovane età a fine anni ’80,  con una piccola 35mm  Olympus.

Nel Consiglio Direttivo con la carica di ”Segretario” dell'Associazione Cuneofotografia APS dal 2013, sviluppa negli anni una fotografia creativa ed emotiva, dove non è il mezzo con cui si scatta  a fare la differenza, ma le capacità visive e comunicative sono  la trasmissione di messaggi tramite le immagini .

La comunicazione per immagini permette di raggiungere un effetto comunicativo nel più breve tempo possibile, un’immediata comprensione.

“La fotografia è un linguaggio che  si evolve,  che appassiona e che comunica in tutto il mondo, essa è un’arte che emoziona”

 

1 – Ciao Veruschka, tu hai curato un laboratorio di fotografia con il Centro Diurno (CD)   dei Servizi di Salute Mentale di Cuneo e con il Centro per i Disturbi Alimentari (CDA). Affermavi che “il laboratorio è stato un percorso sulla lettura della immagine fotografica per apprendere e trasgredire tutte le regole fondamentali e tutti i concetti creativi, affinare lo sguardo, vedere il “ non visto”, svelare ciò che di solito è celato”. Puoi spiegare meglio il concetto?

 

Il Corso è nato proprio con l'intento di conoscere le regole basilari e poi imparare a trasgredirle, sviluppare la propria creatività alla ricerca di un proprio io fotografico. L'approccio è fatto con qualunque mezzo in grado di imprimere un'immagine , ( in questo caso direi che il 98% era costituito da telefoni cellulari) perché non è sempre il mezzo a fare la differenza, e direi che i ragazzi lo hanno ampiamente dimostrato, sia nel momento in cui erano liberi di fotografare sia nel momento in cui dovevano seguire un progetto fotografico, il non visto, svelare il celato è sotto gli occhi di tutti, viviamo in un'epoca di "fretta" tutto e subito!!! invece la fotografia richiede attenzione, imparare a VEDERE e non a GUARDARE. Gli utenti del Centro Diurno per i disturbi Mentali  hanno visto, linee, colori e geometrie, le ragazze del Centro per i disturbi alimentari si sono indirizzate sulla fotografia di strada in Bianco e Nero. Alla fine l'insieme è stato davvero un bellissimo "lavoro".

 

2 – Sicuramente questo laboratorio ha permesso di suscitare emozioni nei partecipanti e fra i partecipanti. Come hai vissuto questa esperienza, non solo sotto l’aspetto professionale ma, anzi, soprattutto umano?

 

Ho vissuto un 'esperienza bellissima che per prima è stata dal punto di vista umano.

Sulla parte professionale mi sentivo preparata, per quanto riguarda la parte umana  ho cercato e voluto avere un approccio totalmente libero da un punto di vista mentale. Vedevo solo dei giovani fotografi in  erba, con potenzialità da poter sviluppare, volevo dare a loro ciò che la fotografia ha dato a me !! Ovvero libertà di espressione, scelta e creatività; quest'ultima ha solo bisogno di essere stimolata, non è una dote, tutti possiamo essere creativi, loro lo sono stati, seguendomi passo a passo in questo  viaggio meraviglioso , in questo mondo che è la fotografia. Essa non sempre richiede perfezione, tecnica e grandi macchine fotografiche da migliaia di euro.

Ho sempre cercato di essere solo e sempre me stessa , il laboratorio era il  momento ludico, per le loro cure c'è chi si occupa già, io non ne ho né le capacità né le conoscenze e ritengo che sia giusto così.

Ho imparato tantissimo dai miei "ALLIEVI" e spero che sia stato così anche per loro. Avevamo un gruppo su whatsApp. Questo ci ha permesso di stare in contatto tra una lezione e l'altra, non importa se non tutti hanno partecipato a tutte le lezioni.  Io ero lì per loro, felice di poterli aiutare a raggiungere il risultato finale, la passione per la fotografia, che nella sua complessità viene resa semplice e fruibile a tutti.

La mostra è stata solo la destinazione, tutto il resto è stato un bellissimo viaggio. 

I gruppi erano due: utenti del Centro Diurno del Servizio di Salute Mentale e Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare. Hanno scelto due linee diverse: i primi le linee,  i colori e le geometrie, i secondi la fotografia di strada in bianco e nero. Ad ogni uscita riuscivo ad immaginare la fusione delle immagini, nonostante la loro diversità come un puzzle… lo vedevo nella mia mente, anche se per loro era difficile immaginare la propria immagine contestualizzandole con le altre. Ma solo quando siamo arrivati ai provini si sono resi conto di come stavano bene insieme, di come le cose celate ora erano svelate (il titolo della mostra era appunto CUNEO CELATA, CUNEO SVELATA NdR). 

 

3 –  La fotografia, secondo te, coglie l’immagine rappresentandola fedelmente o la interpreta?

 

La fotografia ... ritengo che sia "BIPOLARE". Spesso le immagini non rappresentano fedelmente ciò che abbiamo visto, proprio perché siamo noi a voler far vedere ciò che vogliamo e non il contrario. Ovviamente l'occhio di chi guarda interpreta, specialmente in una fotografia più' concettuale, per esempio un paesaggio è un paesaggio, ma una fotografia creativa spesso nasconde ciò che invece era la realtà. Se pensiamo alla mostra "Cuneo Celata Cuneo Svelata" le immagini dei Disturbi Mentali  sono immagini più' concettuali che reali, sono parti, frammenti di cose che spesso guardiamo ma non VEDIAMO, ma allo stesso tempo sono immagini reali senza manipolazione, sono scatti visti attraverso gli occhi di chi cercava di far vedere ciò che era celato ...

le Immagini dei disturbi Alimentari invece sono momenti ed attimi di vita quotidiana, sono tutti scatti rubati (nel rispetto della privacy) di chi veniva catturato in quell'attimo!!   

Ma anche qua le fotografe hanno escluso ciò' che non volevano che si vedesse, includendo solo ciò' che il loro occhio vedeva, seguendo anche loro le linee e le geometrie, ombre e luci.

 

4 – Quali sono i tuoi prossimi progetti? Riprenderesti a collaborare con pazienti psichiatrici?

 

In partenza per il 2022 ho i miei corsi di fotografia Creativa, un corso di Macrofotografia, ed un corso base di tecnica. Collaboro con un'azienda di sistemi informatici. All'occorrenza faccio le fotografie per chi vuole andare on line e fare conoscere la propria attività', sono Freelance specializzata nella food photography, sto creando il seguito della Fotografia creativa con tantissimi nuovi spunti e stimoli. 

 Attualmente  ( progetto partito nel 2021),  insieme alla dottoressa Rampone Paola, stiamo facendo un laboratorio AL Centro per i Disturbi Alimentari. Lei è una psicologa specializzata in  Foto Terapia, (sostengo da sempre che tutte le forme di arte possano essere una forma di benessere).  Abbiamo unito le nostre capacità, creando un laboratorio che è in parte Ludico ( io mi occupo di questa parte, sviluppando la parte creativa)  ma con un risvolto di una professionista del settore. Sicuramente il suo supporto è di aiuto per un'eventuale valutazione medica.

In partenza invece a fine gennaio, (sempre insieme alla Dottoressa Rampone Paola)  presso la psichiatria di Cuneo (ospedale Carle) e psichiatria di Savigliano un progetto per i pazienti ricoverati in reparto post Covid, con un laboratorio creato appositamente per i degenti;  il filo conduttore resta sempre la fotografia e la fototerapia.

Per cui direi di si, che riprendo a collaborare con i pazienti psichiatrici ed ovviamente sono aperta a nuovi progetti al Centro Diurno . 

 

Grazie per la tua pazienza.

 

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Intervista a cura di Gianfranco Conforti

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Per comunicare 

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con vari linguaggi, specie i video,  con l’obiettivo di costituire una redazione di una rivista crossmediale.

 

Il progetto è condotto da Silvia Bongiovanni dell’Associazione culturale Kosmoki. Rientra nel più ampio progetto Restart & Recovery che ha come capofila la Cooperativa sociale “Proposta 80”. Partecipa anche la Cooperativa sociale “Momo” e l’Associazione “MenteInPace”.

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 Silvia Ziche

La gabbia

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Una storia personale e universale che unisce dramma e commedia, con una profonda e toccante analisi delle relazioni fra madre e figlia.

A soffrire si impara, e l'infelicità è un'arte che si apprende fin da piccole, grazie all'insegnamento di chi ci ha precedute. Antenate, nonne, zie, prozie si snodano in una processione che arriva da lontano, ognuna con il proprio fardello, fino a chi ci è più vicino: la madre. Una madre svalutante e glaciale nel caso di Serena, protagonista di questa storia. Costretta ad allontanarsene nel tentativo di salvarsi, Serena interrompe i rapporti con lei, recidendo i legami con il passato, gli amici, il paese dell'infanzia pieno di ricordi. Fino a quando la madre terribile muore, e la figlia dopo una lunga assenza ritorna. Per ingaggiare un dialogo interiore con il fantasma della figura più importante della sua vita e scoprirne infine un lato insospettabile. Senza perdere la comicità e l'acume tipici del suo raccontare, Silvia Ziche si misura con il suo primo libro non umoristico, condividendo una storia privata eppure capace di parlare a quella parte indifesa, nascosta in molti di noi, a cui è mancata una carezza. Un viaggio coraggioso alle radici di un'assenza, nel cuore di una domanda che brucia: perché, proprio negli affetti più cari, siamo capaci di dare il peggio di noi.

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