IL VENTALOGO DI SUSANNA 19 – LA DIAGNOSI NON È L’ETICHETTA CHE IDENTIFICA UNA PERSONA

IL VENTALOGO DI SUSANNA - 19

LA DIAGNOSI NON E’  L’ETICHETTA CHE IDENTIFICA UNA PERSONA , UN CODICE NUMERICO.

 

Queste riflessioni sono scritte da Susanna Brunelli di Verona.

Si basano su proprie esperienze e sottolineano

come non dovrebbero essere i servizi psichiatrici.

Una sorta di decalogo ma, visto che i punti sono 20,

Susanna l’ha chiamato ventalogo:

il Ventalogo di Susanna

(NdR)  

 

La  persona con disagio psichico non é il disagio  stesso; identificare la persona con la diagnosi crea pregiudizi e distorsioni che non aiutano a facilitare l’apertura e il confronto, all’opposto porta chiusura e timore di essere giudicati.

Lo stigma è sempre in agguato, anche per i familiari che spesso subiscono allontanamento o indifferenza.

La diagnosi è un’etichetta che spesso identifica una serie di sintomi e comportamenti  che possono cambiare a seconda del grado di consapevolezza, da non confondere con ciò che è la persona.

Anche l’auto svalutazione e  identificazione porta a  diventare quello che si è convinti di essere  e identificarsi con la patologia dichiarata fino a definirsi  borderline, bipolare, schizofrenico, schizoaffettivo, ossessivo compulsivo ….. una serie di sintomi che indicano  un disagio ambientale, sociale , fisico , spirituale  possono essere trasformati in punti di forza se accompagnati da persone che sanno aiutare senza essere emotivamente coinvolti , mostrando amore incondizionato, empatia, fede, senza contaminare il campo con le proprie paure e preoccupazioni ma forti nel supportare senza sostituirsi, offrendo gli strumenti per trovare il centro del Sé ed arrivare ad essere più autonomi possibile.

La psicosi non sarà  l'estremizzazione  del proprio sentire, l’ esasperazione all’ennesima potenza, uno stato alterato della coscienza che non ce la fa a sopportare la realtà che percepisce? La depressione  uno stato di abbandono delle proprie forze, un concedersi l’unica via per non assumersi  la responsabilità di dover sostenere quello che non si è in grado di sostenere? L’ansia la paura di un futuro incerto associato all’angoscia di incontrare qualcosa che già si conosce?…..Tutto potrebbe essere migliorato, accettato, trasformato, all’interno di un contesto che pratica le “buone pratiche”, mettendo insieme le forze di ognuno in relazione, consapevoli che nessuno si può sostituire all’altro rimanendo al proprio posto rispettando il proprio ruolo.

Se si  rimane in superficie è come vedere solo la punta di un iceberg, ma sotto c’è un tesoro nascosto che con l’autodeterminazione potrebbe essere scoperto.

 

Susanna  Brunelli

Verona

 

susi.brunelli@gmail.com

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Commenti: 2
  • #1

    Concetta (lunedì, 14 febbraio 2022 14:34)

    La profondità del tuo ventalogo è molto bella :quando ti leggo mi commuovo perché quasi sempre non è così.

  • #2

    Brunelli Susanna (martedì, 15 febbraio 2022 09:32)

    Grazie Concetta, mi fa piacere quello che mi scrivi, per me è importante se tocco il cuore anche solo ad una persona. �

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Benedetto Saraceno

LE LINGUE DELLA PAURA

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In un bosco nei dintorni di Ginevra, in circostanze casuali, si consuma il cruento omicidio del vicedirettore della HEGA, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di economia sanitaria mondiale.

L’autore materiale è un alto funzionario della stessa agenzia, Andreas Krause, per il quale la vittima rappresenta l’unico ostacolo apparentemente insormontabile alle proprie ambizioni di carriera. Assediato dal timore di essere scoperto e dai sospetti che cominciano ad addensarsi su di lui, si ritrova lentamente risucchiato in un gorgo di paure e ossessioni, che degenera in un’autentica paranoia. Arriva addirittura ad assoldare un killer per sbarazzarsi di un collega che, secondo il suo lucido delirio, sarebbe pronto a denunciarlo. In breve tempo la sua vita privata e professionale va a rotoli, e ogni tentativo di fare marcia indietro e confessare il proprio delitto è vanificato da continue oscillazioni emotive e confusi progetti di fuga. Nel chiuso, ovattato quanto spregiudicato ambiente diplomatico internazionale affiorano intanto intrighi e personaggi di dubbia moralità, disposti a tutto pur di non perdere potere e privilegi. Tra rituali bizantini, scandali messi sotto silenzio e subdoli conflitti d’interesse, emerge un quadro a tinte fosche tratteggiato con inquietante precisione. Nella sua pur riluttante connivenza, di questo perverso mosaico Krause è un tassello fondamentale.

 

Le lingue della paura è un raffinato noir psicologico, una storia intrisa di cinismo, avidità e umana fragilità, con un finale sorprendente.

 

L’Autore

Psichiatra, dal 1999 al 2010 è stato direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’Organizzazione mondiale della Salute a Ginevra. In precedenza ha lavorato all’Ospedale psichiatrico di Trieste sotto la direzione di Franco Basaglia e Franco Rotelli, ed è stato a capo del Laboratorio di Epidemiologia e Psichiatria sociale presso l’Istituto Mario Negri.

Membro onorario del Royal College of Psychiatry, attualmente è segretario generale del Lisbon Institute of Global Mental Health. Ha all’attivo oltre duecento articoli su riviste scientifiche internazionali.

Tra i suoi ultimi volumi pubblicati ricordiamo: Psicopolitica. Città, salute, migrazioni (DeriveApprodi, 2019); Sulla povertà della psichiatria (DeriveApprodi, 2017); Discorso globale, sofferenze locali. Analisi critica del Movimento di salute mentale globale (il Saggiatore, 2014).

 

 

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Federica Giuliani, Gelso nella vita e nel web, la cucina nel DNA e tante cose da raccontare, tra una ricetta e l’altra! Nella mia cucina convivono ordine, precisione e il caos della creatività, citazioni classiche e poeti maledetti, accostamenti insoliti e ricette base, racconti vicini e lontani, dal mito alla leggenda, a volte tristi, a volte dal finale lieto, innaffiati di buon vino e buoni propositi. 

 

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