MENTEINPACE INCONTRA GLI STUDENTI DEL GRANDIS

 

Cuneo, Lunedì 17/04/2023

 

Presso  l’Istituto di Istruzione Superiore "Sebastiano Grandis" di Cuneo la nostra Associazione “MenteInPace – Forum per il ben-essere psichico” ha incontrato le studentesse e gli studenti delle classi V^E e V^F. L’incontro, organizzato da Valentina Fida, educatrice professionale e componente dello staff del CSV (Centro Servizi per il Volontariato – Società Solidale OdV) per quanto riguarda il settore “Scuola Giovani & Volontariato”, è stato richiesto a seguito del 1° Salone per il Volontariato svoltosi lo scorso anno.

A presentare MenteInPace c’erano il Presidente Filippo Manti, in collaborazione con i volontari Andrea Castellino, Cinzia Dalmasso, Rossana Costa-Giani, Beatrice Durbano e Gianfranco Conforti, i quali (essendo in MenteInPace da più tempo) hanno parlato delle loro esperienze.

Filippo ha iniziato chiedendo ai presenti chi, secondo loro, erano gli iscritti a MenteInPace. Questo per valutare qual’era la loro percezione di un’associazione come la nostra, che è formata da utenti, familiari, operatori (o ex operatori del Dipartimento di Salute Mentale di Cuneo) e cittadini sensibili alle tematiche del superamento dei pregiudizi nei confronti della malattia psichiatrica.

In seguito, grazie al supporto tecnico-informatico di Andrea, si sono proiettate delle slides in cui vi erano delle testimonianze di utenti. Le parole ricorrenti erano “paura” (degli altri, di uscire), “angoscia”, sentirsi in “prigione”, “fuga”. Toccante la testimonianza di Alessio, ragazzo affetto dalla Sindrome Hikikomori, il quale, per descrivere il suo riuscire ad emergere da tale chiusura patologica, ha citato una frase di Friday for Future: “nessuno di noi è così forte come tutti noi insieme”.

Beatrice, forte della sua esperienza d’insegnante, ha voluto chiedere ai presenti che cos’é per loro il disagio mentale ed ha scritto sulla lavagna ciò che le studentesse e gli studenti dicevano. Queste sono alcune definizioni: solitudine, distacco dalla realtà, difficoltà a relazionarsi con gli altri, emarginazione ed autoemarginazione, paura che genera ansia, scarsa autostima, senso d’inferiorità, tormento interiore, evitamento.

Proprio sul termine “solitudine” si sono accentuati tre possibili caratteristiche:

·         solitudine come malessere, sensazione di vuoto anche in mezzo agli altri;

·         solitudine positiva, come lo stare bene con sé stessi;

·         solitudine ricercata come rifugio, perché con gli altri si sta male.

 

Vengono presentate due esperienze personali di malattia, come sono state vissute dagli interessati.

La prima è insorta durante una gita scolastica a Barcellona, all’età di 18 anni. Durante il viaggio il ragazzo si sentiva come se fosse un agente segreto, si sentiva isolato dagli altri. Al ritorno a casa trovava difficile anche solo farsi una doccia. Probabilmente, questo è il suo vissuto, ciò può essere dipeso dal fatto che si sentiva in procinto di “varcare la soglia” (proprio così l’ha definita, offrendo un’ottima immagine metaforica) che porta all’età adulta, alle responsabilità, alla ricerca di un lavoro. Molto interessante è stata la capacità, che lo ha reso più forte e consapevole delle sue possibilità, di vedere le cose in positivo, il classico “bicchiere mezzo pieno”. Sentirsi accolto, in mezzo a gente che non lo giudica, lo carica positivamente.

La seconda riguarda, sempre intorno ai vent’anni, una delusione amorosa. Molto utile, anzi fondamentale, è stato il ruolo della famiglia, che ha sempre creduto in lei. Ciò che creava sofferenza era, in particolar modo, il giudizio su sé stessa, quel senso d’inadeguatezza, la paura che gli altri ce l’avessero con lei. Una frase toccante è stata quando ha affermato: “non pensate male di noi perché siamo come voi”.

 

Oltre al sostegno della famiglia sono stati ricordati i ruoli fondamentali d’aiuto delle strutture territoriali del Dipartimento di Salute Mentale come il Centro Diurno o del volontariato. A riguardo è stata ricordata l’importanza di non sottovalutare il malessere, specie se prolungato nel tempo e di non vergognarsi nel chiedere aiuto.

 

In chiusura Beatrice ha chiesto ai presenti: “per voi è cambiato qualcosa dopo questo incontro? Avete ancora paura della malattia mentale?”.

Filippo ha invitato a “non aver paura della paura”. Occorre razionalizzarla, capirla e trasformarla da sentimento di evitamento, di fuga, in sentimento di comprensione ed accoglienza.

È stata una bella esperienza che ci auguriamo sia stata arricchente. Per noi lo è stato sicuramente. Per questo ringraziamo chi ha organizzato l’incontro, le professoresse ed i professori,  le studentesse e gli studenti per la partecipazione e l’attenzione.

 

Gianfranco Conforti

 

Volontario di MenteInPace

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